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Regionali: impossibile prevedere come finirà

Tra ineffabili patti gastronomici (quello dell’arancino), sinistra in mille pezzi, autonomisti e leghisti insieme alla destra storica e perfino ai Forconi, secessionisti e nazionalisti, un po’ come vedere Canepa, Almirante e Bossi uniti, e grillini scatenati, la Sicilia è arrivata al termine di questa campagna elettorale che, per molti versi, è sembrata abbastanza blanda.
Nello Musumeci con la sua cordata eterogenea, dove c’è di tutto a livello politico, gente che era dall’altra parte e persone che si odiavano tra loro, tenta gioca la sua carta per la terza volta e certamente non vuole ripetere gli errori del passato. Adesso può e vuole vincere. E la politica, si sa, è l’arte del compromesso e del possibile. In fondo lo ha detto Enrico IV, che senza tema di offendere nessuno un tantino più importante era di tutti gli attuali soggetti politici siciliani, che «Parigi val bene una messa». C’è chi si accontenta di Palazzo d’Orleans e quindi: «Palermo val bene un’alleanza ampia».
Giusto così. Mentre il centrodestra in qualche modo si compatta, dall’altra parte dello schieramento si ci spacca e, tra accuse e ripicche reciproche i candidati sono diventati due: Micari e Fava. Dopo l’eredità lasciata da Crocetta la divisione delle forze suona come una condanna a morte per l’intero schieramento presunto progressista. La Rosa va citato solo per rispetto, educazione e par condicio.
A questo punto, la domanda che si pongono tutti è: “Riuscirà Beppe Grillo con il suo Movimento 5 Stelle, e ovviamente Giancarlo Cancelleri, a sconvolgere l’equilibrio politico siciliano?”. Forse, perché adesso le condizioni ci sono tutte più che cinque anni fa.
La politica, e non solo quella dell’isola, ha fatto del suo meglio per sconvolgersi da sola. Il suo problema, adesso, è che la gente ha un’alternativa all’astensione. Per di più, con i tempi che corrono, i soliti sistemi clientelari sono di difficile applicazione. Anche se immersi nel bisogno nessuno crede più alle promesse di posti di lavoro e simili. Il voto di protesta cerca quindi uno sbocco o con la rabbia o con l’astuzia. Infatti, mentre Grillo è giunto in Sicilia e ne tenta la conquista, le tradizionali forze politiche utilizzano l’ultima credibilità rimasta loro per mantenere le posizioni in attesa di fatti nuovi. Siamo in Sicilia dove tutto è possibile. Tutto, perché una volta si affermava che la politica fosse una scienza esatta ma in tempi turbolenti come questi non c’è più alcuna certezza.
Come accade nella Bisanzio di Francesco Guccini «Anche questa sera la luna è sorta / affogata in un colore troppo rosso e vago, / Vespero non si vede, si è offuscata, / la punta dello stilo si è spezzata. / Che oroscopo puoi trarre questa sera, Mago? Io Filemazio, protomedico, matematico, / astronomo, forse saggio, / ridotto come un cieco a brancicare attorno, / non ho la conoscenza od il coraggio / per fare quest’oroscopo, per divinar responso, / e resto qui a aspettare che ritorni giorno».

 

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