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Le più belle trans di Sicilia

Leila è Miss Trans Sardegna, Kiara è Miss Trans Sudamerica ma entrambe sono catanesissime. Il verdetto è arrivato alla fine della tappa siciliana di Miss Trans Italia che si è svolta nei giorni scorsi a Ragusa e che ha visto unificate le concorrenti di Sicilia e Sardegna. Alla fine, delle quattro fasce di Miss che garantiscono la partecipazione alla finale nazionale che si terrà il prossimo 5 settembre al Gay Village di Roma, due sono appunto andate alle ragazze catanesi: Leila Leila Pereira (Daniela), Kiara Drago. Leila ha vinto la fascia per la Sardegna, Kiara (la cui mamma è brasiliana) si è aggiudicata quella di Miss Sudamerica.

Catania quindi bella, trasgressiva, sorprendente. Uno spirito libero e libertario che, a dispetto dei desideri dei tanti, troppi bigotti che sono ancora in giro, non perde occasione per affermarsi. Bello che ci sia, bene che ci sia. Apertura mentale e fisica, segno di progresso e di intelligenza, di voglia di crescere e di progredire, di accettare le sfide del futuro. Alla faccia dei proprietari di quel lido di Mascali che ha impedito l’ingresso ad un ragazzo gay. Bene, invece, il registro comunali delle unioni civili, bene il primo “matrimonio” omosessuale celebrato al Castello Ursino dal sindaco Enzo Bianco (in realtà solo la cerimonia di “ufficializzazione” dell’iscrizione nel registro). Bene, anzi benissimo che tre ragazze transessuali abbiano partecipato al Concorso per Miss Trans Sicilia-Sardegna. Oltre a Leila e Kiara c’era anche Veronica Spampinato che non ha vinto ma non perché non fosse meno bella delle altre concorrenti.

Leila, di padre catanese e madre argentina, ha 26 anni, studia Giurisprudenza, ha un passato di campione regionale di pattinaggio artistico a rotelle ed anche qualche articolo per dei giornali locali; Kiara, ha 20 anni, anche lei ha la mamma straniera, brasiliana, ha studiato da estetista e il suo obiettivo è aprirsi un suo studio; infine Veronica, 26 anni, catanese purosangue, fa la parrucchiera per donna.

«Io non ho mai avuto problemi di nessun tipo. Catania è una città aperta di mentalità – spiega Leila – ma a volte accadono fatti antipatici senza che la colpa sia di nessuno come quando una palestra molto conosciuta mi ha rifiutato l’iscrizione perché non aveva uno spogliatoio per me. Sono però certa di farcela perché mi sento intelligente, bella, ho una buona cultura ed una famiglia che mi è vicina».

Questa cronaca riguarda Leila, Kiara e Veronica; ma a Catania ci sono anche le storie di Vittoria che lotta per i diritti civili ed ha chiesto e ottenuto il “libretto di genere” all’Università, di Vanessa che vuole fare l’educatrice, di Melita che dipinge, di Giorgia che studia da parrucchiera. Una città ricca anche per la sua diversità e per il coraggio di viverla. Come del resto ha recentemente fatto anche il presidente degli Stati Uniti Barack Obama con l’assunzione alla Casa Bianca di Raffi Freedman-Gurspan, transessuale di colore, ex attivista per i diritti umani. Lavorerà all’ufficio del personale della Presidenza. «Il suo impegno per migliorare la vita dei transgender in America, soprattutto di quelli afroamericani e poveri, riflette i valori di questa amministrazione» ha spiegato Valerie Jarrett, consigliere di Obama. Una volta tanto non abbiamo nulla da invidiare a nessuno.

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