L’impegno civile degli scienziati tra vecchi e nuovi conflitti

CATANIA – La proliferazione delle armi di distruzione di massa pone dilemmi agli scienziati che sentono di avere particolari responsabilità nei confronti della sociètà. I fisici, più di altri scienziati, hanno caldeggiato la non-violenza dopo la Seconda guerra mondiale. Così si legge nel saggio “Fisica per la pace. Tra scienza e impegno civile” (Carocci editore), che è stato presentato nella Sala conferenze della CGIL di Catania, in un incontro organizzato dall’Osservatorio euro-mediterraneo.
Pietro Greco, giornalista e divulgatore scientifico di fama, è il curatore del volume. A Catania ne ha discusso con filosofi e uomini di scienza (Luigi Raffaele, Enzo Branchina e Francesco Coniglione, coordinati da Filippo Scaccianoce) dimostrando che il rapporto tra scienza e guerra è un crinale molto delicato da percorrere.
L’avanzamento delle conoscenze pone dilemmi, che possono spingere in senso pacifista o in senso opposto. Gli Stati, ossessionati dal bisogno di sicurezza, trovano un forte alleato nella crescente offerta di armi tecnologiche. Gli scienziati sono guardati perciò con sospetto dai pacifisti e accusati di contribuire al riarmo con ricerche che moltiplicano la capacità distruttiva delle armi, preludio di un definitivo conflitto atomico.
In realtà la scienza e la tecnologia non sono né buone né cattive: dipende dall’uso che se ne fa. I laboratori scientifici possono diventare strumento di profitto e di dominio; ma possono anche contribuire al progresso e al benessere. Tutto dipende dagli intenti e dalle finalità, più o meno nobili, delle ricerche e dei loro finanziatori.
Non mancano nel Novecento i contributi di scienziati che hanno criticato apertamente l’establishment che produceva il disarmo nucleare. Una chiara consapevolezza dei rapporti fra scienza e impegno civile-politico la ebbe Albert Einstein che, durante la guerra fredda, sottoscrisse, insieme al filosofo-matematico Bertrand Russell, il “Manifesto” (1955) che iniziò la riflessione sui rischi per l’umanità prodotti dall’esistenza delle armi nucleari. Dopo di allora si avviarono le Conferenze internazionali (Conferenze di Pugwash) e nacquero Enti di ricerca con scopi pacifici – come il CERN di Ginevra (laboratorio di fisica delle particelle), l’ESA (Agenzia Spaziale Europea), il SESAME (in medioriente) – in cui scienziati di varia nazionalità usano il nucleare a scopo civile e non militare, con benefici già intuiti nel 1947 dal fisico nucleare Edoardo Amaldi che, assieme ad un gruppo di colleghi, incontrò Alcide De Gasperi mettendolo in guardia sull’importanza che lo sviluppo dell’energia nucleare per scopi pacifici poteva avere in Italia.
La scienza, in conclusione, non è sempre a favore della guerra ma, anzi, alle volte, può essere alleata della migliore politica, soprattutto ora che nuove forme di conflittualità rendono sempre meno chiare le tradizionali distinzioni tra la guerra (cioè lo scontro violento tra Stati), il crimine organizzato a scopo politico (di gruppi come l’Isis), la guerra economica e la violazione su larga scala dei diritti umani.

guestauthor Autore
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