Maletto zona rossa sino al 3 giugno. I medici di famiglia somministreranno i vaccini

Da domani, 22 maggio, sino al prossimo 3 giugno Maletto è zona rossa. Sappiamo già cosa significhi e non è il caso di ripetere qui ancora una volta quali siano i comportamenti da tenere per contrastare la diffusione del covid.

Il sindaco di Maletto, da parte sua, fa appello su fb e mette in guardia i concittadini contro i troppi contagi che stanno stendendo al tappeto il piccolo comune posto tra Etna e Nebrodi. Ma basta la volontà del singolo per contrastare il coronavirus? Forse no. Ce lo insegna una dottoressa, nata proprio a Maletto, che guida il Dipartimento prevenzione del Veneto ed ha predisposto, prima ancora che si parlasse di covid 19, il piano di emergenza anti-epidemico che ha salvato quella regione.

La dottoressa in questione si chiama Francesca Russo, è stata studentessa nell’ateneo catanese e, dopo il trasferimento al nord, in collaborazione con il Ministero della Salute ha elaborato seri progetti di profilassi territoriale. Assieme alla Direzione Generale della Prevenzione Sanitaria ha ideato e sottoscritto la “Sperimentazione di un modello operativo integrato per la presa in carico di soggetti con fattori di rischio e/o con patologie croniche attraverso un approccio intersettoriale tra Dipartimento di Prevenzione, Distretto, Ospedale e territorio”. Il progetto ha preso avvio il 7 gennaio 2018. Due anni dopo, comparso in Veneto e Lombardia il coronavirus, la dottoressa è stata la cacciatrice del cosiddetto paziente 0.

Ma torniamo a Maletto. Non è certo la prima volta che un’epidemia si presenta in maniera virulenta in quel comune. Nel 1837-1838 insorse il colera. Lo scoppio della malattia, secondo la versione popolare, fu dovuto all’apertura accidentale di una cassa di veleno mandata da Roma. Scoppiano feroci tumulti e “un forestiero è legato nudo vicino ad una fossa ed è minacciato di sepoltura se non rivela i responsabili del veleno”.

Epidemia, paura e lotta politica sono sempre state unite. In passato ancor più di oggi. Le credenze popolari e le chiacchiere di paese avvelenavano. Ci si additava uno contro l’altro, soprattutto nei piccoli centri, come propagatori di epidemia.
La paura crea irrazionalità e fa vacillare la convivenza civile. Ma Maletto offre invece un esempio virtuoso: i medici di famiglia hanno annunciato che somministreranno il vaccini nei loro ambulatori, dando così dimostrazione di una etica professionale assente tra i colleghi di altri comuni.

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