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Natale amaro per gli ex lavoratori Qè di Paternò

 

Negli ultimi mesi si è parlato sempre più spesso, anche grazie ai social, della vicenda del call center Qè situato nei pressi di Paternò. Una azienda che ha dato lavoro ad oltre 600 persone la maggior parte ricadenti nel territorio di Catania e Paternò.
La società nasce dalla cessione di un ramo aziendale, della Midica S.r.l. a metà del 2009,la quale cedette una parte delle commesse alla Qè come la gestione dei servizi all’INPIS ,SKY e Wind.
In apparenza si procedeva bene, alle commesse originarie si erano aggiunti nuovi clienti, se non chè nel 2012 iniziano i problemi con la prima procedura di mobilità; secondo l’azienda le commesse si erano contratte quindi avveniva un esubero di personale in quei rami e servizi dove si era, a suo dire!!,perso il contratto.
Un anno dopo però grazie al contratto ENEL il problema degli esuberi,fu bloccato la mobilità rientrò in parte e tutto procedette, fino al 2015 quando l’azienda comunicò che non solo le commesse erano state ridotte ma anche la mole di lavoro all’interno del call center in generale era diminuita.Prima, il 50% del personale in mobilità, seguito nell’aprile dello stesso anno da centinaia di licenziamenti. Le istituzioni neppure stavolta intervenivano per capire se effettivamente il lavoro diminuiva, oppure si cercava da parte della proprietà, di delocalizzare, anche perché erano scaduti le agevolazioni fiscali per l’assunzione dei dipendenti.
Precisamente, un anno dopo i primi licenziamenti di massa, quindi nell’Aprile del 2016 l’azienda comunica che ha un debito verso terzi(fornitori, agenzia delle entrate, INPIS, ecc ecc.) di 6,5 milioni di euro, mi chiedo ma nessuno dei soci o di chi certifica il bilancio si è mai posto il problema dei debiti che aumentavano? Ma i soci, ad esempio la YUKTI SRL società di Malerba nel Bresciano e Bonomelli Omar con una quota minoritaria non si sono mai accorti di questo debito? Oppure, cosa assai probabile, si sono limitati a prendersi i dividenti per poi mandare tutto a catafascio? Facendone pagare le conseguenze ai dipendenti, la magistratura che fà?.
Il 16 Ottobre del 2016, dopo alcuni incontri a Roma e Palermo, alle 8,00 del mattino i dipendenti trovano i cancelli chiusi, l’azienda aveva fatto la serrata. L’amministratore unico De Angelis convocato all’Ispettorato del lavoro manda una nota, dove non presentandosi, comunica che l’azienda è in pratica chiusa, ed i lavoratori rimangono anche con parecchi stipendi in arretrato; inutile dire i costi sociali ed economici dei lavoratori e del territorio che si sono venuti a creare.
A seguito di numerosi appelli “salviamo Qè” da parte di tutti, sportivi, attori anche politici, seguiti alle manifestazioni, tra cui l’occupazione del Municipio di Paternò ed ai numerosi incontri istituzionali , forse si è smosso qualcosa; Franz Di Bella, imprenditore, proprietario dei locali, pone le basi per la nascita di una nuova azienda la Netith,che si occupa non solo di Call center ma anche di servizi complementari come academy,coworking, community, meeting & orkshop, startup & innovation, ricerca e sviluppo, web & social.
La nascita quindi di questa azienda comporterebbe, gradualmente il reintegro dei lavoratori in toto o la maggior parte di essi, per il momento però loro sono bersagliati dalla miopia di quella politica fatta da ragionieri e contabili che antepongono i numeri alla salute dei lavoratori e delle loro famiglie. Ci si era posto il problema di dare una boccata di ossigeno alle famiglie dei lavoratori dato che il 6 Dicembre è scaduta la mobilità i quali hanno avuto oltre al danno anche la beffa. Dato che c’è stato un licenziamento collettivo, sono stati obbligati a presentare la richiesta di mobilità che dura un anno, mentre non gli è stato possibile presentare la NASpl –indennità mensile di disoccupazione- che dura due anni dando più tranquillità durante le trattative di ricollocazione, un apposito emendamento passato in commissione lavoro alla Camera dei Deputati invece è stato bocciato in commissione bilancio presieduta dall’On. Boccia(P.D.). Evidenziando ancora di più la distanza siderale che c’è tra il Governo a guida P.D. e la base dei lavoratori. Questo atto non riguardava solo la vertenza Qè, ma anche altri migliaia di lavoratori che avrebbero, quanto meno,trascorso le feste con serenità, in attesa di una nuova ricollocazione, ma di serenità evidentemente chi ci governa, non ne vuole sentire parlare, “però abbiamo la ripresa economica”.
La vicenda Qè ci fa capire che le promesse e gli incontri istituzionali sono serviti solo a buttare polvere di concreto c’è solo un imprenditore che con le sue forze vuole fare ripartire, parte dell’economia del territorio. Se questo è Governare!!!!

qè foto

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