Manuela Ventura legge Petrarca ai Benedettini

Manuela Ventura, la sera del suo compleanno (24 luglio) ha regalato al pubblico, intervenuto ad ascoltarla ed applaudirla ai Benedettini, il racconto dell’amore per Laura, contemplato dal Petrarca in un venerdì di Pasqua, il 6 Aprile del 1327.

“Ha regalato”, perché la sua intensa interpretazione è stata un vero e proprio dono per tutti.

Manuela con pause e modulazione studiate ci ha condotto fra le righe di un amore devoto e bruciante, ammaliato e ritroso. Ci ha mostrato l’altalena di emozioni che guidarono Francesco Petrarca che scorge quella creatura e non la dimentica, rendendola immortale nei suoi versi. Manuela ha prestato gesti, assunto quel ruolo su uno sfondo di profili barocchi celati nel buio, come sfumato è lo sfondo del paesaggio sul quale Petrarca colloca la sua Laura; rarefatto ed impreciso che potrebbe essere ovunque perché utile solo a marcare i tratti di quella creatura bionda, leggiadra ed elegante che tutte le fantasie del poeta suscitò. Manuela ci ha spiegato l’Amore e la Devozione, ci ha letto il Dolore ed il Ricordo, con un braccio sollevato a puntare le stelle, per ricordare che …“Le stelle, il cielo et gli elementi a prova tutte lor arti et ogni extrema cura poser nel vivo lume, in cui Natura si specchia, e ‘l Sol ch’altrove par non trova.”

 

Manuela ancora ci racconta e ci fa vedere gli struggimenti del Petraca prestando la sua voce al tormento del poeta: ché Laura sia ancora viva, ché Laura sia morta, Francesco Petrarca sembra generare dall’amore la negazione del suo benessere, facendolo accartocciare con sofferenza su se stesso; nella passione senza tregua, egli vede Laura con occhi gentili e tristi, rapiti ma spaventati; arricchisce il pensiero di lei con una tale quantità di dettagli da descriverne ogni respiro perchè questo sarà il suo stesso anelito di vita. E s’immaginerà morto di questa passione ed immaginerà Laura piegata sulla sua lapide; ma ella morirà l’anno successivo, nel 1328.

Contemplata dalla facciata barocca che con i suoi imponenti e splendidi balconi si è prestata a fare da quinta a destra del palcoscenico montato sul piazzale, l’attrice ha letto sonetti tratti dal Canzoniere e dal Rerum vulgarium fragmenta di Francesco Petrarca, accompagnata dal pianista Alistair Sorley e dalla soprano Graziella Alessi; brani di D’India, Schubert, Arcadelt, Liszt, De Rore, Caccini, Pizzetti, ispirati a sonetti del Petrarca.

Seduta nell’attesa ed infine, prestavo ascolto ai commenti della gente: “E’ stata la protagonista assoluta di Questo nostro Amore… Savvatore!!! … Poi, elegante e magnifica accanto a Sergio Castellitto ne E’ così lieve il tuo bacio sulla fronte… io l’ho vista l’altra sera al Castello Ursino in un lavoro tratto da Rosso di San Secondo, Marionette chè passione!… si è tagliata i capelli, sta benissimo, si vedono di più gli occhi…” … ed altri ancora. Ho istantaneamente dedotto che i catanesi la amano e stimano ancor di più la sua voglia di lavorare qui, nella sua Catania, lei che certamente potrebbe ambire oltre. Come nella lettura, il suo essere “in punta di piedi”, la rendono ancora più evidente, perché tutto ciò che affiora oltre la sua umiltà è la bravura incontestabile: non sgomita, non cerca luci, arretra rispetto alla soprano ed al pianista, prestando attenzione che essi ricevano il plauso meritato. Sfido chiunque a non amarla!

Mi piacerebbe trovare le parole senza rischiare di sforare nella parzialità ammirata, ma il benessere corrisposto dalla performance dell’attrice che ho avvertito io è stato diffusamente assorbito dal pubblico tutto che pareva rapito da un sortilegio…

“Benedetto sia ‘l giorno, e ‘l mese, e l’anno, e la stagione, e ‘l tempo, e l’ora, e ‘l punto, e ‘l bel paese, e ‘l loco ov’io fui giunto da’ duo begli occhi che legato m’hanno; e benedetto il primo dolce affanno ch’i’ebbi ad esser con Amor congiunto, e l’arco, e le saette ond’i’ fui punto, e le piaghe che ‘nfin al cor mi vanno”. Manuela Ventura meravigliata e lieta concede il ter con questi versi: lei declama ed una signora del pubblico le fa da controcanto e l’incantesimo è compiuto…

 

 

 

Foto di Dino Stornello

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