Ma questi tagli alla Scuola ci sono? C’è chi dice di sì, il Miur sostiene di no.

fonte: Associazione Sottosopra

Il taglio di 4 miliardi al comparto Istruzione c’è e riguarda varie voci, non solo il sostegno, come risulta dalla tabella allegata alla legge di bilancio approvata a dicembre e che allego sotto.
Dalla tabella, che ciascun cittadino può leggere, essendo una legge dello Stato pubblicata in Gazzetta Ufficiale, si evince come la spesa per l’Istruzione si riduce, a legislazione vigente, di 4 miliardi nel triennio, cioè di circa il 10%.
Nella prima riga della tabella si legge chiaramente come si passa da 48,3 di spesa complessiva nel comparto Scuola, a 44,4 miliardi nel giro di tre anni, con una riduzione delle risorse in più settori, ad esempio per l’istruzione primaria e per quella secondaria. La voce che subirà i maggiori tagli sarà effettivamente quella dei fondi per i docenti di sostegno.
Di contro, sempre nelle tabelle della legge di bilancio si legge come la spesa per spese previdenziali (determinata dalle necessità di Quota 100) crescerà tra il ‘19 e il ‘21 di 4 miliardi. Le politiche previdenziali, infatti passano da 96 a 100 miliardi di risorse complessive destinate a quel comparto tra il ‘19 e il ‘21.
Qualcuno potrebbe anche dire che le minori spese per l’Istruzione derivano anche da “razionalizzazioni” conseguenti il calo demografico degli studenti nei prossimi tre anni. Io dico: da Roma in giù gli studenti non hanno praticamente tempo pieno nella scuola primaria e non hanno quasi posti ai nidi, perchè non destinare i risparmi di spesa a questo? Come sappiamo tutti entrambe le due cose, assenza di nidi e di tempo pieno – o compresenze, visto che la Destra di Lega e Berlusconi le tagliò, ma almeno allora lo ammise -, determinano una mancata azione di compensazione educativa a fronte dei ritardi di contesto maggiori per quegli studenti, e lo dico alla vigilia dell’annuale rapporto sui rendimenti rilevati con l’Invalsi, che ancora una volta sancirà i divari nei rendimenti quando continuiamo a non opporre a tali divari azioni compensative di sistema, quali sono appunto una pari offerta educativa.
Sono legittime scelte politiche. Ma vanno evidenziate per quello che sono: tagli alla Scuola per finanziare le Quote100. Va evidenziato se un governo vuole investire per far cassa subito in termini di consenso, con misure di cortissimo respiro e che sono solo spesa e non investimento, o se vuole investire su spese per la crescita vera, anche se sono spese “invisibili per gli invisibili”, su cui difficilmente si capitalizza elettoralmente.
Tali sono le spese educative per l’infanzia e il ciclo primario, specie se riguardano bambini del Sud, i cui adulti di riferimento sono tradizionalmente meno interessati all’offerta di nidi e di tempo scuola, quando invece sono determinanti sui livelli di rendimento e dovrebbero interessare eccome il Paese intero. Gli investimenti sul capitale umano più sono precoci più sono fruttuosi, lo dicono anche gli economisti, non solo i pedagogisti. Ma a questo governo non interessa.
Sono invece scelte politiche lungimiranti e che fanno l’interesse di un Paese, non tagliare, investire, ma soprattutto mantenere dentro il comparto Scuola gli eventuali “avanzi di spesa” e destinarli dunque a rendere equa l’offerta formativa, come da Costituzione, quale oggi non è, oppure ad altre azioni necessarie e urgenti per l’efficienza del Sistema d’Istruzione.
E invece no, le Destre, come loro abitudine, e come hanno fatto di nuovo adesso Lega e 5 Stelle votando quella legge di bilancio, malati di presentismo e propaganda a fini elettorali, fanno nuovamente cassa sulla Scuola tagliando 4 miliardi, o sulla Sanità, tagliata anch’essa di 2 miliardi, minando lo Stato Sociale, per finanziare provvedimenti che nulla portano in termini di sviluppo e di crescita, come hanno evidenziato gli stessi documenti di governo.

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