Lettera aperta dei Medici di famiglia al Presidente FNOMCEO, DOTT. FILIPPO ANELLI.

Continua il periodo di pandemia da covi-19, in queste ore il Governo ha preso provvedimenti per arginare i contagi nel nostro paese; lo sfogo che abbiamo raccolto attraverso questa lettera dai Medici di famiglia, è una descrizione di quanto questa categoria sia allo stremo sotto tanti punti di vista. Pubblichiamo quindi la seguente lettera che rappresenta il malumore secondo la categoria, per il supporto da parte delle istituzioni che a quanto pare sia insufficiente. Leggiamo insieme.

Illustre signor Presidente,
chi scrive è un gruppo di MMG, stanco di essere destinatario – in maniera decisamente immotivata e, comunque, abbondantemente eccessiva rispetto a qualunque diritto di critica – di continui attacchi mediatici, a volte con carattere persino derisorio, del nostro operato, rispetto ai quali non ritiene di rimanere ancora inerme.
Ciò, soprattutto alla luce del fatto che dei più recenti attacchi, quasi sempre privi del benché minimo contraddittorio, si sono resi responsabili tre giornalisti famosi, conduttori di trasmissioni televisive seguite da milioni di spettatori.
Stiamo lavorando senza sosta dall’inizio della pandemia, seguendo a casa, anche in telemedicina, i nostri pazienti affetti da COVID o, semplicemente, contagiati. Le nostre giornate lavorative sono diventate infinite, con telefonate che arrivano una dopo l’altra, oltre a mail, whatsapp ed SMS, ma nessuno di noi si è lamentato di questo, perché sappiamo di essere la prima linea ed il punto di riferimento per i nostri pazienti. Nei mesi di marzo e aprile, la maggior parte di noi ha lavorato senza DPI, perché erano introvabili, senza che questi illustri giornalisti che, oggi, ci deridono, si sia mai preoccupato di sottolineare questo aspetto e senza sollecitare alcuno a fornirceli.
E’ appena il caso di evidenziare che, da questo punto di vista, nulla è cambiato, nel senso che, se adesso siamo più attrezzati, è solo perché abbiamo provveduto all’acquisto di quanto occorrente, facendo fronte alle necessità con i nostri soldi (salvo rare eccezioni).
Il risultato di tutto questo, nel corso di questi lunghi mesi, è stato che molti MMG, che non si sono tirati indietro, hanno perso la vita, al pari di altri colleghi in servizio presso gli Ospedali, eroi nell’immaginario collettivo.
Crediamo che questo attacco ai MMG sia un’enorme mancanza di rispetto verso i colleghi deceduti nell’esercizio della professione, i quali, con dedizione massima e senso di responsabilità proprio di questa nobile professione, hanno visitato, sprovvisti di tutto, pazienti affetti da COVID.
A questi illustri giornalisti vorremmo chiedere se hanno mai provato a riflettere su come si sentano, oggi, alle loro parole offensive e denigratorie, i familiari di questi Colleghi, morti non meno eroicamente.
Come in tutte le categorie professionali, purtroppo, siamo ben consapevoli del fatto che le mele marce sono ovunque. E noi, per primi, chiediamo che si intervenga con vigore e con la giusta attenzione, affinché vengano individuate e vengano, poi, assunti i provvedimenti più opportuni.
Ma quello che, adesso – prima di determinarci ad assumere tutele più adeguate, anche legali – chiediamo a gran voce è che il nostro Ordine professionale ci tuteli da queste ingiuste accuse e ribadisca l’importanza del nostro ruolo, in tutte le sedi opportune e con gli strumenti che riterrà più opportuni, purché in grado di arrivare – in maniera chiara e forte – a tutta la popolazione, affinché abbia immediatamente termine questa campagna denigratoria, che mina, inevitabilmente, il rapporto di fiducia con i nostri pazienti, alla base del nostro lavoro.
Distinti saluti “

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