Micio Tempio: “vietato ai minori”

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Micio Tempio: “vietato ai minori”

CATANIA – Sulla scorta dei grandi consensi ottenuti con il tour estivo, è ripartita da Agrigento la tourneé invernale dello spettacolo “Micio Tempio – vietato ai minori”, spettacolo nato da un’idea di Piero Lipera, diretto da Rosario Minardi e Marco Tringali e prodotto dall’associazione culturale “Le Nuove Muse” di Giusi Manna e Simona Di Bella.
Interpretato da Giuseppe Castiglia nel doppio ruolo del narratore e del principe Biscari, Angelo Tosto, nei panni di Micio Tempio, Rossana Bonafede, la quale dà vita a due personaggi: la prostituta Rosa che “dona amuri a cu amuri non po aviri” e la svampita baronessa vittima del sarcasmo del poeta.
Pucci Giuffrida, commercialista ed amministratore di immobili requisiti alla mafia e da nove anni titolare dell’azienda vitivinicola “Al-Kantrara” a Randazzo che chiama i propri vini con i titoli o alcune rime chieste in prestito alle opere dei “nostri” poeti, ha raccontato di essere stato coinvolto nell’impresa da “due Sirene”, – riferendosi alle fondatrici dell’associazione le Nuove Muse -. che un giorno si presentarono da lui illustrandogli il progetto legato alla messa in scena di Micio Tempio. Lui se ne innamorò, “perché l’Amore è il volano di tutte le imprese più riuscite”! Il commercialista, non è infatti nuovo alla collaborazione con operazioni culturali del genere. L’avvocato Lipera ha ribadito che chi fa Teatro non lo fa certo per soldi, dal momento che è l’Arte più anti-economica che ci sia sempre stata; Giuseppe Castiglia ed Angelo Tosto con un piglio emotivo che ci coinvolge dichiarano che “è dovere di ogni operatore culturale siciliano dare voce a tutti quegli autori che la nostra Terra ha generato e ingiustamente dimenticato: da Bellini a Pacini passando per Micio Tempio!”
Domenico Tempio fu il poeta licenzioso che chiamava le cose col loro nome; forse, ingiustamente, ricordato solo per la sua mancanza di filtri, fu acclamato e bandito e riammesso nel secondo dopoguerra.
Nato a Catania il 22 agosto 1750, figlio di un commerciante di legnami, venne avviato dalla propria famiglia agli studi in seminario in un istituto di eccellenza, con l’auspicio di una carriera ecclesiastica. Si formò al classicismo ed alla letteratura, ma non accettò di convertirsi neppure alla carriera forense: amava leggere i classici e scrivere poesie. Nelle sue opere, scarsi riferimenti alla famiglia ma denunce verso i nobili amanti del vizio e dell’ozio e verso il popolo ignorante e sottomesso ed assolutamente privo di voglia di rivalsa. La sua opera più grande è infatti “La Carestia”
Venne scritta nel 1798 e completata in tre anni; narra le vicende svoltesi a Catania il 24 ed il 25 giugno del 1798, quando il Regno delle due Sicilie era sotto la dominazione dei Borboni, i beni fondiari in mano ai Gesuiti e la politica di confisca dei terreni a quest’ultimi e la ridistribuzione alla povera gente stentava a decollare, scatenando nel popolo affamato delusione e malcontento. Oltre che carestie…La rivolta ebbe vita breve perché immediatamente vi pose fine l’intervento del Principe Vincenzo di Biscari. E’ composta di venti sonetti (tradotta in italiano dal Professore Francesco Belfiore che considerandola una delle più brillanti opere del periodo, anticipatrice di quasi mezzo secolo del Verismo, ha così voluto sdoganarla e renderla per tutti). In questa opera, Domenico Tempio compie un lavoro di eccellenza, non solo perché descrive con toni epici le condizioni della povera ma stolta ed ignorante gente, ma anche per le “personificazioni” dei vizi e delle virtù umane attraverso l’uso di ben 228 figure allegoriche. Egli dimostra di essere un uomo colto e grande conoscitore dei classici. Paragonato a Giuseppe Parini (Milano, ma più anziano) e al poeta Giovanni Meli (Palermo), condivide con quest’ultimo una vocazione professionale quasi autodistruttiva: amanti delle belle donne, insegnano alle più eccellenti Università, contesi dalle signore nei migliori salotti nobili ed alto-borghesi, non si arricchiranno mai e vivranno con sussidi e pensioni riconosciuti loro per l’intercessione di pietosi mecenati.
In attesa di potervi assistere, il 15 Dicembre prossimo al Teatro Metropolitan, al tournè è partita da Agrigento il primo dicembre e proseguirà:
il 23 Dicembre al Teatro Garibaldi di Enna;
il 28 Dicembre al Teatro Vittorio Emanuele di Messina;
il 30 Dicembre al Teatro Biondo di Palermo.
A queste date, se ne aggiungeranno altre, poiché lo spettacolo sarà rappresentato anche in altre regioni italiane e in città europee.

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