Luis Sepúlveda, «… spengo la sigaretta e arrivo». Un ricordo per non smettere di lottare.

Accade raramente che la vita ci offra l’opportunità di sfiorare momenti di Infinito, attraverso incontri che pur nella loro fugacità, ci mettono in contatto con la Storia del mondo e del pensiero umano. Quando si è giovani, stagisti e affamati di sogni, si affronta anche il più piccolo compito assegnato con serietà e concentrazione. Può capitare però che un evento straordinario, come l’incontro con un grande della letteratura mondiale, metta alla prova tanta indefessa dedizione.

Nell’Ufficio Stampa del Taobuk, festival letterario internazionale, nel settembre del 2014 si lavorava alacremente per promuovere gli eventi e le premiazioni di personaggi illustrissimi della cultura e della società. Tra questi, il premio “Taobuk Award for Literary Excellence” era stato assegnato allo scrittore cileno Luis Sepúlveda.

Figlio di un militante del Partito Comunista del Cile e di un’infermiera mapuche, non stupisce l’indole combattiva, quasi un destino essere a fianco di Allende durante il golpe del ’73. Le torture, la prigionia, la libertà, la delusione di ritrovare un Cile contaminato dall’ideologia capitalista, dopo tutto questo. Facile lasciarsi abbrutire, permettere al dolore di prendere il posto della speranza, disimparando a guardare l’Altro da sé con sospetto. Facile e del tutto umano. Sepúlveda fu in questo straordinario. Lucido sognatore, ha fatto delle sue favole morali il mezzo per non disperdere i valori fondamentali dell’umanità come l’amicizia, la solidarietà, l’uguaglianza e la giustizia, per conservarli e trasmetterli.

Con la consapevolezza di quanto scritto sopra, fu necessario, durante i lavori per la conferenza stampa dell’evento, mettere da parte i timori reverenziali e dire:

– «La conferencia empezarà en unos minutos, ¿necesita algo Señor? »

– «No no grazie, spengo la sigaretta e arrivo.»

«Ecco» – pensai – «ho infastidito il genio della letteratura mondiale. Gli ho pure parlato in spagnolo e mi ha risposto in italiano!». Ma come scrisse un altro genio della medesima categoria, Italo Calvino, a volte uno si crede incompleto ed è soltanto giovane. Quella giornata, fino alla consegna del premio, si dimostrò cordialissimo, sempre disponibile con tutti e aperto a raccontarsi, a confrontarsi. Era incantato dalla bellezza di Taormina, da come la natura dialogasse con la città. Quando azzardai, con un guizzo di coraggio, ad uscire per un attimo dalla veste professionale per permettermi un commento da ammiratrice, mi guardò con tenerezza e mi strinse la mano.

Luis Sepúlveda ha lasciato questo mondo senza poter stringere la mano delle persone che amava, il 16 aprile del 2020. La Covid-19 si è portata via un guerriero gentile, un’anima sensibile e innamorata della vita. Non gli potrà però impedire di spegnere la sigaretta e ritornare per sempre, con  l’eredità artistica e morale affidata alle sue opere, a vivere e a lottare per il sogno di una umanità che non si arrende.

Carla Licari Autore
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