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Lo Stallone a Catania sta nelle Case Sante

Lo Stallone Ferito è la scultura in bronzo di Francesco Messina (1900-1995) collocata nello spartitraffico di piazza Galatea: passando si vede, ma nessuno lo guarda con attenzione. Nella parte opposta della città c’è l’altro Stallone: è l’Istituto d’incremento ippico. Anche lui è ferito: le cronache di questi giorni hanno rivelato le ansie e le proteste degli impiegati minacciati di perdere il loro posto di lavoro.

La cronaca sindacale ci dà lo spunto per andare alla ricerca della storia dello Stallone, che un tempo si chiamava Deposito cavalli stalloni della città di Catania. Il suo anno di nascita è il 1865 ma l’atto costitutivo si deve rintracciare nella legge del 31 marzo 1864, se non prima. Voluto dal governo del nuovo Regno d’Italia, lo Stallone fu subito avversato da molti e soprattutto dai proprietari degli “stalloni girovaghi”. L’allevamento dei cavalli da monta necessita di ampi spazi. Si adibì perciò l’edificio detto delle Case Sante, posto sul lato nord della via Vittorio Emanuele e ad ovest della via Plebiscito. Ancora adesso l’intero quartiere si chiama così.

Ma cosa erano le Case Sante?
Nel 1853 le Case Sante erano un “Albergo per poveri” cioè un Ospizio di beneficenza, amministrato del duca di Carcaci, il proprietario delle fonti omonime che fece canalizzare l’acqua potabile sino allo Stallone, nonostante la pendenza (“sinora si credeva impossibile farla salire all’altezza di questo sito”). Questa informazione la offre l’intendente (cioè il prefetto) di Catania al tempo del vescovo Regano.

Ma ancora prima cosa erano le Case Sante?
Non lo sappiamo. Sappiamo però che a Roma le case sante altro non erano che congregazioni di donne pie, zitelle o vedove, le quali, povere o ricche che fossero, vivevano concretamente il messaggio evangelico ed erano legate all’osservanza della regola degli Ordini mendicanti. All’estero venivano chiamate beghine, in Italia bizzocche.

In Sicilia la situazione è diversa. Le case sante erano particolari case/albergo gestite dai Gesuiti, che nell’Isola ne avevano tredici a fine Settecento. Nei documenti delle autorità ecclesiastiche si legge che nelle diocesi isolane gli edifici, chiamati volgarmente case sante, erano destinati a raccogliervi il clero ed i fedeli per gli esercizi spirituali.

Certamente l’edificio delle Case Sante a Catania era di assoluta proprietà del Comune ben prima dell’arrivo del Deposito Stalloni, come comprovano i documenti di archivio. Quell’edificio è parte della nostra storia come l’Istituto d’incremento ippico (già Deposito cavalli stalloni della città di Catania). Ne tengano conto le autorità chiamate a dirimere l’attuale vertenza sindacale: stringe veramente il cuore vedere adesso lo Stallone ferito.

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