Lavorare nel “MOOD” giusto si può? Ne parliamo con l’esperta Web catanese Rosanna La Malfa.

Nel terzo millennio, siamo letteralmente invasi dalle tecnologie più avanzate. Croce e delizia di tutti noi che o per lavoro o per studio non se ne può fare a meno. Scambiamo due chiacchiere con Rosanna La Malfa esperta catanese nel settore web.

D: Signora La Malfa, spieghi nel dettaglio come si sta evolvendo il lavoro di Web Manager?

R:Il lavoro di web manager o comunque tutto il comparto web, è sempre più prolifero. Le cosiddette nuove professioni che ormai tanto nuove non sono più, stanno crescendo esponenzialmente. Tutta la comunicazione ed il marketing hanno avuto un balzo in avanti, modificandosi in maniera camaleontica, con l’avvento del web 3.0 ed ancora di più con i social. Le università stanno introducendo nuove specializzazioni con percorsi sempre più variegati che conducono a questo mondo che io definisco meraviglioso. Ho scelto il mondo della comunicazione più di 10 anni fa e penso che sia cambiata, al di là della tecnologia e degli strumenti, la percezione di ciò che si può fare “facendosi pubblicità”. Basti pensare ai primi colleghi che realizzavano siti internet. Le foto potevano essere molto ritoccate e presentare un prodotto poteva anche essere mendace. Oggi la gente recensisce, fa video, fa foto ed essere sbugiardati in diretta web è più semplice. C’è anche il rovescio della medaglia: questo potere può anche essere usato a dismisura dai concorrenti ed i fake profiles proliferano. La rivoluzione in tal senso doveva essere più equilibrata che sembra un ossimoro, ma questo è.

D: Da un anno ormai siamo in piena crisi in tutti i settori, il settore di cui lei si occupa ha subito un netto calo, è così?

R: Questo settore non ha subito un calo come può immaginare. Anzi. È però una buona domanda perché la lego ad una mia riflessione di qualche giorno fa sul futuro. Molte pubblicità attestano quanto sia semplice o addirittura facilissimo per chiunque potersi creare un sito web dal nulla e senza alcuna esperienza o competenza col servizio X. Ormai la presenza online è fondamentale per qualsiasi azienda. Chiunque è online, anche i poco o non esperti, il ristorante di fiducia, un negozietto pensa all’ecommerce, fosse anche solo essere su Facebook. L’accesso ad uno spazio su internet è diventato facile ed accessibile a tutti. Ma allora siamo tutti web master o web designer? Ogni cliente avrà un cugino o un nipote che smanetta che potrà fare un lavoro specializzato? No, niente affatto. Questo mondo è straordinario, ha bisogno di professionalità, di visione ed un po’ anche di avere una funzione sociale. Ricollegandomi alla sua domanda, se il nostro settore non è stato in calo, possiamo affiancare con investimenti accessibili e/o pagamenti dilazionati le aziende che hanno sofferto questa crisi pandemica. Più etica non guasterebbe.

D: Perché avere fiducia in professionisti del Web come lei, per promuovere aziende?

R: Se mi dovessero operare al cuore, non chiamo un architetto. Se ho problemi con un impianto TV, a meno che funzioni con un pugno sullo schermo, chiamo il tecnico per riparare il guasto. .Magari il pugno funziona momentaneamente, ma uno specialista è ciò che serve. Così anche per il web. Siamo ancora artigiani che realizzano un prodotto su misura dei clienti, siamo ancora quelli che possiamo super partes parlare dell’azienda, scrivere e fotografare l’attività, affascinare il navigatore e creare fiducia. Realizzare un sito web, fare comunicazione sui social, creare piattaforme sono professioni. Noi professionisti del web dobbiamo pensare ad essere specializzati e formarci continuamente (il web corre veloce), dobbiamo pensare a dare il meglio. Solo così possiamo essere utili. Dobbiamo formare il cliente stesso a vivere la sua presenza online in maniera consapevole e fruttuosa.

D: Cosa possono fare le istituzioni per sostenere il vostro lavoro e di conseguenza quello delle aziende o dei negozi?

R: Mi viene in mente subito la defiscalizzazione degli introiti ecommerce (con incentivi) per le PMI che producono e vivono in Italia. Inoltre non si evade con il commercio elettronico. Incentivi per la formazione del personale all’utilizzo dei mezzi informatici e di comunicazione (gestione ordini, caricamento promozioni, modalità per la fidelizzazione dei clienti) così da riqualificare il dipendente. Finanziamenti per la trasformazione e digitalizzazione dell’impresa per portare online consapevolmente le nostre PMI senza dover stare forzatamente sotto scacco delle multinazionali. Alcune di queste misure sono state già prese con bandi regionali e/o nazionali. L’Italia è un po’ indietro a livello digitale. Dobbiamo metterci al passo con l’Europa. Non abbiamo niente da invidiare agli altri paesi.

D: I nostri figli saranno gli imprenditori di domani. Come vivono l’era digitale e come la vivranno, secondo lei, in futuro?

R: Una domanda che ci coinvolge tutti, sia come esperti ma soprattutto come adulti e genitori. Ho sempre pensato che nella vita personale e professionale occorrano principalmente quattro cose: curiosità, spirito di adattamento, formazione. Curiosità: il web la alimenta se si vive in maniera corretta. Reperire con facilità informazioni può appiattire la curiosità? Se non educati i giovani, non ne vedono le potenzialità. Pensano che sia uno strumento solo per postare selfie o fare challenges anche pericolose. Sono abituati a sentirsi dire nelle scuole: “Attenti dietro si può nascondere il malintenzionato!” oppure da noi genitori “Posalo quel telefono e studia!”. Attenzione: lungi da me il dire che affermare queste cose sia sbagliato. Il pericolo esiste sia per quanto riguarda le possibilità del delinquente sia sull’assuefazione al telefonino. L’ho detto anche io ai miei figli. Ma di contro, gli ho fatto scoprire la bellezza. Di cosa? Della conoscenza di taluni argomenti tramite una ricerca, delle pluralità di opinioni su un dato fatto storico, di luoghi bellissimi che non hanno visto ancora viaggiando, di opere d’arte sparse per il mondo, di, con moderazione e controllo da parte mia, trovare amici lontani. Spirito di adattamento. Loro sono nativi digitali, certo, ma non vivono il mezzo con la prospettiva di utilizzarlo un domani per lavoro. Nel 2016, incaricata per un progetto contro la dispersione scolastica a Palermo, ho insegnato a costruire un sito ecommerce ad un gruppo di ragazzi delle scuole medie. Velocissimi con i mobiles, meno veloci per fare un powerpoint. L’informatica, la comunicazione, il web sono e saranno fonte di lavoro. Ed anche di legalità. Perché abbiamo costruito insieme il concetto di pianificazione dei costi, del pagamento dei contributi, del pagamento delle utenze, delle prospettive ricavi meno costi uguale guadagno. Con questa visione si adatteranno al cambiamento in maniera meno impattante. Il web è lavoro e solo educati verso questa visione i giovani potranno non vedere solo paura e divieti. Formazione: la scuola attraverso le materie logico matematiche, scientifiche e letterarie educano le anime di questi giovani, le formano, danno loro un quadro formativo importantissimo. Su questo non ci piove. Educazione: questa è la quarta cosa che non ho dimenticato, ma ci volevo arrivare insieme. L’educazione digitale è importantissima per tutti, corpo docente, genitori ed ancor più per i ragazzi. Non è demonizzando i tempi attuali (“eh sì, prima si stava meglio”, “prima queste cose non c’erano“) che i nostri figli vivranno questo momento al meglio. Loro non conoscono il prima, conosco ora e dopo. Aiutiamoli educandoli a conoscere i pericoli, ma anche se non soprattutto le prospettive di lavoro (per esempio i programmi per realizzare audio e video, nel rispetto del copyright); formiamoli a vedere un app come utile per la risoluzione di un problema, un social network come modo di dire la propria senza usare un linguaggio dell’odio. Il web è realmente un mezzo per un futuro migliore. Io ci credo.

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