Lina Maria Ugolini con “Ziq è sulla spiaggia” al Piccolo Teatro della Città di Catania

ZIQ È SULLA SPIAGGIA, di Lina Maria Ugolini con Giuseppe Arezzi, Federica Bisegna, Vittorio Bonaccorso; scelte musicali, scena e regia di Vittorio Bonaccorso; costumi disegnati da Federica Bisegna; ballate di Pietro Cavalieri; collaborazione di Micaela Sgarlata; fonica e luci a cura di Andrea Iozzia. La scorsa settimana, in scena al Piccolo Teatro della Città di Catania, in ordine alla stagione teatrale 2019/2020, curata da Orazio Torrisi e Gianni Salvo. Compagnia G.O.D.O.T. di Ragusa.

Lina Maria Ugolini scrive un’altra pagina alla sua maniera di raccontare, attraverso l’uso delle favole, storie di struggente realtà. E’ un’attenta e docile osservatrice del mondo che la circonda: conoscendola, parlandole, resta di lei la percezione di uno sguardo leggero e posato sul mondo ed il bisogno di un rifugio familiare per scrivere e raccontare quanto la sua analisi attenta e priva di pregiudizi abbia colto.

E’ una elegante signora dall’eloquio delicato, la gestualità composta e la curiosità fervida: le sue parole hanno il potere di scatenare l’immaginazione quanto i suoi scritti. Socievole e disponibile, si allontana dai rumori quando il filo d’oro dei suoi pensieri comincia a tessere una storia, preferendo i luoghi natii per concentrarsi. Colta e preparata sulle vicende di cui parla, si esprime con dovizia circostanziando i luoghi ed esprimendosi sulla storia del Medio Oriente che dimostra di conoscere assai bene. Alterna la contemplazione della realtà alla scrittura. E racconta: racconta di creature innocenti che avevano negli occhi lo stesso stupore di ogni bambino, la medesima curiosità verso la conoscenza della vita che si adopera attraverso il gioco. I bambini, gli adolescenti, i personaggi di cui parla, ahimè vengono acerbamente rapiti da quella fase della crescita che dovrebbe appartenere solo alla spensieratezza, in cui la notte ed il giorno dovrebbero giungere per stanchezza e riavviarsi dopo un quieto lungo sonno ristoratore… e poi via, a giocare.. I bambini descritti da Lina sono cuccioli tolti troppo presto dall’abbraccio caldo dei genitori e consegnati senza attenzione alla solitudine.

 

Capita che, durante una vacanza in Salento, lungo la spiaggia, la scrittrice veda un bambino aggirarsi con addosso tanti ombrelli da pioggia: era solo e con uno strano carico, certamente fuori stagione. Il bambino improvvisamente sparisce da quel luogo, come inghiottito dal riverbero del calore sulla sabbia: che sia stato un miraggio? lo stupore la induce alla ricerca e da qui il dubbio che abbia immaginato tutto, sebbene fosse convinta del contrario. E poi la confidenza a Vittorio Bonaccorso e l’inizio della scrittura del romanzo. Vede la luce Ziq è sulla spiaggia”, pubblicato nel 2018 dalle edizioni Ensemble.

«Ziq è sulla spiaggia – spiega l’autrice Lina Maria UgoliniÈ questa l’unica certezza consegnata alla scena. È un ragazzo siriano che porta ombrelli da pioggia sotto il sole, cerca di venderli alla gente nella vacanza di un’ estate italiana. Aziq parla da solo, parla con Ziq… per farsi compagnia. Si muove in uno spazio segnato da incontri all’apparenza voluti dal caso, evocati con parole che formano immagini. Ritorna a volte con la mente al passato, un passato felice e di pace trascorso tra i campi, quando aveva ancora una famiglia, una madre e un padre speciale: Isar, il Grande Inventore che gli diceva: «osserva figlio mio, osserva in libertà per conoscere il mondo che potrai inventare».

 

Il bambino sulla spiaggia c’era davvero, ma il dubbio di averlo visto dipende forse dall’indifferenza degli uomini verso i ripudiati, i tristi, i soli, gli sfortunati… Ziq ha un po’ del ragazzino di quattorci anni, proveniente dal Mali, annegato l’anno scorso durante il trasferimento dalla Libia con la pagella cucita negli abiti logori e trovata dal medico legale che gli fece l’autopsia. Di Aylan, il bimbo siriano di due anni trovato a faccia in giù sulle coste della Turchia presso una delle località turistiche più ambite al mondo.  Di Valeria, ventitré mesi, morta annegata nel Rio Grande e ritrovata abbracciata al padre dentro la sua maglietta, entrambi a faccia in giù, mentre tentavano di raggiungere il confine. Del bambino dodicenne ritrovato morto assiderato nel carrello di un aereo partito dalla Costa D’Avorio nella speranza di raggiungere la Francia, non più tardi di un paio di mesi fà. 

Il linguaggio della scrittrice dipinge immagini colorate, cariche di luce e profumi, che raggiungono il lettore, lo spettatore senza investire, ma quando arrivano scatenano emozioni crescenti che stupiscono chiunque sappia o disconosca. Nella articolazione dei tre livelli narrativi la grande forza della scrittrice è proprio questa: raccontare la verità senza usare toni violenti, parole sconvenienti, parlare della guerra senza mostrare le armi; non dimenticare il passato abbracciando il futuro, muovendosi nel presente con guardinga speranza. Le ballate di Pietro Cavalieri sono canzoni semplici che evocavo i nostri ricordi infantili; così come l’allestimento scenografico di ombrelli che diventano onde e barche.

Ziq ed Aziq (amico immaginario, suo doppio che elude la solitudine e auspicio che egli diventi grande) sono impersonati da Giuseppe Arezzi, diciannove anni. All’età di otto, aveva iniziato a recitare con la compagnia GoDoT, diretta da Vittorio Bonaccorso e Federica Bisegna. Ha lavorato sempre con loro partecipando a numerose produzioni, tra cui “Finale di partita”, “Le sedie”, “L’aumento di Perec” che, oltre che a Ragusa, è andato in scena a Catania, all’Officina Pasolini di Roma e al Milano Fringe Festival.

La scrittrice, dopo averlo osservato e rimanendone impressionata, decise di scrivere questo romanzo cucendoglielo addosso; e Giuseppe Arezzi diventa Ziq, con tanti ombrelli addosso ed un colorato cappello sulla testa. E’ bravo fino alle lacrime, in grado di esprimersi come un bambino ed un adolescente; ci ha fatto sentire la fatica dei piccoli passi trascinati sulla sabbia, il rumore della sua paura quando il giorno cede il passo alla notte; ci ha rallegrato con l’insopprimibile voglia di giocare con la fantasia ed è riuscito a farci sentire il rumore silenzioso delle norie, le grandi ruote idrauliche della città di Hama in Siria. Infine, ci ha mostrato attraverso occhiali d’argento come le cose possono mutare e diventare ogni cosa la fantasia voglia.

 

“La favola penetra la vita nel profondo e ci fa dubitare del vero. Mette alla tragedia ali di vetro che feriscono pur librandosi”. L. M. U.

 

 

 

 

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