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L’Arte di (Im)Migranti

I viaggi portano quasi sempre a nuove scoperte, anche quando si vanno a visitare luoghi noti, famigliari. Fu così che, rientrando di recente in Italia dalla capitale croata, Zagabria, ebbi modo di stare seduta in autobus accanto a un senegalese.
Un senegalese gentile e garbato, che rientrava a Pontedera dopo le feste di Capodanno trascorse in Croazia, per riprendere a lavorare al supermercato della Conad di Altopascio toscano. E fin qui sarebbe rimasto per me tale se non avessi avuto la curiosità e l’intuito di chiedergli dell’altro, sembrandomi una persona del tutto diversa dai comuni senegalesi che avevo conosciuto finora. E non mi ero sbagliata. Ero seduta di fatto accanto a un Grande Pittore senegalese, affermato al livello europeo, e molto amato e rinomato nel paese in cui vive. Ma lui me lo disse con un’umiltà e una semplicità tali da suscitare in me tanta artistica riconoscenza. Gli chiesi di mostrarmi le foto dei suoi quadri che lui cercò nel cellulare e ne rimasi affascinata. E fu un viaggio nella Vera Arte, di cui mi piace informare con l’etica e il sentimento di condivisione di un bene comune.
Birame Dia nasce il 25 dicembre 1981 a Dakar in Senegal. Studia a Dakar alla Scuola Nazionale d’Arte Ecole Nationale Des Beaux Arts de Dakar. Da otto anni vive in Toscana e, oltre a lavorare alla Conad di Altopascio (Lucca), fa anche lo “swamp” (il buttafuori) nelle discoteche di Massa e Carrara. Spesso lo chiamano anche per fare la guardia del corpo ai concerti di Andrea Bocelli. Ha vissuto prima, come libero artista, in Francia (Parigi), Grecia (Salonicco), Turchia (Istambul) e Germania (Menheim e Neustadt) dove ha fatto molte mostre personali e partecipato a esposizioni collettive di arte figurativa. Parla benissimo quattro lingue (inglese, francese, tedesco, italiano) e ne sta imparando una quinta: il croato.
In Senegal, prima dell’espatrio e da giovanissimo, aveva fatto mostre personali e collettive nelle prestigiose sedi d’arte a Dakar quali: Galleria Albert Sarro, Galleria Antenna, Galleria della Marine Nationale Française, Galleria Gaïnde, Gorée Casa Degli Schiavi (DakArt).
Il padre di Birame era il grande artista senegalese Diatta Seck, scomparso nel 2015 (nato a Dakar il 27 luglio 1953), il quale era stato per dieci anni Presidente degli Artisti del Senegal (APPS) ovvero dell’Association del peinters plasticiens Senegal.
Un viaggio porta quasi sempre a nuove scoperte. E la scoperta di Birame Dia fu per me un viaggio nell’Anima del Senegal attraverso le sue parole piene di semplicità di calore e attraverso i colori, la tecnica e le forme della sua arte che ho potuto apprezzare solo dalle foto conservate nel suo cellulare. Una tecnica che spesso si rifà alla terra, usa la materia prima (sabbia, terra, fogliame, metalli vari tritati), per raffigurare gli usi e i costumi di quell’area primigenia che riaffiora ancora, con serena e gioiosa propulsione, dalla sua terra d’origine. Una pittura fresca di colori e gesti che raccontano gesta arcane e quotidiane, spesso animata di strumenti musicali che animano corpi e abiti con fantasiosi richiami di sogni africani. Un modo di dipingere attraverso il sentire della natura che a mo’ di vento visita gli alberi e entra nelle piccole case rudimentali. Questo l’ho appreso a prima vista dalle fotografie di dipinti di Birame Dia, che da otto anni espone molto in Italia, specie in Toscana dove risiede, ma anche altrove.
Un giovane maturo, solare, luminoso, che di sé Artista parla solo se glielo si chiede. Ma che lascia un segno profondo di stima e di apprezzamento umano per tutta una serie di gente immigrata e migrante, che conserva la propria Anima anche immigrando in terre lontane e straniere rispetto alla propria cultura d’origine, in cui spesso si vive estraniati se non si ha una profonda Radice. Ma è grazie, appunto, solo a una profonda Radice se si riesce a trasformare ogni esperienza di difficoltà reale in un Sentiero d’Arte. Lo dice una come lui in base alla propria esperienza di Im(Migrante). Provare per credere, sempre.
Birame rientrava a Pontedera, l’ho già detto. Io, però, andavo alla volta di Catania dove lui non è mai stato. Chissà se con una mostra di quadri suoi, prima o poi, Catania non potrà giovarsene?

guestauthor Autore
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