Le relazioni pericolose”: Bucci e Sgrosso, binomio del teatro di ricerca, firmano la riduzione teatrale del capolavoro di Laclos

Lo spettacolo è ospite del Teatro Stabile di Catania alla sala Verga dal 2 al 7 aprile

 

Tra le messinscene più significative firmate da Elena Bucci e Marco Sgrosso, binomio di spicco del teatro di ricerca, ci sono senz’altro il progetto e l’elaborazione drammaturgica del romanzo epistolare “Le relazioni pericolose”, drammatico epilogo tardosettecentesco dello spirito libertino ormai al crepuscolo, intriso delle profonde contraddizioni che ne minano l’impianto razionale illuministico. Lo spettacolo è da diverse stagioni in tour con successo nei principali teatri della penisola ed approda dal 2 al 7 aprile al Teatro Stabile di Catania che lo ospita alla sala Verga.

La regia è della stessa Bucci con la collaborazione di Sgrosso, ed entrambi danno vita in scena ai vari personaggi insieme a Gaetano Colella. Elena Bucci, che nella sua straordinaria carriera ha fatto incetta di riconoscimenti, tra cui il Premio UBU come migliore attrice e il Premio Eleonora Duse,  impersona ad un tempo la glaciale e crudele Marchesa di Merteuil e la virtuosa Presidentessa di Tourvel, mentre Marco Sgrosso è il seduttore seriale Visconte di Valmont, che soccombe vittima della sua preda. Gaetano Colella chiude il cerchio del plot incarnando Pierre Ambroise Choderlos de Laclos, che a sua volta dà voce alle mature Madame de Volanges e Madame de Rosemonde, ma soprattutto a Cécile de Volanges e al Cavaliere Danceny, giovani ingenui e innamorati ma stritolati e attratti nel gioco della depravazione.

Osservano Bucci e Sgrosso: «È davvero una pericolosissima tentazione, affrontare il romanzo epistolare di Laclos, generale, scrittore, inventore, giacobino, amico del Duca D’Orléans, segretario governativo per Danton, governatore sotto Napoleone, capace di danzare con la storia, con le arti e con tutti i poteri che si sono avvicendati in quel secolo straordinario. Riprendiamo dopo molti anni lo studio intorno a quest’opera geniale che, attraverso le piccole storie di amore e sesso di qualche singolare individuo, traccia il ritratto di un’intera epoca, con le sue aperture al futuro, le sue paure e le sue trappole, le limpide utopie, le paure, la cecità. Nonostante il passare dei secoli e delle grandi rivoluzioni, la vivida contrapposizione tra questi punti di vista e l’ironica visione dell’umano che ne traspare arrivano dritte alla nostra sensibilità Oggi che quel disegno di potere, imperialismo e supremazia europea si sta irrimediabilmente sfaldando, leggiamo con altro sguardo quel tempo e la sua impressionante ricchezza di ideali, scoperte e contraddizioni, nella quale forse sta la chiave per la trasformazione, ormai imprescindibile, di un modo di intendere le relazioni, la società e il progresso che ha mostrato la sua potenza, ma anche tutta la sua ferocia».

Assistente all’allestimento è Nicoletta Fabbri, le luci sono di Loredana Oddone, la drammaturgia del suono è curata da Raffaele Bassetti con la collaborazione di Franco Naddei, la consulenza ai costumi è di Ursula Patzak, la collaborazione alle scene di Carluccio Rossi. La produzione del Centro Teatrale Bresciano è realizzata con la collaborazione artistica della compagnia “Le Belle Bandiere”, guidata da Bucci e Sgrosso, che sottolineano: «Nelle “Relazioni pericolose” siamo immersi in un gioco di specchi, falsari e finte chiavi, dove balenano verità sempre diverse, velate e disvelate dalle armi dell’intelligenza e dell’ironia più amara. Attraverso le finte lettere di personaggi affascinanti e crudeli, fidenti ed amorosi, ma soprattutto clamorosamente teatrali, si snoda l’abile strategia che rivela la matematica spietata dei rapporti e il mutevole duello tra vittima e carnefice, per arrivare, come in un meccanismo ad orologeria, alla grande esplosione finale, quando gli specchi riflettono soltanto solitudine e vuoto. Quel che resta tra i rottami del gioco delle apparenze acquista una preziosità inafferrabile e il palcoscenico fatiscente dell’anno 1782 diventa vertiginosamente vicino, teatro di relazioni quotidianamente subite ed inflitte. Non importa certo stabilire se le lettere siano vere o finte: quante volte l’arte ci stupisce raccontando cose non reali ma che sono più vere del vero? »

Così infatti scrive l’autore Choderlos de Laclos, nella falsa avvertenza dell’Editore che apre Les Liaisons dangereuses. «Pensiamo sia nostro dovere avvertire il pubblico che non garantiamo l’autenticità della raccolta di queste lettere, e abbiamo anzi forti motivi per credere che si tratti di un romanzo, poiché i suoi personaggi sono così corrotti che è impossibile supporre che siano vissuti nel nostro secolo; in questo secolo di filosofia, dove i lumi hanno reso tutti gli uomini probi e tutte le donne modeste e riservate. Il nostro parere è, quindi, che le vicende narrate non siano potute accadere che in altri luoghi e in altri tempi».

«Merteuil e Valmont – concludono Bucci e Sgrosso – sono vampiri allo specchio, assetati di linfa vitale, vigliacchi nell’esperire i sentimenti, paurosi di perdere il controllo, assediati dal desiderio di potere. Tourvel, Cecile e Danceny appaiono come marionette, usati, immolati, succhiati, svuotati. Un maggiordomo, testimone dei segreti e delle esecuzioni, pare conoscere e favorire tutte le trame. Ma qualcosa sfugge alle strategie, l’ingranaggio si inceppa, gli specchi rimandano immagini inattese e si spezza il legame tra i complici. La mossa finale è sbagliata e il conto tra vincitori e vinti resta aperto. La vita, che sempre sorprende, vince sulle regole dell’intrigo intessuto dall’intelligenza e dal desiderio di controllo e di potere. La sua musica imprevedibile squassa la presunzione degli ipocriti e Laclos, pur consegnando alla distruzione e alla perdita tutti i suoi protagonisti, affida proprio al femminile la costruzione di nuovi destini».

 

 

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