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Per una mistica dell’8 marzo

Nel 1957, l’anno dopo che la Corte di Cassazione aveva irrimediabilmente sancito che non era più consentito – ai sensi dell’art. 571 del Codice Penale – al marito di picchiare legalmente la moglie;  al Festival della canzone italiana di Sanremo, Gino Latilla e Claudio Villa cantarono una canzone, divenuta poi popolarissima e gradita a donne e uomini, dal titolo “Il pericolo numero uno: la donna”.

Oggi, un titolo così avrebbe portato alla crocifissione pubblica di Gino, Claudio (redivivi), Amadeus, la Rai e l’intero festival; ma alla fine degli anni ’50 il patriarcato giuridico, che allora iniziava il proprio cammino sepolcrale, era ancora ben saldo nelle leggi e nella coscienza di 45 milioni di italiani e quella bugia del pericolo numero uno, appariva quasi come una carezza morale fatta alle donne, quasi il riconoscimento di un potere frutto di “incantesimo”, che com’è noto è un termine che ha connotazioni tutte negative legate a un passato popolato di streghe e fattucchiere.

Ma non è stato sempre così.

I nostri antenati del paleolitico e dell’inizio del Neolitico immaginavano il corpo femminile come una sorta di recipiente magico. Dovevano aver osservato il suo sanguinare secondo i ritmi della luna, e il suo miracoloso potere di generare delle creature. Si saranno meravigliati nel vedere che provvedeva al loro sostentamento producendo il latte.

Si aggiungano il potere apparentemente magico della donna di indurre l’erezione nell’organo sessuale dell’uomo e la straordinaria capacità del corpo femminile di provare e procurare piacere, e non sorprenderà se i nostri antenati provavano un timoroso rispetto per il potere sessuale della donna.

Né sorprende che i genitali maschili, con il toro e altri animali provvisti di corna e zoccoli, simboli della potenza maschile, siano stati anch’essi considerati con rispetto e riverenza.

Nemmeno sorprende che l’unione sessuale tra uomo e donna, la fonte della vita, dell’amore e del piacere, rappresentassero già per i nostri antenati del Paleolitico e del Neolitico un importante tema mistico-religioso.

Per la verità, sorprende invece che l’antico legame tra sessualità e spiritualità sia caduto nell’oblio o, piuttosto, che non lo si ricordi a livello consapevole.

 

Matteo Licari Autore
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