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Il narcisismo della minoranza

Non c’è dubbio che tra tutti i film di Joel ed Eitan Coen – come ad esempio Fargo o Non è un paese per vecchi – il più amato dal grande pubblico sia “Il grande Lebowski”. Fra i tanti personaggi bizzarri che popolano la commedia, il più divertente risulta il collerico veterano del Vietnam, il neofita ebreo Walter Sobchak, interpretato da un John Goodman in stato di grazia. Una delle cose che suscitano le sue ire è l’impossibilità di prendere parte al torneo di bowling di sabato, essendo lui uno “shomer shabbat”, ovvero un attento osservante, in un contesto che lo vede appartenere ad una minoranza. Tant’è vero che un’unica volta che risponde ad una domanda del malcapitato Donny, perennemente da lui zittito, è quando si degna con dovizia di particolari ad illustrargli a parole tutti i precetti della rigorosa osservanza dello Shabbat.
Tuttavia, l’esibizionismo dell’essere osservante di Walter è un tipico atteggiamento comportamentale di chi non è originario di una comunità. E visto che si parla tanto oggi dell’approvazione della legge sullo ius soli, il narcisismo della minoranza, in questo film istericamente esibito da Walter, rimanda spontaneamente a riflettere su degli atteggiamenti di alcuni cittadini in via di assimilazione in una società con usi e costumi da loro diversi, perché appunto di maggioranza.
Così Walter, il cattolico polacco, proprio perché in realtà è un ebreo convertito grazie al matrimonio contratto con un’ebrea americana, osserva lo Shabbat in modo maniacale, frequenta la sinagoga, con orgoglio cita Teodor Herzl, il padre dello stato d’Israele, ripetendo il suo motto: “Se lo vuoi con forza, non è un sogno”, per poi farci scoprire tutto ciò è sopratutto legato alla sua morbosa ossessione per l’ex moglie ebrea Linda.
Il narcisismo della minoranza, che viene qui rappresentato in chiave grottesca, può richiamare a quegli atteggiamenti di esibizionismo di eccessivo riguardo verso le minoranze, che talvolta assume la dimensione di disparità al contrario. E riallacciandoci al disegno di legge, oggetto di dibattito acceso degli ultimi tempi, viene spontaneo chiedersi quanti Walter Sobchak ci sono nella nostra società, soprattutto nei contesti radical chic a base di cous cous e treccine rasta. Come pure interrogarsi su quanti, per non offendere la sensibilità islamica ad esempio, finiscono per rinnegare riti e origini cristiane della nostra cultura, anche quando non sono gli stessi islamici a pretenderlo.

guestauthor Autore
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