Parliamo di Donne: MariaGrazia Puglisi, sognare concretamente.

Mariagrazia Puglisi è un’imprenditrice, una moglie, una mamma, una figlia nel senso che ha vicino a sé i genitori, un’amica nel senso che conosce l’importanza di coltivare i rapporti umani. Ha studiato, lavorato fuori, è partita ed è tornata. Ha sbattuto il muso contro mille ostacoli, ma il fatto è che la sua idea di azienda da un appartamento di due aule è passata, in dieci anni, ad uno di tre e poi a due sullo stesso pianerottolo per accogliere più classi, organizzate per fasce d’età e per livello di preparazione. Conosce il mercato, anche gli standard ed i mutamenti delle persone, dunque studia ogni giorno per mantenere le regole ed elaborare idee e proposte innovative. Antesignana dello “smart working” in epoche acerbe, ha vigilato sulla crescita dei figli ribadendo l’ enorme fortuna di avere una famiglia coesa ed attiva; un marito comprensivo, il cui supporto negli anni si è rivelato indispensabile. Tracciato in questo modo, il percorso della donna/imprenditrice sembra essere ed essere stato facile e scontato; Mariagrazia Puglisi, in verità rappresenta tutte quelle donne che conoscono il peso specifico della fatica ma evitano di raccontarlo per non farlo diventare unico elemento di valutazione.

– Qual è la storia di Mariagrazia Puglisi?

<<Certo…la mia storia….Ho sempre sognato di avere un mia attività e i miei genitori mi prendevano in giro; essendo impiegati, speravano in un bel posto fisso. Ma io mi sono sempre annoiata, sognavo qualcosa di mio. Ci provavo, come dipendente da privati, consulente nel settore pubblico…Ma stanca dell’ imprenditoria catanese, decido a 32 anni di andare a New York: volevo cambiare vita, assolutamente! Dopo qualche tempo, proprio stando in giro per il mondo, ho capito che il mio posto era in Sicilia. Penso che questa terra alla fine mi abbia sempre voluto, perché ogni qual volta cercavo di allontanarmi, accadeva qualcosa che mi tratteneva o faceva rientrare a casa. Così anche mentre ero a NY, arriva un’ offerta a cui non potevo dire di no: un lavoro a due passi da casa e una mansione adatta ai miei studi e alla mia indole. Accetto e rientro, ma vista la mia insofferenza al lavoro dipendente, dopo aver tratto dalla circostanza tutta l’esperienza utile, comincio ad elaborare un piano B: nel 2009, grazie anche alla collaborazione con i miei soci Rosanna Valenti e Christopher Reneau, nasce Yeschool.. Per tre anni, ho svolto doppio lavoro, dal momento che dovevo mettere da parte lo stanziamento necessario per finanziare la mia attività.>>

– Perchè una scuola di lingue?
<<In realtà, appena laureata in Economia mai avrei pensato di lavorare per una scuola di lingue: ho fatto la gavetta negli ambiti d’impiego giovanile che sono consueti e ricorrenti. Non ho mai tralasciato alcuna occasione mi venisse offerta considerando ogni lavoro un arricchimento in termini di apprendimento di nuovi settori e conoscenza di persone e idee diverse. Dopo la laurea, ho frequentato alcuni master, specializzandomi nel settore turistico, ho vissuto in America e, come già detto, sono tornata a casa determinata a mettere a frutto una verità assoluta: che  il processo di globalizzazione rendeva necessaria la conoscenza delle lingue quale chiave del successo nel mondo professionale. Dodici anni fa, la vita e le mie esperienze mi avevano portato a conoscere una settore che sin da subito, per puro intuito, per me presentava grandi potenzialità. >>

– La donna e l’imprenditrice riescono ad andare sempre d’accordo? 

<<Assolutamente si; anzi noi donne abbiamo una marcia in più e riusciamo a fare più cose contemporaneamente. E il mio motto è “volere e’ potere”, i limiti sono solo nella nostra testa. Basta organizzarsi e circondarsi nel privato e sul lavoro di persone positive che ti agevolano la vita, e non di persone che ci ostacolano>>.

– Quali sono le chiavi del successo di una società?
<<Credere nel progetto senza alcun dubbio, avere una famiglia alle spalle che ti sostiene. Sebbene conseguire i risultati sia faticoso ed impegnativo, subordinato ai momenti storici ed economici delle famiglie, non c’ è’ nulla d’impossibile se credi nel tuo progetto e nel tuo sogno e se hai accanto i partner giusti  e leali che condividono la tua stessa vision>>.

– Quali sono i reali nemici delle donne ?

<<lo Stato inteso come sistema sociale che non tutela le donne imprenditrici nei momenti più importanti come la maternità e il post parto, come fanno altri paesi del nord Europa. Per il resto, o sei uomo o sei donna, i problemi sono gli stessi. Spesso il peggiore nemico della donna è la donna stessa che per prima perde di vista le proprie potenzialità, che si accontenta, che accetta la sufficienza facendosi condizionare dalle difficoltà. A questo mondo nessuno regala niente: è la regola, non deve stupire>>.

<<Una frase?….si…un pensiero di Jim Morrison che condivido e cerco di tenere sempre presente: “La vita è come uno specchio: ti sorride se la guardi sorridendo”.>>

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