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Malacanapa: tra proibizionismo e progresso

Circa venti euro per tre semi, rigorosamente per “collezionisti!”, – meno male che non ho il pollice verde! -. Era una battuta, ovviamente, visto che i semini in questione sono di una varietà di cannabis che si chiama “Diva”, nome accattivante a dispetto di ogni indugio o reticenza. Ed è solo uno dei tanti prodotti venduti o presentati al Centro Fieristico Le Ciminiere in occasione di Malacanapa, nei giorni 24, 25 e 26 aprile, prima edizione siciliana di una fiera che illustra le numerose e insospettabili possibilità di utilizzo di una pianta tanto discussa quanto generosa.

Già, perché accanto all’approccio ludico ventilato con garbo e discrezione dai venditori di semi di tutte le varietà di cannabis, un’attenzione particolare va alle molteplici proprietà terapeutiche di tali inflorescenze femminili illustrate in fiera da varie associazioni che invitano alla lotta solidale per la libera coltivazione della pianta ad uso medico. Affiancare i cannabinoidi agli analgesici oppiacei come la morfina e i suoi derivati, tanto per fare un esempio, permetterebbe infatti di ridurre i dosaggi di questi ultimi e, con essi, i rischi di assuefazione e le complicanze da effetti collaterali, particolarmente pericolosi per i malati di cancro. Ma l’impiego della cannabis in campo farmacologico è consigliato, oltre che storicamente documentato, secondo quanto dice l’associazione Cannabis Cura Sicilia, come coadiuvante di svariate terapie per malattie come glaucoma, epilessia, sclerosi multipla, asma bronchiale e molte altre ancora.

Proseguendo tra i vari stand, salta all’occhio quello relativo alla bioedilizia, la fibra di canapa è infatti regina tra le proposte innovative nella green economy e nel green building, in sostituzione al cemento. La cosiddetta calcecanapa favorisce un eccellente isolamento termico e acustico e una traspirazione che scongiura, all’interno delle case, la formazione di fastidiosi problemi di condensa e di muffa, dannosi alla salute. L’unico problema è che non si riescono ancora ad abbattere i costi di trasporto poiché le fabbriche in cui si mescolano e lavorano gli elementi di tale biocomposto si trovano solo al nord.

E non poteva mancare, a delizia del palato, una consistente area food, dedicata alle possibilità della canapa in campo alimentare come alternativa al grano e, dunque, nella preparazione di pane, pasta, pizze, brioches, panini e persino di cannoli di ricotta e gelati. Dal punto di vista nutrizionale, molto gettonato è l’olio di canapa, ricco di acidi Omega3 e Omega6, utilizzato in particolare dai vegani in sostituzione del pesce.

Insomma, un giro in fiera lascia davvero pieni di stupore ma anche di interrogativi e di amare constatazioni: è difficile, infatti, accettare che tale risorsa incontri ancora ostracismo e che le dure leggi della politica e del mercato ignorino i progressi che il settore agricolo, industriale, energetico e medicosanitario oltre che nutrizionale trarrebbero dall’utilizzo dell’intera pianta. C’è ancora il muro della disinformazione (alleata stretta del proibizionismo) da abbattere, ma di certo questa prima edizione di Malacanapa è stata un balzo in avanti in tale direzione.

guestauthor Autore
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