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La verità nascosta, indagine della commissione antimafia dell’A.R.S.

Cosi si intitola il lavoro conclusosi dalla commissione antimafia dell’Assemblea Regionale Siciliana presieduta dall’On. Claudio Fava sui depistaggi inerenti la morte del magistrato Paolo Borsellino, illustrandone presso la sede di CittaInsieme, alla presenza di un numeroso pubblico i punti più salienti.
Le verità nascoste in Italia sono tante ,questa è una delle più gravi ed importanti avvenute nella storia della Repubblica Italiana, tuttavia, grazie al lavoro di qualcuno le verità nascoste non rimangono tali.
Attraverso il lavoro della commissione antimafia, quindi si è cercato di fare luce sui gravi fatti di depistaggio iniziati immediatamente dopo l’esplosione in via D’Amelio.
La commissione antimafia ha voluto fare questo lavoro primo per rispondere alle domande dei figli di Borsellino- dice l’On. Fava- poi per mettere alla luce tutte quelle omissioni, reticenze, imboscamenti non rilevabili dalla magistratura perché non perseguibili penalmente, ma che moralmente, hanno una valenza non indifferente. Il lavoro della commissione ha evidenziato le responsabilità di coloro che da poliziotti, magistrati, politici, alti funzionari dello Stato in maniera più o meno attiva coprirono la verità dei veri mandanti dell’uccisione sia di Borsellino che di Falcone.
Borsellino dopo la morte di Falcone per 50 giorni rimase solo, nessuno lo chiamò per sapere la sua opinione sui mandanti dell’uccisione di Falcone tantomeno il tribunale di Caltanissetta incaricato delle indagini- fu mandato però a Palermo un giovane procuratore senza alcuna esperienza, in maniera informale che cercò di fare delle domande a paolo Borsellino il quale si dannava perché non riusciva a fargli capire la mentalità mafiosa- dice Fava
Da questa inchiesta viene alla luce l’idea che immediatamente si costruì’ un teorema che diceva : “la mafia per vedetta uccide Falcone e Borsellino” senza però porsi delle domande chiavi: chi dice questo? perché è stata la mafia? Quali fonti aiutarono la mafia ad organizzare l’agguato?
Si è tenuto conto per anni delle dichiarazioni di quel Gaspare Spatuzza che passò per pentito, per poi scoprire dopo oltre 10 anni che non solo non sapeva nulla, ma non era neppure un affiliato alla mafia, era solo un disoccupato che per sbarcare il lunario vendeva al dettaglio sigarette di contrabbando.
Le audizioni dell’Antimafia hanno permesso di ascoltare quei personaggi che direttamente o indirettamente hanno avuto una qualsiasi parte, anche marginale nella vicenda. Né è venuto fuori uno spaccato molto imbarazzante di superficialità ma soprattutto di mancati adempimenti ad esempio; Ilda Boccassini la più convinta del teorema sfragistico della mafia, al momento che lasciò l’incarico di Caltanissetta per andare altrove mandò una nota ai suoi colleghi del pool antimafia dove mise in dubbio l’autenticità delle dichiarazioni di Spatuzza , questa nota è scomparsa nessuno la sa dove sia. Si ha conoscenza della cosa perché una copia fu mandata anche presso la procura di Palermo, mi chiedo come mai anche a Palermo? La Boccassini non si fidava dei suoi ex colleghi? Emerge anche una verità che và oltre Scarantino un “Pupo” che fu vestito da pentito da coloro che lo usarono per anni. Non si comprende perché il procuratore capo di allora incarica I servizi segreti, il SISDE di indagare. Ben sapendo che la legge Italiana vieta ai Servizi di fare indagini di questo genere, la legge vieta anche che un magistrato dia questi incarichi. Non solo ma Bruno Contrada alto funzionario proprio per garantirsi chiese ed ottenne l’incarico formale.
Ma soprattutto il teorema della vendetta non regge per una logica strategia; la legge sull’approvazione del 41 /bis (carcere duro per i mafiosi) era ferma da mesi in Parlamento; dopo la strage di via D’Amelio sul filo dell’indignazione Nazionale la legge fu riesumata è varata in pochi giorni permettendo l’immediato arresto di oltre 400 mafiosi che furono trasferiti nell’isola di l’Asinara. Conveniva alla mafia scoperchiare il vaso di Pandora? Oppure si addossò la responsabilità alla mafia per coprire altri mandanti diversi dai mafiosi? Il depistaggio continua con la scomparsa dell’agenda rossa di Borsellino; un ispettore di polizia appena arrivato con la volante dopo pochi minuti ,sul luogo della strage pistola in pugno, vide emerge due individui ancora oggi sconosciuti dai fumi delle macchine con la borsa del magistrato che si identificarono come appartenenti ai servizi, borsa prima scomparsa poi ritrovata da dove era scomparsa l’agenda rossa.
Si è voluto anche dare conoscenza dell’opera di pulizia che si fece nella casa a mare di Borsellino subito dopo la sua morte che cosa si cercava? Lo si è trovato?
Nelle audizioni si è chiesto ai magistrati perché avete aspettato 10 anni per capire che Scarantino era un “Pupo?” la risposta disarmante è stata: “ si era andati già troppo oltre” assurdo!!! si è preferito non tenere conto dei verbali degli uomini d’onere che dicevano di non conoscere sto tizio, non si è voluto tenere conto delle dichiarazioni fatte dallo stesso Scarantino ad un giornalista di Mediaset il quale ritrattò le sue dichiarazioni dicendo che gli erano state estorte. La magistratura di Caltanisetta (sempre lei!!) fece immediatamente un ordine di sequestro della cassetta, ordinando cosa strana, anche di cancellare tutto anche dal server in modo da non lasciare traccia. Si seppe dell’intervista solo perché un tecnico (siciliano!!!) se ne fece una copia. Queste dichiarazioni rimasero ben nascoste per anni. Alle richieste dei perché fatte dalla commissione nessuno ancora da una risposta certa e precisa.
Però oramai la verità non solo giudiziaria ma anche morale è venuta alla luce, la strage di via D’Amelio fu una strage di Stato.


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