Fa malissimo il giornalismo “per sentito dire”

Fa malissimo il giornalismo “per sentito dire”: niente fonti ufficiali, niente documenti, solo opinioni, ma spacciate per fatti.
Un esempio? Analizzate questa frase che abbiamo trovato su un articolo di una testata on line locale: “Quante sono le città che pensano di cementificare un’area di rilevante interesse storico e archeologico? Sicuramente poche, tra queste c’è Catania, dove l’Amministrazione comunale ha deciso di realizzare una bambinopoli all’interno del Bastione degli infetti, un tratto delle mura cinquecentesche fatte realizzare dall’imperatore Carlo V nel XVI secolo per difendere la città”.
Un qualunque altro giornalista avrebbe fatto una verifica, magari, come si dice “attingendo alle fonti”, ossia chiamando il Comune e chiedendo lumi sulla supposta “cementificazione”.
Avrebbe così scoperto, come abbiamo fatto noi sentendo la dirigente Lara Riguccio, che non esiste alcuna cementificazione.
Un qualunque altro giornalista, inoltre, sarebbe andato sul posto, verificando che non vi è alcuna contiguità tra mura e “casupole”
Ma chi firma, anzi sigla, l’articolo del suddetto giornale onlibe, è nientemeno che il direttore della testata, il quale afferma, “Il Comune ha aperto frettolosamente il cantiere, si provvedere (testuale, n.d.r.) presto alle prime colate di cemento come piattaforma per i giochi per i bambini, con la speranza che non vengano vandalizzati o rubati subito, al solo scopo di scoraggiare la fruizione del luogo, perché potrebbe dare fastidio ai residenti”.
Ma chi avrà mai dato tutte queste (dis)informazioni al direttore che le pubblica senza alcuna verifica?
Lo si evince dallo stesso ”articolo”: due associazioni.
E chi è vicepresidente regionale (ed ex presidente) di una delle due? Il fratello del direttore.
Quest’ultimo, peraltro, era stato citato dal giornale diretto dal fratello qualche giorno fa come autore di una clamorosa “scoperta”: su un cartello turistico davanti il Palazzo degli elefanti la traduzione in inglese era ben più che maccheronica.
L’ignoto autore dell’articolo puntava immediatamente l’indice e tuonava: “Il sindaco Enzo Bianco ci risponda e se è in buona fede, omnia munda mundis, provveda celermente”.
Anche in questo caso sarebbe bastato informarsi per scoprire che testi e traduzioni di quei cartelli si dovevano non al Comune bensì alla Regione Siciliana.
E così il giornalismo “per sentito dire” prevale e l’immagine della categoria perde autorevolezza.
Per citare Moretti, “Continuiamo così, facciamoci del male!”.

guestauthor Autore
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