Moda: Le chapeau servi !

Cristina Nicolosi, designer di alta moda catanese, ci parlerà di un accessorio evergreen che negli ultimi decenni ha assopito il suo uso,il cappello: gusti, mode ed origini. E’ ancora trend il suo utilizzo? Oppure i giovani prediligono altro? Scopriamolo insieme.

D: Cristina quale sono le origini del cappello?

R: Cara Patrizia parliamo di un capo intramontabile che dai faraoni alla Mesopotamia è stato indossato per svariati usi e utilità, il copricapo..come cuffie, veli, e foulard. Principalmente utilizzati per proteggersi dal freddo e tutelare i capelli dalla sporcizia, non ultima, anche la funzione di riparare la chioma dagli sguardi indiscreti “de masculi”, dato che era considerata uno degli elementi di fascino e seduzione femminile. Il copricapo femminile in particolar modo trae origine probabilmente dalle impalcature che le dame nel medioevo utilizzavano per sostenere i veli, ma bisogna ricordare, che a fine settecento a causa della rivoluzione francese che ha portato ad associare il cappello alle classi nobiliari snob, fredde e distaccate questo accessori non era visto di buon occhio ed ha perso popolarità. Anche se bisogna ammettere che il Settecento barocco (i francesi sono sempre i francesi) è stata epoca di grandi eccessi dei cappelli, infatti, non solo nastri e fiori decoravano i cappelli, ma tutto ciò che la fantasia suggeriva… Compresi piumaggi e addirittura animali imbalsamati. Mentre all’Ottocento inglese, dobbiamo uno dei momenti di massima popolarità, diffusione ed eleganza del cappello sorclassando la “cuffia” e lo stereotipo del cappello come accessorio esclusivo “da nobbles” francese. Dal tessuto, alla pelle, alla paglia diventando l’accessorio più importante del guardaroba femminile con oltre 30 modelli iconici.
Ricordiamo alcuni dei capi più iconici come il Cilindro calzato dal presidente Abraham Lincoln, il Gainsborough a falda larga con le sue super piume, il Cabriolet allacciato con un grande nastro sotto il mento, la Bombetta immortalata da Charlie Chaplin fino ai copricapi religiosi più noti come lo zucchetto bianco di Papa Francesco.

D: Come si fa un cappello, che tipi di materiali occorrono?

R: Che sia con visiera, falda o ala il cappello ha visto nelle varie trasformazioni un elemento che più di tutti lo ha caratterizzato ed universalmente viene utilizzato è il peltro.
Nel tempo indistintamente abbiamo visto paglia, lana, pelliccia, pelle o bambù e nonostante le dimensioni, i cappelli possono assumere un’infinità di varianti, regnando su qualsiasi testa, che sia di un principe o di un mendicante. Ad oggi gli artigiani del cappello, che vengono identificati senza incertezza con il termine di Modista sono coloro che disegnano, creano, confezionano e ornano con le loro mani d’oro cappelli di ogni tipo. Il procedimento di lavorazione del cappello rappresenta una delle prerogative della Modisteria più inconfondibili, che partendo dalle Sparte (foglio di paglia) da vita ad una forma aiutandosi con ferretti, forbici, sughero e spilli fino all’indurimento. Successivamente si procede alla cucitura creando una vera e propria armatura con il Ramino e si vernicia per renderlo liscio e permetterne l’utilizzo per la realizzazione di un copricapo. Lavorazione, fin dal modello, periziosa e lunga che ci fa capire il valore di ogni singolo pezzo e valore.

D: Perchè​ non è tanto in voga oggi? come si può riportarlo agli antichi​ splendori?

R: In passato l’uso di questo accessorio era ben più frequente e non legato alla stagionalità e proprio per questo era regolato da norme di comportamento ben definite dal galateo. Dopo la Seconda guerra mondiale si cominciò a uscire anche senza cappello, che però non ha mai smesso di essere usato. Nel 1940 per esempio il moderno berretto da baseball, sportivo e pratico che ancora oggi è molto in voga, ha stuzzicato lo stile di molti, ma in generale si tende ad utilizzare il cappello generalmente come Stile di Necessità, ovvero, solo per proteggersi dal freddo in autunno e inverno o, più raramente, dal sole in estate. In tal senso la scelta adesso dei modelli, delle tipologie e dell’utilizzo in genere è più legata ad aspetti estetici e funzionali che a veri e propri protocolli o quotidianità.
Secondo me lo stile del copricapo splende ancora e non è qualcosa che si può definire estinta, ma chiaramente come molti altri accessori si sono adeguati ai tempi…indossandoli prevalentemente in giorni o eventi che riteniamo valgano la pena di essere accompagnati da qualcosa di unico e particolare.

D: I cappelli donano a tutti?

R: Come accennato precedentemente esistono più di 30 modelli di cappelli, per fortuna, quindi possiamo dire che la grande varietà proposta permette a ciascuna di trovare il cappello più adatto al proprio viso e al proprio stile. Personalmente valuto sempre la taglia prima di acquistare un cappello, perché deve calzare alla perfezione ed ovviamente valuto la forma del viso… Ci sono però dei cappelli che definisco must have che si prestano, sempre secondo me, solo ad alcuni visi.

Iniziamo:
Cappello floppy e anni 60
tutte le grandi dive del periodo (da Audrey Hepburn a Sophia Loren) ne sfoggiavano almeno uno, sullo schermo e fuori. È un pezzo iconico che dona un look sofisticato e chic. A chi sta bene? Particolarmente adatto ai visi squadrati.

Il cappello “Fedora”
A falda leggermente larga dona un tocco misterioso e charmant all’outfit. A chi sta bene? Ai visi più rotondi e larghi, ma attenzione cattura subito tutti gli sguardi, quindi, se siete timide o vi lanciate e state al gioco o lasciate perdere.

Il basco
Nato come copricapo militare è diventato uno degli emblemi delle donne parigine, che proprio in questi anni sta vivendo una seconda giovinezza. A chi sta bene? Perfetto per visi a cuore e a triangolo.

E per ricordare quanto un’accessorio come il cappello può fare la differenziata cito una frase di Sergio Leone :
“Clint Eastwood mi piace perché è un attore che ha solo due espressioni: una con il cappello e una senza cappello.”

D: Le nostre coppole, famose in tutto il mondo, possono essere​ indossate anche da noi donne?

R: La coppola fa parte della tradizione siciliana partendo da segno distintivo di una classe sociale a emblema di una regione fino ad un elemento glamour per uomo e donna. Grazie alle passerelle di tutto il mondo è riuscita ad arrivare non solo negli armadi di molti, ma anche a sdoganare il retaggio del “mafioso” che purtroppo spesso vi era accostato. La coppola portata “storta”, in particolar modo, è il vezzo di molte donne Siciliane e non, una tendenza che ormai da anni accompagna con stile e intrigante sensualità le passeggiate di chi sa farsi notare in tutto il mondo.

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