“Parliamo di Donne”: Milena Trovato, velista per amore, per amore della vita!

Ho pensato a lungo come introdurre Milena Trovato, mamma, impiegata da vent’anni in un noto studio notarile catanese, animata dalla passione per la barca a vela. E sono giunta ad una conclusione, adoperando una riflessione di Mark Twain che esprime in sintesi il modus operandi della donna che ho intervistato: <<Tra vent’anni sarai più infastidito dalle cose che non hai fatto che da quelle che hai fatto. Perciò molla gli ormeggi, esci dal porto sicuro e lascia che il vento gonfi le tue vele. Esplora. Sogna. Scopri>>

Presentatami da un collega di lavoro – velista di esperienza – Milena Trovato ha impiegato pochissimo ad attirare il mio interesse: munita di una energia non consueta, è grata alla vita della vita stessa, i cui giorni vanno riempiti e non fatti scivolare via. Una donna che provvede alla sua giornata senza usufruire dell’aiuto di alcuno, non perché non abbia l’umiltà di chiederlo, ma a volte le cose vanno così… Qualche anno fà, un giorno, anzi una notte andarono verso un ospedale, chirurgia d’urgenza, un infarto. Le  inserirono uno stent e la salvarono da quello che poteva essere per lei ed i suoi figli un grave momento di disagio. Ogni sera, rielabora la giornata riprendendo almeno cinque motivi per cui essere felice e la mattina poggiando i piedi per terra dice “gra – zie”. Glielo ha insegnato un’amica, lei lo chiama “rito della gratitudine“.

L’uomo non ha piedi palmati, non possiede la branchie; non è in verità fatto per l’acqua, sebbene da essa provenga; ma deve esserci qualcosa di “anfibio” fra coloro che dal mare subiscono un forte richiamo. Un universo fatto di sconfinate distese d’acqua, di tramonti ed albe mozzafiato, panorami sempre cangianti, incontri imprevisti; onde gonfie e mare piatto, popolato da creature di dimensioni variabili che muovendosi con destrezza e velocità impongono all’intrusione dell’uomo limiti precisi, relegandolo unicamente al ruolo di ospite riverente. E qual è il mezzo più asservito alle leggi che lo governano, quello che può mantenere un uomo a galla in questo bacino d’imprecisate dimensioni? La barca che utilizza le vele come mezzo di locomozione, è quella che ha sempre la precedenza sulle barche a motore, come a dire che la propulsione affidata al vento, ad un elemento naturale merita maggiore rispetto. Ad essa, Milena Trovato, un bel giorno affida la sua rinascita, cominciando da zero, consigliandosi con i veterani, seguendo un corso e chiedendo imbarchi a tutti quelli che popolano il NIC (Circolo Nautico sportivo al Porto di Catania). La curiosità si tramuta in passione e in rivincita; nessuna compensazione, ma solo una grande voglia di trovare un altro senso al suo “viaggio”.

Farle domande risulta da subito un compito arduo, perché Milena comincia a raccontare di sé senza osservare pause, ed io non la interrompo perché ascoltarla e vederla muoversi con agilità sulla barca è un vero piacere.

Cosa mi ha portato verso la Vela? Tutto è cominciato quattro anni fà: ho visto delle foto su Facebook scattate da Salvo Sagone, velista di lunga esperienza, punto di riferimento rassicurante per avere sul mondo della Vela le dritte più indovinate. Turi possiede tutte le competenze per governare una barca, ad eccezione del tempo. Dunque, gli chiesi consiglio sul percorso da seguire e la sua risposta fu ” devi cominciare dalle scuole elementari”. Così, mi iscrissi ad un corso e grazie ai suggerimenti, cercai di fare le cose per bene, curando persino l’abbigliamento. La prima volta, cercando un imbarco, venni dirottata ad una barca sulla quale sinceramente non mi sentii a mio agio. Continuamente riflettevo su dove mi stessi trovando. Mi sentivo spaesata e ho pensato che la volta successiva me lo sarei trovata da sola. Navigare ti rimette in una condizione più umana, aiutandoti a riconoscere le cose davvero importanti della vita.”, lo afferma Giovanni Soldini, il grande velista in solitaria.

                                   

Milena prosegue, parlando delle persone che credettero in lei e l’aiutarono a diventare autonoma e competente...Per la lealtà dei fatti, soprattutto verso persone disponibili, debbo riconoscere il merito e corrispondere gratitudine ad una persona che ho sempre considerato il mio Mentore, che mi ha seguito e forgiata, spesso con tale severità al punto di farmi piangere e desiderare di scendere definitivamente dalla barca. Mi veniva di mollare e di appendere le scarpe al chiodo; la difficoltà di adattarsi a tanta durezza mutò in esperienza preziosissima. Quella persona teneva a spronarmi, farmi crescere, affinché divenissi in grado di calcolare e riconoscere l’errore. Il mare può trasformarsi in un attimo, da tavola immobile diventare pericoloso, dunque occorre essere preparati e non ci si può accontentare di un’infarinatura. In questo mondo di velisti, molti si spacciano tali, ma sono ricchi di arroganza e di poca competenza. 
Oggi, sono in grado di riconoscere di chi fidarmi: quando ci sono elementi validi in barca, io li ammiro. Gianluigi Primaverile, ad esempio, è un bravissimo “tattico”, che è il ruolo di chi decide la strategia di regata per riuscire a sfruttare le condizioni di vento, non essendoci percorsi segnati. Questo compito spetta anche al timoniere. 

 
Quando ho cominciato, saltavo di barca in barca, vedevo le differenze, conoscendo situazioni sempre nuove; non avevo un equipaggio fisso e così sono riuscita a conoscere molte persone. I veterani mi prendevano in giro, mi vedevano spuntare al NIC e mi canzonavano chiedendomi “oggi con chi sei?”, e io rispondevo “con chi mi offre imbarco”. Non posso dire che mi abbiano mai mancato di rispetto, ma leggevo nei loro sguardi un po’ di scetticismo. Oggi, gran parte di loro, si è ricreduta.

Chi sono io ? ..non so definirmi, preferisco che mi definiscano gli altri e gli altri mi reputano una “folle coscienziosa”!  Io mi reputo una persona normalissima: lavoro dentro e fuori casa, non ho la cameriera, ho due figli. Riesco ad organizzarmi, a sfruttare il tempo in modo più concreto e fattivo, sono una persona socievole e con grande spirito di adattamento; tutte caratteristiche che a bordo tornano utili. Certo, non posso farle tutte le regate (manifestazione sportiva regolata dalla Federazione Italiana Vela, n.d.r.)  e le veleggiate (iniziative di profilo più amatoriale destinate a quelle barche che hanno un’attrezzatura di bordo meno tecnica, n.d.r), ma m’imbarco ogni volta che gli impegni familiari e di lavoro me lo consentono. Quando i miei figli erano piccoli (uno di loro è maggiorenne), non pensavo di poter andare al di là delle mie competenze di mamma; oggi, il mio motto è “Carpe Diem”.

                          

Quali sono le ultime regate a cui ho partecipato? Palermo, Siracusa, Marzamemi. La tre giorni a Palermo, ad esempio, l’ho fatta assolutamente per caso: un amico mi dice che cercano un “tailer” (addetto al fiocco) e il proprietario della barca avendomi conosciuta mi prende subito a bordo. E proprio lo scorso fine settimana, con la barca “Magie” dell’armatore Enzo De Filippo, ho partecipato a due diverse regate, classificandoci al primo posto, sabato alla Xfonio-Cap, organizzata nel golfo di Augusta; domenica, alla V edizione del Trofeo Mari Sicilia, organizzata dalla Marina Militare e ci siamo classificati al secondo posto. La sera della giornata conclusiva, è avvenuta la premiazione presso la base Militare di Augusta, siamo saliti sul palco ed è stato bellissimo!

Problemi per salire in barca? Qualche volta, perché comunque una donna con una passione sino ad ora prevalentemente ad appannaggio maschile, viene sempre vista con dubbiosità, sia in ordine alle capacità che alle intenzioni. Io salgo come velista in barca e non certamente come donna, senza dimenticarmi di esserlo e conservando la mia dignità nell’assumerne tutte le caratteristiche. Ma sulla barca chiedo e mi auguro di essere rispettata e presa in considerazione come velista. Nient’altro. Dunque capita che, laddove si gode della partecipazione e collaborazione di altre donne consapevoli dello stesso sentire, le regate diventano momenti di indescrivibile condivisione, di emozioni goliardiche con un senso inspiegabile di famiglia. Al contrario, qualche volta è capitato di non vedere l’ora di scendere a terra per l’incapacità dei membri dell’equipaggio e per il clima di gelo e disappunto che si era venuto a creare. 

                                       

Milena, continua a saltare come un grillo, soffermandosi sulle parti principali della barca e spiegandomene le funzioni, aggiunge: la forza di una donna è inferiore a quella di un uomo; a maggior ragione io per le condizioni in cui mi trovo col cuore, sebbene non lo dica a nessuno perché non amo essere compatita, devo in ogni caso avere la maturità di scegliere senza azzardare. Se devi alzare una di queste vele (mi indica delle vele arrotolate ai piedi dell’albero) devi metterti all’albero e devi iniziare a tirare con forza sino alla cima poiché si tratta di 150 mq di vela, lavoro arduo anche per un uomo. Non sono consoni. I lavori “da donna” su una barca sono ad esempio al “pozzetto” che significa manovrare gli “stopper”, agevolare le operazioni per issare ed ammainare la vela, recuperare; oppure al “fiocco”, ed agevolarne il passaggio nei cambi di bordo. Ci sono persone addette alla “randa” (vela principale) e al fiocco. Sulla barca ci sono altre vele per occorrenze diverse che si sostituiscono al momento. Benché la stessa persona può assolvere a compiti diversi, un equipaggio si può dire ideale quando è composto da almeno otto persone, sempre in ragione della grandezza della barca e delle attrezzature in essa presenti.

Milena Trovato si ferma e si accende una sigaretta: si volta verso il porto di Catania e nella prospettiva di tutti gli alberi di tutte le barche quietamente dondolanti in pausa al NIC, conclude dicendo: “una cosa che mi auguro è che le persone appena mi vedono debbono sorridere”. Io sorrido e mi congedo, non prima di averle strappato la promessa che mi porterà a fare un giro di prova.

 

Foto di copertina di Gianluigi Primaverile

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