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Legge Elettorale Rosatellum bis

Porcellum, Mattarellum, Rosatellum, Mattarellum inverso e Rosatellum bis… più che i nomi di leggi elettorali sembra un carosello di nominativi della seconda declinazione latina, genere neutro. E di positivo nella scelta di questi nomi c’è proprio l’uso del Latino, come pallido tentativo di sopraffazione degli innumerevoli lemmi mutuati da lingue straniere.

Il termine di presentazione del nuovo testo della legge, alla quale in sei mesi, sono state apportate numerose modifiche o tentativi dì, è il 4 ottobre: approvato alla Camera, sarà modificato dal Senato e quindi nuovamente riproposto alla Camera. Dunque, lavori frenetici in Commissione Affari Costituzionali per la presentazione di emendamenti ad un testo di legge già comunque approvato, il Rosatellum per l’appunto e sul quale, come affermerebbe la Presidente della Camera Laura Boldrini non si dovrebbe e non si potrebbero esigere nuove approvazioni per effetto del principio giuridico del ne bis in idem : in sostanza, non si può ri-votare su un tema già votato dall’assemblea. Il clima in cui tutto si sta svolgendo è estremamente acceso per la incombente necessità di approvare la legge di bilancio per il patto di stabilità e benché lo scontento sia diffuso, si corre il rischio di far passare una legge e consegnarla al popolo senza averla veramente capita.

Ancora, non vi è nulla di definitivo, ma al momento, il Rosatellum bis (versione potenziata del Rosatellum la cui paternità è attribuita ad Ettore Rosato per il Partito Democratico), prevede che il 36 per cento dei seggi verrebbe assegnato con il sistema maggioritario, in questo caso basato su collegi uninominali, cioè collegi in cui ogni partito presenta un solo candidato. La restante quota di seggi, il 64%, verrebbe invece assegnato con criterio proporzionali. La composizione del Parlamento vedrebbe quindi la presenza di 231 seggi alla Camera e 102 al Senato eletti con i collegi uninominali. Con il Rosatellum bis non sarebbe ammesso il voto disgiunto,  cioè votare un candidato al collegio uninominale e una lista diversa da quella che lo sostiene. Chi vota un candidato nel collegio uninominale voterà automaticamente anche il listino proporzionale della coalizione che lo appoggia.

L’Italia è divisa in 100 collegi ( ambito territoriale entro il quale un elettore esprime il proprio voto) alcuni collegi sono uninominali, altri plurinominali e 20 circoscrizioni.  I seggi vengono attrbuiti col sistema proporzionale; se un partito prende più del 40%, riceverà il premio di maggioranza ed il numero dei seggi assegnati sarà 340. Nel caso siano due i partiti a ricevere più voti, nelle due settimane successive andrebbero al ballottaggio. Chi vince il ballottaggio, ottiene 340 seggi.

La distribuzione dei seggi.

Alla Camera i 630 seggi sarebbero assegnati come segue:

  • 232 in collegi uninominali, di cui:
  • 6 per il Trentino Alto Adige
  • 2 per il Molise
  • 1 per la Val d’Aosta
  • 386 in piccoli collegi plurinominali
  • 12 nella circoscrizione estero

Al Senato i 315 seggi si dividerebbero così:

  • 102 in collegi uninominali, di cui:
  • 1 per il Molise
  • 1 per la Valle d’Aosta
  • 207 in piccoli collegi plurinominali
  • 6 nella circoscrizione estero

Cosa cambia al Senato. La Costituzione ha stabilito che i Senatori verrebbero eletti su base regionale, fermo restando che le soglie del 3% e del 10% si calcolerebbe su base nazionale.

Listini corti e bloccati. Ogni collegio plurinominale non dovrebbe eleggere in nessun caso più di 7-8 deputati, ma potrebbe eleggerne molti di meno a seconda della Regione. Nei singoli collegi plurinominali le liste sono bloccate (“lista bloccata” l’elenco dei candidati di un partito il cui ordine non può essere modificato) ed i collegi dovrebbero essere abbastanza piccoli da garantire la riconoscibilità dell’eletto, anche in previsione del fatto che i nomi sono tutti scritti sulla scheda elettorale.

Le coalizioni e le alleanze. Tornerebbe nella legge il concetto di coalizione: un gruppo di liste sosterebbe un singolo candidato nell’uninominale, come era nel vecchio Mattarellum, ma il candidato potrebbe correre da sè nel proporzionale.

Un’unica scheda e no al voto disgiunto. Novità rilevante anche per le conseguenze politiche che avrà è che il voto sarà espresso su una sola scheda e sarà vietato il voto disgiunto, ovvero la possibilità di votare un candidato nel collegio uninominale e una lista a lui non collegata nella parte proporzionale. L’elettore forse avrebbe solo l’impressione di esprimere una preferenza, ma in realtà sono le segreterie politiche a scegliere per l’elettore stabilendo l’abbinamento. Chiamiamolo : suggerimento.

La scheda e il voto. La scheda sarà unica sia per la Camera che per il Senato; intercorreranno piccole differenze fra le due. L’elettore si esprimerà sia per la quota maggioritaria che per quella proporzionale. Sotto ad ogni candidato nel maggioritario ci saranno i simboli delle liste a lui collegate nel proporzionale e accanto al simbolo delle liste saranno stampati i nomi dei candidati del corrispondente listino bloccato .

Quote rosa. Il Rosatellum prevede che ciascuno dei due sessi non possa rappresentare più del 60% dei candidati di un listino bloccato. Quindi nei collegi plurinominali con due seggi da assegnare, dovranno essere un uomo e una donna; con tre seggi, due uomini e una donna o due donne e un uomo; con quattro seggi, fino a tre uomini e una donna (o naturalmente l’inverso).

Differenze col sistema attuale: è il sistema proporzionale puro e la presenza di collegi uninominali. La quota di maggioritario dovrebbe incentivare le alleanze tra i partiti più vicini politicamente, che potrebbero in questo modo competere davvero per aggiudicarsi il collegio. E’ un sistema del tutto analogo a quello previsto dal Mattarellum, escluso che per le quote. Nei collegi uninominali prevale infatti il candidato che prende anche solo un voto in più dei suoi avversari.

Soglia di sbarramento per partiti e coalizioni. Per le coalizioni, la soglia d’ingresso in Parlamento prevista dal Rosatellum bis è fissata al 10%, una quota appetibile anche per coalizioni piuttosto ristrette. Per i partiti che si presentano da soli invece la soglia è al 3%.

Cosa ne pensano “gli altri”:

Bersani dichiara: «Il “Rosatellum” non somiglia al “Mattarellum” e neppure al modello tedesco. Si tratta di una cosa pasticciata e complicata, difficile da spiegare agli italiani. Le proposte di colazione così non sono impegni di programma, ma ripartizioni senza simbolo e senza vincolo, così come invece prevedeva il sistema maggioritario introdotto dal Mattarellum. Si perde il percorso pulito che semplicemente dovrebbe fare un partito vincolato da un programma che garantisca la governabilità. Pisapia e Prodi che appoggiavano questo testo, cambieranno idea quando vedranno la scheda elettorale: due, tre, quattro partiti possono scrivere da parte lo stesso nome del candidato del collegio, magari in due città con vocazioni e bisogni diversi! per me, non si parla di maggioritario, bensì di “maggioritario a geometria variabile”; in una parola: Trasformismo!»

Il Presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia «teme che il sistema così pensato sia incerto e non garantisca elementi di governabilità e stabilità a medio termine, così come sarebbe necessario, soprattutto in vista delle elezioni in Germania dove si lavorerà da subito ad un piano di politica economica che noi, in questo modo, non saremo in grado di affiancare, soprattutto i ordine al debito pubblico di una nazione che sta con fatica cercando di uscire dalla crisi. Industria 4.0 (programma figlio della quarta rivoluzione industriale che in realtà un po’ spaventa perchè porterà la produzione automatizzata ed interconnessa, si teme, compromettendo molti posti di lavoro n.d.r.) non è una questione tecnologica che attiene solo agli industriali, ma una vera e propria idea di inizio di società che deve prestare attenzione ai suoi nodi di sviluppo ed alle sue criticità».

Speranza del Movimento 5 Stelle, assolutamente in dissociazione con le coalizioni, quindi partito danneggiato da questa legge elettorale, spiega «noi siamo assolutamente contrari a questo modello che abbiamo ribattezzato significativamente “imbrogliellum”” a causa delle coalizioni “farlocche” e della sua mancanza di democraticità perché sarà impedito al cittadino di eleggere i propri candidati: avremo il record del Parlamento dei nominati. Non siamo quelli che dicono sempre no, tanto è vero che abbiamo riproposto l’adozione del Mattarellum. La nostra interlocuzione deve partire da un’idea dell’Italia, perche se non si ha la stessa idea, è difficile presentarsi agli elettori con un progetto».

«Noi – dice Giorgia Meloni – da sempre chiediamo una legge elettorale che faccia due cose: che dia agli italiani un governo chiaro frutto di una loro scelta e non un governo fatto nel palazzo. Questo il Rosatellum non lo garantisce perché non garantisce una maggioranza nè che i parlamentari siano scelti dai cittadini. Non so come si faccia, dopo che tutti i partiti sono andati in televisione a dire ‘basta con le liste bloccate’, a ripresentarsi con le liste bloccate… », conclude la leader di Fdi.

Scriveva il politico e storico italiano, Federico Chabod,  nei primi decenni dell’Unità d’Italia : <<La vera debolezza dello Stato italiano non consisteva nelle diatribe dei partiti, nelle lotte personali e simili, ma in quella estraneità delle masse alla vita pubblica che il Sonnino (Ministro del Tesoro e delle Finanze del Regno d’Italia dal 1893 al 1896, rimise in pari il bilancio dello Stato) doveva additare , parecchi anni più tardi, in piena Camera e discutendo di riforma elettorale: la grandissima maggioranza della popolazione si sente estranea al fatto delle nostre istituzioni;si vede soggetta allo Stato e pronta a servirlo con il sangue e con i denari, ma non sente di costituirne una parte vera ed organica e no prende parte alcuna alla sua esistenza ed al suo svolgimento»… se coniugassimo i verbi al presente, ci accorgeremmo di parlare dei tempi attuali.

 

guestauthor Autore
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