Le allegre comari di Windsor per la regia di Giovanni Anfuso

Una buona notizia per i nostri lettori: le repliche delle “allegre comari” non finiscono il 25 luglio ma proseguono fino a domenica primo agosto.

Lo spettacolo è prodotto  da Buongiorno Sicilia e Vision Sicily per l’adattamento e la regia di Giovanni Anfuso, ha il sostegno di Regione Siciliana, Camera di Commercio del Sud Est Sicilia e Comune di Catania.

In scena a Catania dal 9 luglio scorso nel cortile dell’Istituto per ciechi Ardizzone Gioeni, fa il pienone ogni sera e riscuote scroscianti applausi.

Si avvale della presenza in scena di ben 17 attori: Angelo D’Agosta, Valentina Ferrante, Barbara Gallo, Plinio Milazzo, Luigi Nicotra, Salvo Piro, Liliana Randi, Davide Sbrogiò, Pietro Casano, Gabriele D’Astoli, Corrado Drago, Luciano Fioretto, Giulia Messina, Davide Pandolfo, Francesco Rizzo, Fabrizio Scuderi, Mattia Valenti.

I costumi egli elementi scenici sono curati da Riccardo Cappello, le musiche firmate da Paolo Daniele,  le coreografie sono di Fia Distefano e le luci di Davide La Colla. L’aiuto regista è Agnese Failla.

Se ancora ci resta qualche lettore dopo questo effluvio di doverose informazioni, a questi diciamo che lo spettacolo che abbiamo visto vale tutti i soldi spesi per il biglietto; e se gli venisse di chiederci quale è stato il migliore attore e quale la migliore attrice,  gli diremmo che non c’è stato un migliore attore e nemmeno una migliore attrice, tutti e 17 sono stati “migliori”, molto bravi nelle parti loro assegnate e impeccabili esecutori delle note di regia.

Un lavoro davvero corale, una coralità ravvisabile dalla prima all’ultima scena. Merito di un grande regista come Giovanni Anfuso che col sorriso e lo scudiscio è riuscito a trasformare 17 persone in un gruppo sincrono e felice.

Ma le meraviglie della regia non si esauriscono qui: Anfuso è riuscito a dare vita all’austero cortile dell’Ardizzone Gioeni (nato non certo per ospitare spettacoli teatrali) in una allegra location dove farsi “lievitare” l’anima con la sapiente architettura delle luci e dei suoni replicati con decine di microfoni sparsi a contrastare le leggi della fisica che vogliono l’eco dopo 17 metri di spazio libero e il riverbero al di sotto del loro limite, considerando che le pareti del cortile non sono fatte di materiale fonoassorbente.

Insomma, un’impresa generosa, riuscita nonostante il sabotaggio involontario di alcune maestranze dell’istituto Ardizzone Gioeni che, alla Prima, hanno – come si dice – staccato i fili della corrente di una parte dell’impianto fonico che non ha consentito a una gran parte gli spettatori di cogliere l’allegra, spigliata, veloce parlata degli attori. L’inconveniente non si è più ripetuto.

Un’altra meraviglia dello spettacolo è l’intelligente riduzione in un unico atto, di un’ora e mezza quasi, dei 5 atti che il Bardo di Stratford upon Avon ha scritto alla fine del sedicesimo secolo (come vuole la tradizione) su richiesta della Regina Elisabetta.

Anfuso riesce, aiutato dagli attori e dalle attrici, a rendere serrata e avvincente una vicenda che dimostra pienamente i secoli che ha addosso: il pubblico smaliziato del ventunesimo secolo non è certamente incline ad appassionarsi alle improbabili cialtronerie di Sir Falstaff (reso credibile da un ottimo Davide Sbrogiò) eppure il complesso dell’azione scenica e della perizia drammaturgica lo hanno reso simpatico a tutti.

Ma le regine dello spettacolo sono le comari Madama Margaret Page interpretata da Liliana Randi, Madama Alice Ford interpretata da Valentina Ferrante e Madama Quickly interpretata da Barbara Gallo.

La Randi/Page acconciata alla luciferina ha dato davvero l’impressione della matrona giunonica a cui non sfugge nulla; Valentina Ferrante nei panni di Lady Ford è stata l’esterno coscia destra più apprezzata dello spettacolo.

E’ stato il pepe che ha percorso lo spettacolo dall’inizio alla fine e non ha consentito a spettatori e spettatrici di distogliere gli occhi dal palcoscenico: una intuizione degna d’un grande uomo di spettacolo come Anfuso;  praticare alla gonna di Lady Ford uno spacco dal polpaccio alla vita che ha svolazzato impertinente e ammiccante. Uno spettacolo nello spettacolo.

L’esile Barbara Gallo era Mistress Quickly che la tradizione vuole grassoccia e sgraziata e alla quale, per la bisogna, sono stati aggiunti addome e larghi fianchi posticci che hanno accentuato l’aspetto caricaturale del personaggio reso  molto bene dall’attrice.

A darci le tante morali della storia è stato poi inserito un giovanissimo Shakespeare (Angelo D’Agosta) che attraverso i suoi sonetti più celebri ha nobilitato la pochade ante littaram.

Uno spettacolo estivo, pieno di luci e di suoni, divertente, leggero ma non troppo, tecnicamente mirabile e di pregevole qualità artistica.

Ci è piaciuto e lo consigliamo ai nostri lettori.

 

Foto di Santo Consoli

 

 

Matteo Licari Autore
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