Lucia Sardo, attrice ed insegnante: “Il Teatro di Ventura mi ha cambiato la vita”

Lucia Sardo è un’attrice…brava, diversa, poliedrica, vibrante; e per fortuna di molti, è anche un’insegnante.

Lineamenti arabi, un viso particolare, in cui ogni espressione trova il modo di essere resa. Occhi neri profondi che non perdono mai la concentrazione e che ti si posano addosso senza lasciarti vie di fuga.

Lucia questo insegna ai suoi allievi, ad osservare: li porta con sé in giro per luoghi come l’Ikea, il mercato, la via Etnea e li induce a guardare l’umanità che li popola senza pregiudizi e a trarne curiosità da assumere “come bottino”, da aggiungere alla conoscenza dell’arte della replica su cui il mestiere dell’ attore di qualità si basa.

<<Il personaggio non si costruisce intellettualmente o a tavolino. Come studiare non vuol dire sedersi e leggere. Con i miei ragazzi andiamo in giro a scoprire i corpi delle persone: tornando a scuola, chiedo cosa avete trovato?…io do loro  delle indicazioni su come si costruisce il personaggio e da quelle forme fisiche cominciamo ad addentrarci e a comprendere le emozioni. Allo stesso modo, induco gli allievi ad osservare i segnali fisici, difetti, smorfie, vezzi, tic: ad esempio, chi ha una gobba, si porta addosso pensieri pesanti che gli hanno piegato la schiena. Io non sono una strega, ma l’attore si deve comportare come uno sciamano: nel laboratorio sviluppiamo queste anche queste arti sciamaniche.>>

Lei ha una passione per le storie perché è proiettata verso gli altri, verso le loro emozioni non c’è chiusura ma accoglienza; prova tenerezza pensando alle loro emozioni, perché da un punto di vista professionale, deve amare tutte le persone, le deve osservare e capire, sentirsene attratta perché le deve interpretare. Così è Felicia Impastato (Cento Passi e La madre dei ragazzi), la mamma di Ficarra e Picone (Il 7 e l’8), di Sabina Impacciatore/Crocetta (Amiche da morire): la veste è sempre quella di una madre, ma ciascuna assunta con evidenti differenze che caratterizzano “quel” personaggio in “quella” vicenda.

 

<<Cos’è il Teatro di Ventura? una rivelazione recante la scoperta di un modo di essere e di vivere. Per mio carattere, non mi sono mai pianta addosso, ma ho avuto anch’io quel momento di smarrimento, quello che ti tiene un pugno fra cuore e stomaco e fa respirare con affanno. “Vorrei, ma non so, sicuramente qualcosa di diverso perchè ciò che adesso avverto non mi piace..”. E feci un incontro. Io credo agli incontri sia che essi portino bene o che celino risvolti infelici. Il Teatro di Ventura che incontrai quel giorno mi portò assolutamente bene, cambiò la mia vita. Allentò quel pugno, tolse la polvere sull’entusiasmo che tornò a brillare, mi fece vedere chiaro intorno e feci delle scelte, operai degli allontanamenti e mi sentii leggera e piena di gioia di fare. La Vita è osservazione, studio, qualsiasi cosa si scelga di fare. Io avevo scelto di fare l’attrice, ma ero stata scontenta di come andavano le cose; scontenta. Mi sbloccai e cominciai a riconoscere ogni singolo metro della strada che avevo scelto di percorrere.>>

Esso nasce negli anni ’70 (nel 2020 compirà cinquant’anni) per un’intuizione di Silvio Castiglioni e Sisto Dalla Palma (Milano) che fanno esperienza del teatro di Schumann ed Eugenio Barba. Da Milano a Bergamo, partecipa al Festival di Santarcangelo di Romagna nel 1977. Lucia Sardo, proprio qui, nel 1980 fonda l’Istituto di Cultura Teatrale, dirigendo ed organizzando il Festival del Teatro di Strada, fra i più stimati d’Europa. Il Teatro di Ventura si sviluppa dietro la definizione del “Terzo Teatro” che afferma l’idea di un teatro povero, in cui bisogna concentrarsi e sviluppare l’attore difronte agli spettatori. La rivoluzione che, in fondo portava l’attore alla radice del Teatro riconferendogli il senso di avventura che doveva possedere, venne operata da Jerzy Grotosky (polacco, 1933-1999) ed un suo allievo, Eugenio Barba (Brindisi, 1936). Lucia, da questi due grandi del teatro contemporaneo, ha imparato l’ascolto del proprio io interiore. Ed è diventata la grande attrice di cui ognuno sa.

 

<<Insegnare è un lavoro del fare che dà al cervello il suo giusto posto, ma c’è anche tutto il resto del corpo; esso è una delle cose. Principalmente, cerco di trasmettere ai miei ragazzi ad ascoltare ed ascoltarsi, conoscersi per ripristinare tutte le funzioni del corpo che senza dubbio devono essere coinvolte nella recitazione. E poiché, ogni personaggio buono o cattivo deve presentare delle differenze se non si vuole avere sempre la stessa espressione, è necessario non smettere mai di studiare. Un attore non può considerarsi arrivato solo dopo tre anni di scuola! Occorre lavorare, studiare e provare. Egli non è solo un fine dicitore che sa adoperare con bravura la dizione. Ofelia ed Amleto devono vibrare; noi li abbiamo portati in giro per l’ Europa e siamo riusciti a farli arrivare a tutti, perché erano vivi e veri nel corpo degli attori. L’altra volta parlavo con i ragazzi, della parola perfettamente pronunciata: io che ho lavorato molto la voce per farmi capire e passare le emozioni. il personaggio di Ecuba, ad esempio, che ho interpretato parlando in modo naturale, credo fosse assai più vicino a come lo stavo rendendo, piuttosto che con la dizione dell’italiano “fiorentino” . Noi non sappiamo come recitavano i greci: di sicuro non con una dizione ineccepibile.>>

Lucia Sardo, da poco ha inaugurato la nuova sede nel centro storico del Laboratorio di recitazione di cui è titolare dal 2008 insieme a Marcello Cappelli. A riprova della stima e dell’affetto, il richiamo di pubblico è stato straordinario: ammiratori, attori, registi, allievi ed ex allievi. Tutti insieme a condividere la gioia per questa inaugurazione che a Catania non è passata inosservata, essendo Lucia Sardo una delle attrici più amate da sempre e (possiamo vantarcene), anche sul piano nazionale.

 

Durante la serata, tanti i momenti di gioia, i sorrisi e la convivialità. Insomma, tantissime le persone che hanno deciso di partecipare all’evento e condividere insieme la gioia di questo nuovo percorso, La sede oltre ad offrire diversi corsi di recitazione incentrati sulle tecniche attoriali maturate dal ’900 a oggi (con percorsi dinamici, espressivi e costruttivi in cui i partecipanti sono invitati a sperimentarsi attivamente, confrontandosi con i vari linguaggi artistici) sarà un luogo dove la cultura avrà libertà di esprimersi attraverso eventi e incontri dedicati e fruibili a tutti. Durante la serata, è stato proiettato il cortometraggio “Con te o senza di te” della stessa Lucia Sardo, incentrato sulla vita di quattro donne: Silvana, Rita, Lucia ed Elvira che si ritrovano tutte alle prese con la fine di lunghe relazioni. Decidono di “curarsi” a casa, stando insieme, leggendo e discutendo, gratificandosi con la preparazione di piatti gustosi.

 

<<Il talento è un dono, però si possono apprendere delle tecniche che aiutano il talento ad affiorare; non tutti sono Renzo Piano, ma ciascuno può studiare per fare stare in piedi una casa. Molti non sanno di averlo ma non sanno come fare per renderlo evidente, lo scoprono lavorando, strada facendo. Il talento si può costruire: io sono convinta di questa cosa. I talent fomentano troppe false speranze? Può darsi, ma è la moda di oggi; l’unica certezza è che più studio, più mi alleno e più brava divento. Quando un attore è allenato, è pronto ad affrontare qualsiasi cosa, anche lo stress per i provini. Vedendo un film degli anni ’20, è evidente che non si potrebbe recitare come un tempo: oggi la recitazione è iperrealistica. Vedi “The Joker”: lavoro del corpo favoloso, come solo in America può accadere. Joaquin Phoenix sembra realmente affetto da quelle turbe! Lui è fantastico; molti registi e produttori che non sanno di arte, ma sono solo trafficanti, fanno fatica a realizzare che l’attore può determinare il successo  del film. Nel nostro piccolo cerchiamo di dare questo perché crediamo nella forza del corpo come contenitore di emozione; Dio lo possiamo percepire attraverso il corpo. Io ho fatto dieci/dodici ore al giorno per sei anni di studio costante e pesante per dare sostanza a questo mio credo. Quando ho fatto la mamma di Peppino Impastato…io c’ero, avevo studiato.>>

<<L’arte italiana è in decadenza, agonia… In Italia tutto è stato preso dalla politica, la mediocrità al potere; di conseguenza ha stimolato molte persone inadeguate. Non si fanno politiche innovative: sulla casa, gli affitti in Francia 30/40 anni fà, gli attori lavoravano ed usufruivano della disoccupazione e percepivano una indennità pari allo stipendio di un professore; molti attori vanno a mangiare alla Caritas, ne conosco alcuni ed è una gran pena… dalla Legge Bacchelli non è cambiato niente. In italia, l’attore è trattato in maniera insufficiente affinché possa informarsi e formarsi. Poi, ci sono i “miracolati”, che comunque vengono scelti per ogni film, guadagnano e lavorano. Subiamo gli indirizzi più generici, vincolanti e condizionanti.>>

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Lucia Sardo è un’attrice da sempre impegnata in prima linea nel teatro civile, continuamente interessata alle questioni del mondo, agli uomini e donne che lo abitano. Sul palcoscenico porta frammenti di storia collettiva così come interrogativi attuali e quotidiani, con l’intento di far riflettere il pubblico. Sovente, le sue sono donne che devono trovare la forza di non soccombere all’uomo, alle leggi sbagliate di una società ancora fortemente patriarcale; emarginate dalla società che devono sgomitare con forza e sofferenza per un piccolo spazio nel mondo. Come Nonna Maria, la protagonista del film Picciridda di Paolo Licata, tratto dall’omonimo romanzo di Catena Fiorello; ruolo per il quale Oliver Stone, presidente della giuria dell’ultima edizione Taormina Film Fest, ha espresso pubblicamente parole di sincera stima ed apprezzamento.

Scusate se è poco…

 

 

 

 

 

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