Recital “Amore e Morte nella poetica di Liszt”

Se dobbiamo dare credito alla fisiognomica, Franz Listz fu un pazzo da catena. Il suo profilo angoloso e lo sguardo divenuto arcigno in vecchiaia parlano chiaro: fu un uomo che visse di passioni, di relazioni quasi sempre adultere, di letture eterodosse (forse conobbe la dottrina di Zoroastro e l’eresia di Origene), di una intenzionalità artistica che metteva esplicitamente in relazione musica e sessualità.
Il musicologo Piero Rattalino, al Teatro Massimo Bellini, ha messo in luce alcuni di questi aspetti introducendo il recital “Amore e Morte nella poetica Franz Liszt”. Pianista Ilia Kim, che ha eseguito con il suo solito talento alcuni brani dell’ambizioso e acclamato musicista ungherese.
Ogni pezzo, preceduto dal viatico fornito dal maestro Rattalino, ha fatto acquisire all’ascoltatore una consapevolezza che andava oltre alla semplice contemplazione della bellezza sonora. La musica di Liszt è infatti ermetica e deve essere affrontata con la giusta chiave, per poterne penetrare il significato. Ascoltarla non basta. Il susseguirsi di note rivela il racconto di vicende e avventure, narrazioni tortuose e mai lineari. In questa “cinematografia acustica” le storie che spesso primeggiano sono le passioni da bolge infernali, formate dai vorticosi giri delle armonie lisztiane. Così, ad esempio, la composizione chiamata “Sogno d’Amore n. 3” non è una semplice melodia ma è un viaggio su innamoramento, matrimonio e vedovanza di una donna, seguendo i meandri della sua interiorità. Allo stesso modo, la “Seconda ballata in si minore”, produce, sin dalle prime battute, l’intenzione di Liszt di replicare il muggito del mare in tempesta, dove trovarono amore e morte Ero e Leandro.

Prima del concerto, nel Foyer del Teatro, Piero Rattalino ha presentato al pubblico il suo ultimo libro “Il Galempio, ovvero fauna e flora del teatro lirico”. Incalzato dalle osservazioni del Direttore artistico Francesco Nicolosi e dalle domande di Caterina Andò, responsabile del settore comunicazione del Teatro, Rattalino si è lasciato andare ai ricordi. Ha rievocato la sua esperienza di Direttore artistico in questo teatro lirico, al tempo del Sovrintendente Alberto Bombace, uomo di grandi capacità nei rapporti umani e gestionali. Da allora sono trascorsi ormai 15 anni e tante cose sono peggiorate. Rattalino, che conosce bene uomini e cose ed ha esperienza vita, afferma che occorre maggiore senso di sacrificio per invertire la rotta. Suggerisce di operare sul pubblico potenziale per poter riempire i teatri: la sua ricetta, in sintesi, consiste nel disseminare musica e balletto anche fuori dai teatri d’opera, suonando nelle palestre, se occorre, per andare incontro ai giovani. In palcoscenico occorre proporre brani brevi e interpretazioni innovative, alternando pezzi sentimentali e virtuosistici, con megaschermi colorati per il pubblico che si distrae. In sintesi è necessario un rinnovamento radicale e immediato perché – dice – siamo seduti su una bomba ad orologeria, che può scoppiare. Non ci sono più fondi a disposizione. Bisogna darsi da fare perché “Tutti abbiamo due vite. La seconda inizia quando ci rendiamo conto che ne abbiamo solo una”.

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