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La luce di San Giovanni e il culto solare

Chiunque intraprenda un cammino di ricerca della verità sa bene che l’apice delle sue ricerche è costituito dalla cosiddetta “Illuminazione”, che altro non è se non un più chiaro e luminoso stato di coscienza che gli consente di “vedere” ciò che precedentemente non era in grado di vedere. Non a caso il movimento dell’Illuminismo prende il suo nome dalla ragione, la luce che illumina le menti: senza quella luce, le menti sono al buio, nelle tenebre dell’oscurantismo, della superstizione, del dogma e del Male.

Fisicamente la luce del giorno è data dal Sole, ma la quantità di luce che egli ci offre è differente nell’arco dell’anno: infatti il percorso che il Sole conduce sulla linea dell’orizzonte è caratterizzato da un quasi incessante spostamento di posizione a causa dell’angolatura, di 23 gradi circa, dell’asse terrestre rispetto al piano dell’orbita: è questa la ragione per cui per sei mesi il Sole sale sempre più in alto, raggiunge il suo apice al Solstizio d’estate e lì si ferma per tre giorni (“Solstizio” infatti indica proprio il fermarsi del sole) per poi ricominciare la discesa. Si tratta dunque di un cambiamento di illuminazione e di irradiazione solare che investe la terra e che modifica tutto ciò che in essa è. A differenza del Solstizio d’inverno, periodo in cui la melatonina prodotta dall’ipofisi abbassa il livello di serotonina, portando a stati di sonnolenza e di depressione, nel periodo del Solstizio d’estate i livelli di serotonina si innalzano proprio perché cala la melatonina, così dormiamo di meno e siamo più allegri, anche grazie agli effetti benefici della vitamina D che assorbiamo dal sole. Dal momento che le radiazioni solari potenziano le qualità della materia, si ritiene che alcune erbe medicamentose siano più efficaci se raccolte in quei giorni: è questo il caso dell’Iperico, detta anche “erba di San Giovanni”, una pianta dai cui fiori si estrae un olio che cura diverse patologie, ed è efficace persino per migliorare la tonicità della pelle ed attenuare le rughe.

La luce che investe la terra con più intensità, e più a lungo, modifica anche il campo visivo grazie all’espandersi della radiazione del fuoco solare. Due i Solstizi durante l’anno: quello invernale del 21 dicembre e quello estivo del 21 giugno, a distanza di sei mesi l’uno dall’altro. Il Solstizio d’inverno è consacrato a Gesù, mentre quello estivo a San Giovanni il Battista. Questo aspetto è importante perché, come ben sappiamo, Giovanni battezzava con l’acqua, mentre Gesù col fuoco dello Spirito Santo, ossia imponeva le mani.

Per ben due volte dunque il Sole arresta il suo cammino. Ma cos’è il Sole?

Sole è una stella, definita “Nana Gialla”, in funzione del suo colore giallo pallido dovuto alla temperatura molto elevata della sua superficie, ed emette continue radiazioni solari elettromagnetiche, nonché il cosiddetto “vento solare” costituito da neutrini ed altre particelle che consentono la vita sulla terra. Assieme ai pianeti che costituiscono il Sistema Solare, il Sole è posizionato nel cosiddetto Braccio di Orione, uno dei cinque bracci che costituiscono la spirale della nostra Galassia, la Via Lattea.

Sin dai tempi più remoti l’umanità aveva compreso quanto il Sole fosse collegato alla fertilità ed alla produttività della Terra, e furono costruiti luoghi di culto e simboli a divinità che lo rappresentassero. In Asia venne rappresentato dal fiore di Loto, con i suoi otto petali, mentre in Europa assistiamo ad una continua stilizzazione del disco solare, rappresentato a volte come spirale, a volte come svastica con i bracci ripiegati verso destra, a simboleggiare il suo percorso diurno e, con i bracci ripiegati verso sinistra, a simboleggiare il suo percorso notturno.

Espressione dei più primitivi culti solari sono i Menhir, o “pietra conficcata”, orientati astronomicamente e, mentre siti megalitici destinati al culto solare sono presenti in tutto il mondo, Stonehenge, “Pietre sospese”, nelle vicinanze di Salisbury, in Inghilterra, è attualmente uno dei siti megalitici più visitati al mondo. Secondo alcuni studiosi, questo sito costituirebbe il più antico osservatorio astronomico, mentre secondo altri, sarebbe forse stato un primitivo calendario, o un tempio solare. Le pietre di Stonehenge sono ricche di quarzo e, con le significative radiazioni solari del Solstizio, creano un particolare campo energetico che investe tutti coloro che si trovano nelle vicinanze: è questa la ragione per cui in quei giorni a Stonehenge affluiscono persone da tutto il mondo e che  partecipano ai rituali che annualmente vi si svolgono.

A Nabta Playa, nelle vicinanze di Abu Simbel, in Egitto, troviamo un enorme complesso megalitico risalente all’XI secolo a.C., orientato verso i punti di nascita e di tramonto del Sole. Secondo Una antica tradizione, Mehetueret, la “Giovenca cosmica”, sarebbe nata dalle acque degli oceani portando con sé il disco solare tra le corna, un mito che anticipa la nascita del culto di Hathor. Secondo la più antica cosmogonia egizia, infatti, il dio Sole venne generato da Hathor, la Grande Madre, che veniva raffigurata come una donna che sorregge sul copricapo un disco solare incastonato tra due corna.

Presso gli antichi Egizi, Ra era il dio del Sole, ed a Lui Krefren dedicò un tempio ai piedi della grande Sfinge. I suoi sacerdoti si riunivano ad Heliopolis, la Città del Sole, dove prendeva il nome di Atum, “Colui che nacque dalle acque” di Nun, cioè “il Nulla”. Ra-Horus veniva rappresentato a volte come un “Sole alato”, a volte anche con la stilizzazione di un occhio, chiamato “l’occhio di Ra”.

Il culto di Aton, ovvero il “Disco Solare”, venne introdotto a Karnak sotto il governo di Thutmose II, che lo fece rappresentare con raggi terminanti in mani che reggevano l’Ankh, la croce ansata simbolo di vitalità.

Divenne unico culto consentito sotto Akhenaton, incoronato nel 1350 a.C., che assunse questo nome sostituendolo al precedente: “Amenophi IV”. Assieme alla consorte Nefertiti, egli trasportò la capitale da Tebe a “Tell-el-Amarna”, distrutta in seguito alla morte del suo fondatore, coinvolto in una feroce damnatio memoriae. Il suo pensiero si ispirava ad un canone di verità che si concretizzò anche dal punto di vista artistico ed architettonico: così da una parte le poche statue rimaste lo rappresentano in sembianze androgine e con un rigonfiamento all’addome, dall’altra nei templi dedicati al culto del dio Sole era rappresentata Nefertiti, sua sposa e sacerdotessa, nell’atto di compiere rituali ad Aton. Della sua produzione letteraria ci rimane un maestoso “Inno al Sole” che recita così:

I
Tu ti ergi glorioso ai bordi del cielo, o vivente Aton!
Tu da cui nacque ogni vita.
Quando brillavi dall’orizzonte a est
riempivi ogni terra della tua bellezza
sei bello, grande, scintillante,
Viaggi al di sopra delle terre che hai creato,
abbracciandole nei tuoi raggi,
tenendole strette per il tuo amato figlio (Akhenaton).
Anche se sei lontano, i tuoi raggi sono sulla Terra;
Anche se riempi gli occhi degli uomini, le tue impronte non si vedono.

II
Quando sprofondi oltre il confine occidentale dei cieli
la terra è oscurata come se fosse arrivata la morte;
allora gli uomini dormono nelle loro stanze,
il capo coperto, incapaci di vedersi tra loro;
vengono loro sottratti i tesori da sotto la testa
e non lo sanno.
Ogni leone esce dalla sua tana,
tutti i serpenti emergono e mordono.
Il buio è totale e la terra silente:
Colui che li ha creati riposa nell’orizzonte.

III
La terra si illumina quando sorgi
Con il tuo disco scintillante di giorno.
Davanti ai tuoi raggi l’oscurità viene messa in fuga
il popolo delle Due Terre celebra il giorno,
tu lo svegli e lo metti in piedi,
loro si lavano e si vestono,
Sollevano le braccia lodando il tuo apparire,
poi su tutta la terra cominciano il loro lavoro.

IV
Le bestie brucano tranquille,
gli alberi e le piante verdeggiano,
gli uccelli lasciano i loro nidi
e sollevano le ali lodandoti:
Tutti gli animali saltellano sulle zampe
tutti gli essere alati volano e si posano di nuovo
tornano alla vita quando tu sorgi.

V
Le navi salpano su e giù per il fiume.
Alla tua venuta si aprono tutte le strade.
Di fronte al tuo volto i pesci saltano nel fiume.
I tuoi raggi raggiungono l’oceano verde.
Tu sei colui che mette il seme maschile nella donna,
tu sei colui che crea il seme nell’uomo,
tu sei colui che risveglia il figlio nel ventre della madre,
accarezzandolo perché non pianga.
Anche nell’utero sei la sua balia.
Tu dai respiro a tutta la tua creazione,
aprendo la bocca del neonato,
e dandogli nutrimento.

VI
Quando il pulcino cinguetta nell’uovo
gli dai il respiro perché possa vivere.
Tu porti il suo corpo a maturazione
in modo che possa rompere il guscio.
E così quando lo rompe corre sulle sue zampette,
annunciando la sua creazione.

VII
Quante sono le tue opere!
Esse sono misteriose agli occhi degli uomini.
O unico, incomparabile dio onnipotente,
tu hai creato la terra in solitudine come desidera il tuo cuore,
gli uomini tu hai creato, e le bestie grandi e piccole,
tutto ciò che è sulla terra,
e tutto ciò che cammina,
tutto ciò che fende l’aria suprema,
tu hai creato strani paesi, Khor e Kush
e anche la terra d’Egitto,
tu metti ogni uomo al posto giusto
con cibo e possedimenti
e giorni che sono contati.
Gli uomini parlano molte lingue,
sono diversi nel corpo e nella pelle,
perché tu hai distinto popolo da popolo.

VIII
Negli Inferi tu fai sì che il Nilo straripi,
conducendolo a tuo piacimento a portare vita agli egizi.
Anche se tu sei signore di tutti loro, signore delle loro terre,
ti affatichi per loro, brilli per loro,
di giorno sei il disco solare, grande nella tua maestà,
anche alle terre lontane hai portato la vita,
stabilendo per loro un’inondazione del Nilo nei cieli,
che cade come le onde del mare
bagnando i campi su cui abitano.
Quanto eccelse sono le tue vie, o Signore dell’eternità!
Hai stabilito un Nilo nei cieli per i forestieri.
Per il bestiame che cammina ogni terra,
ma per l’Egitto il Nilo sgorga dall’aldilà.
I tuoi raggi nutrono campi e giardini.
È per te che vivono

IX
Tu fai le stagioni per il bene delle tue creature,
l’inverno per rinfrescarle, l’estate perché
possano gustare il tuo calore.
Hai creati cieli lontani in cui tu possa risplendere.
Il tuo disco nella tua solitudine veglia su tutto ciò che tu hai fatto
apparendo nella sua gloria e brillando vicino e lontano.
Dalla tua unicità dai corpo a milioni di forme
città e villaggi, campi, strade e il fiume.
Tutti gli occhi ti osservano, lucente disco del sole.

X
Non c’è nessuno altro che ti conosca tranne Akhenaton,
tuo figlio.
Gli hai dato comprensione dei tuoi intenti.
Lui capisce il tuo potere:
Tutte le creature del mondo sono nelle tue mani,
proprio come tu le hai fatte.
Con il tuo sorgere, esse vivono.
Con il tuo tramontare, esse muoiono.
Tu stesso sei la durata della vita. Gli uomini vivono attraverso di te
I loro occhi ricolmi di bellezza fino all’ora del tuo tramonto.
Ogni fatica viene messa da parte quando tu sprofondi a ovest.

XI
Tu hai stabilito il mondo per tuo figlio,
lui che è nato dal tuo corpo,
Re dell’Alto Egitto e del Basso Egitto,
che vive nella verità, Signore delle Due Terre,
Neferkhepure, Wanre
il Figlio di Re,
che vive nella verità, Signore dei Diademi,
Akhenaton grande nella lunghezza dei suoi giorni.
E per la Nobile Moglie del Re
lei che lui ama,
per la Signora delle Due Terre, Nefernefruate-Nefertiti,
possa lei vivere e fiorire per l’eternità.

L’opera politico-religiosa compiuta da Akhenaton, definito il “Faraone ribelle”, fu il primo tentativo storico di passaggio da un culto politeista ad un culto monoteista. Secondo alcuni studiosi, la figura di Akhenaton sarebbe quindi da accostare alla figura biblica di Mosè, che condusse il famoso esodo dall’Egitto, anch’egli promotore del culto di un dio unico: sarebbero stati infatti trovati dei papiri che lo confermerebbero nel sarcofago di Tutankhamon, figlio di Akhenaton.

Tra i simboli regali rinvenuti nel sarcofago ricordiamo il Nekhekh, un bastone con appese in punta delle strette strisce di stoffa, e l’Hekat, un bastone con la parte superiore ricurva, che si portavano incrociate sul petto con le mani incrociate: un doppio incrocio a formare un rombo, simbolo di coincidenza degli opposti. I medesimi simboli li troviamo a corredo del Dio sumerico Shamash: nella sala Richelieu del Museo del Louvre di Parigi troviamo una stele raffigurante una scena di libagione, da cui si evince che Shamash era considerato dai Sumeri un dio giusto e potente: infatti reca in mano un cerchio, simbolo di giustizia e un bastone, simbolo di potere.

Le medesime caratteristiche ed attributi solari ebbe Serapide, il cui culto venne lanciato ad Alessandria d’Egitto da Tolomeo I nel III sec. a.C. che intendeva così conciliare le varie tendenze religiose coesistenti nella cosmopolita Alessandria.

Egli fece costruire un tempio, il Serapeo, contenente una statua del dio Serapide antropomorfizzato, conservata oggi nei Musei Vaticani. Il tempio venne distrutto nel 391 per volere del patriarca cristiano di Alessandria, Teofilo, il quale ordinò la costruzione, sullo stesso sito, di una chiesa dedicata a San Giovanni Battista. Come riferisce lo storico Sozomeno, in “Istoria ecclesiastica”, la distruzione avvenne in seguito a tumulti anti-pagani orchestrati da rozzi, volgari e selvaggi monaci provenienti dal deserto, detti “parabalani”. Nel corso di uno di questi tumulti venne torturata ed uccisa Ipazia, direttrice del Museion e della Biblioteca annessi al Serapeo, in via del Sole, anche queste completamente distrutte.

Un altro Serapeo sorgeva a Saqqara, nei pressi di Menfi, dove il viale delle sfingi (ben 600) collegava questo tempio alla città, un percorso che ricorda la villa di Adriano a Tivoli che comprendeva un tempio a Serapide, a cui si accedeva percorrendo un colonnato di statue costeggante uno specchio d’acqua. Precedentemente a Roma era stato costruito un Serapeo e precisamente, nel 43 a.C., quando venne edificato in Campo Marzio un tempio dedicato a Serapide e ad Iside, sua sposa. Il tempio solare più importante che troviamo a Roma è tuttavia l’Elagabalium, la cui costruzione venne ordinata dall’Imperatore Eliogabalo, sacerdote del dio solare siriano El-Gabal, che tentò di introdurre a Roma il culto del dio Sole, divenuto in seguito il “Sol invictus”, ed affermatosi con Aureliano. Il culto del Sol Invictus si legò poi saldamente alla cristianità, e Gesù venne considerato una divinità solare dal momento che la religione cristiana si sovrapponeva ad un precedente culto solare, quello di Mitra.

Il culto di Mitra nacque con ogni probabilità nel Ponto, laddove lo si ritrova nel nome “Mitridate”, re del Ponto, che vuol dire “dono di Mitra”. Era praticato dai pirati della Cilicia, combattendo contro i quali, i soldati romani ne conobbero il culto, che cominciarono a diffondere nel mondo romano, considerandolo protettore delle milizie. Nel III secolo d.C. il culto a lui dedicato si fuse a quello di Helios, divenendo il “Sol invictus”, i cui festeggiamenti si svolgevano il 25 dicembre, assimilati poi alla festività del Natale cristiano. A Mitra erano riservati culti misterici, sul modello dei Misteri Eleusini, di perfezionamento dell’anima e di superamento della paura della morte attraverso un percorso iniziatico. L’iniziato veniva introdotto in un labirinto sotterraneo dove, nella penombra, veniva condotto all’interno di una piccola vasca. Una pioggia di sangue derivante dal sacrificio di un toro gli giungeva attraverso un piccolissimo foro nel soffitto collegato al piano superiore, dove avveniva lo sgozzamento del toro. Successivamente l’iniziato veniva condotto in un antro pieno di luce che ne abbagliava gli occhi ormai abituati alla penombra, ad indicare concretamente il momento della sua illuminazone. Come presso tante altre tradizioni, questo accadeva perché il Sole veniva visto come “psicopompo”, cioè colui che accompagnava le anime nell’aldilà e ne consentiva la rinascita, così come egli stesso faceva nel suo percorso di morte al tramonto e di rinascita al mattino, ed era per questo che al sole venivano quindi attribuite caratteristiche di immortalità e di divinità. Inoltre, così come il Sole percorreva, nell’arco dell’anno le dodici costellazioni, allo stesso modo l’iniziato doveva superare dodici prove per riuscire vittorioso ed “eroe solare”, attraverso un percorso che ricorda le dodici fatiche di Ercole, o di Gilgamesh. Ricordiamo che le dodici prove da superare sono anche le dodici porte che, nella tradizione alchemica occidentale, l’alchimista dovrà oltrepassare, affinché la materia possa trasformarsi in Pietra Filosofale e realizzare la Grande Opera.

 

Il culto dedicato a Mitra escludeva completamente le donne, che al contrario erano fondamentali nella cultura e nella civiltà degli Inca. Qui le donne rivestivano un importante ruolo e questo lo si evince anche dall’istituzione di un sistema di accurata educazione e preparazione al ruolo di Sacerdotesse del Sole. Le Aclla, le “prescelte” in lingua quechua, erano le Vergini del Sole e tra queste venivano scelte le “Mamacona”, le sacerdotesse che, con riti particolari, divenivano le mogli del dio Sole. Esse svolgevano un importante ruolo non solo dal punto di vista religioso, ma anche dal punto di vista economico e politico.

Presso gli Incas il dio del Sole era chiamato “Inti”, che in Tahuantinsuyu, antica lingua quechua, vuol dire “disco del sole”, ma era adorato anche col nome di Apu Punchau, che vuol dire “il Signore che presiede al giorno”, mentre con il significato di “Resurrezione del sole” era anche detto Inti Raimi. Era figlio di Viracocha, il Dio primordiale che aveva creato il mondo e che aveva  portato gli uomini verso la civilizzazione. Secondo alcune tradizioni Inti era sposo della Pachamama, la Madre Terra, mentre secondo altre era sposo della Mama Quilla, la luna. Il 24 giugno, giorno del solstizio d’estate, si celebra ancora oggi una grande festa a Sacsayhuamàn, nei pressi di Cuzco, dove era a lui dedicato il tempio di Coricancha. La scelta di tale data ovviamente non è casuale, dal momento che rappresenta il momento dell’anno in cui il Sole, dopo essere sorto per tre giorni dallo stesso punto, ricomincia il percorso inverso. Inoltre il Sole, che rappresenta il fuoco, entra in questa data nella costellazione del Cancro, segno d’acqua, e quindi lunare. L’incontro tra il Sole e la Luna rappresenta quindi una sorta di “matrimonio astrale” e dal loro incontro scaturirà la rinascita ed il risveglio, anche per l’uomo e la sua interiorità, con il suo allontanamento dalla dimensione materiale. Anche per gli Inca il Sole era quindi il Dio che dava la luce, divenendo simbolo di illuminazione cosmica, di conoscenza e di verità, e le sue nozze con la Luna, ricordano da vicino il matrimonio alchemico, l’unione dello zolfo, l’elemento maschile, e del mercurio, l’elemento femminile.

 

Nei giorni del Solstizio d’estate dunque il Sole entra nella costellazione del Cancro, un segno d’acqua, e l’incontro dell’acqua col fuoco viene definito da tante tradizioni come “nozze alchemiche”. Così mentre la luna accende in noi capacità come l’intuito e la fantasia, l’emozionalità, il sentimento, il sole invece potenzia le nostre capacità cognitive, intellettuali e razionali. Queste caratteristiche risuonano in tanti riti che si svolgono in quei giorni in tantissime parti del mondo, così diventa fondamentale fare un bagno purificatorio, possibilmente nelle acque di un fiume ed altrettanto purificatorio sarebbe saltare su un fuoco ardente. Il fuoco genera luce e calore. La luce ed il calore danno vita all’acqua e noi siamo acqua. Secondo gli alchimisti sarebbe proprio questo il momento migliore per la realizzazione della Grande opera, per trovare la pietra filosofale che ci consenta di trasformare il piombo in oro. Come ben sappiamo, metaforicamente la terminologia alchemica allude al piombo che siamo noi, con tutte le nostre passioni e pulsioni, che ci appesantiscono e ci spingono verso il basso. Riuscire a sciogliere il piombo nell’Atanor del nostro “Io” consente di realizzare l’oro che è in noi, e consente di diventare più luminosi grazie alla nostra vera Luce interiore.

Le nozze alchemiche alludono anche alle prorompenti possibilità offerte dall’incontro tra energia e materia. Tutti gli alchimisti sono stati sempre concordi nel ritenere lo zolfo l’elemento fondamentale della materia, e alchemicamente l’unione tra l’elemento maschile e quello femminile può avvenire solo grazie al “fuoco segreto”, detto anche “Sale”, che genera un ribaltamento, una inversione, che ricorda il percorso del Sole che si inverte, ed è per questo che il solstizio d’estate viene visto come un momento magico, un momento in cui l’uomo può imparare a distogliere la sua attenzione dalla realtà esterna per rivolgersi verso la sua interiorità e la sua anima: “Quando l’Oro viene unito alla sua sposa, allora anche lo zolfo coagulante che nell’Oro volgare era rivolto verso l’esterno, viene rovesciato verso l’interno”, dice Filalete in una sua opera intitolata: “L’Entrata aperta al palazzo chiuso del Re”. Lo zolfo viene ritenuto “coaguante” dal momento che, da una parte può dare la vita, dall’altra però può anche bruciare, seccare, uccidere, addensare e putrefare, mentre il mercurio è invece acquatico e dissolvente.

“Solve et coagula” era infatti il motto degli alchimisti e si riferisce metaforicamente all’operazione di dissolvimento delle negatività del nostro “Io” e alla successiva “coagulazione” di ciò che è invece positivo, come la Fenice che muore e rinasce dalle sue stesse ceneri. Il principio del “solve et coagula” lo ritroviamo oggi anche nella scienza, allorquando parliamo di “analisi e sintesi”, oppure anche in psicologia, allorquando, per risolvere una patologia, ad esempio una fobia, occorre individuare ed analizzare tutte le possibili cause che potrebbero averla determinata, attraverso la frammentazione dell’Io, e solo successivamente procedere al “coagula”, alla ricerca della soluzione, attraverso la deframmentazione dell’Io. Questo è il compito di chi, attraverso una costante lotta quotidiana, si rivolge alla conquista della reintegrazione universale: come disse il grande studioso che ha recentemente oltrepassato la Soglia, Nicola Ingrosso, il “solve et coagula” è assimilabile alle operazioni di Binah e Hochmah, di Logica e Intuizione, e “dalle loro nozze potrebbe nascere il figlio Androgino, il Sé … quel Coagulo Immortale capace di tutto dissolvere”, infatti soltanto individuando, conoscendo e dominando gli attributi e le caratteristiche di entrambe le Sephirot possiamo giungere all’Unità della loro fusione, alle Nozze alchemiche di Intelligenza e saggezza, ed infine alla consapevolezza, che ci porterà all’Illuminazione.

I medesimi principi vengono espressi nella XIX lama degli arcani maggiori dei Tarocchi, dove troviamo due fanciulli che danzano e che rappresentano l’uniore di ragione e sentimento. La ragione è ciò che gli alchimisti chiamano “zolfo”, l’elemento che possiede le caratteristiche maschili e solari, mentre il sentimento è ciò che gli alchimisti chiamano “mercurio”, l’elemento che possiede le caratteristiche femminili e lunari. Questo arcano è uno dei più belli ed indica luminosità e positività, e nello stesso tempo generosità, così come il sole che elargisce a tutti la sua luce, rappresentata nella carta dalla pioggia che cade sopra i gemelli e che corrisponde all’oro alchemico dell’’illuminazione. La sua presenza è indice di un momento particolarmente produttivo, che porterà benessere e prosperità. Dal punto di vista affettivo indica l’inizio o la conferma di relazioni stabili ed armoniose, oppure anche la presenza di una amicizia sincera, mentre dal punto di vista lavorativo indica successo nella carriera e sbocchi fruttuosi in ogni ambito. Quando la carta esce capovolta invece il significato si trasforma al negativo, e quello che era generosità diventa egoismo e l’armonia diventa litigiosità, fraintendimento, incomprensione e falsità.

 

Cabalisticamente la carta è associata alla lettera Qoph, la diciannovesima dell’alfabeto ebraico, che corrisponde alla lettera “Q” del nostro alfabeto ed in ghematria al numero 100. A sua volta, la lettera Qoph corrisponde ad Hod, lo Splendore nell’Albero della Vita, ma anche al diciannovesimo sentiero che collega Hod a Nezach. Ricordiamo infine che la sephira Hod è associata all’angelo Raphael, l’angelo della guarigione e della salute.

In astrologia il sole viene visto come un pianeta ed il simbolo che lo rappresenta è un cerchio con un puntino al centro. Le caratteristiche associate al sole astrologicamente sono il calore, la passionalità, il coraggio, la generosità, ma, così come il sole può dare vita, allo stesso tempo può anche distruggere e gli aspetti positivi diventano negativi: superbia e orgoglio.

Il suo domicilio è nel segno del Leone, nel pieno del periodo estivo, quando le messi sono state già raccolte e rappresenta quindi l’abbondanza e la prosperità. L’archetipo connesso al Sole è “il sovrano”, che deve condurre verso tale abbondanza e tale prosperità, infatti un buon sovrano deve essere custode e garante del proprio regno e deve averne cura: ognuno di noi è sovrano di se stesso e della sua crescita spirituale.

Concludiamo quindi con le parole del grande Fabrizio Mariani, che sul retro della sua opera intitolata “Introduzione alla pratica alchemica” scrive: “…Attraverso la dinamica del “Solve et coagula” in cui si riassumono i dodici processi alchemici associati ai segni zodiacali, l’uomo contemporaneo può divenire la strada della sua liberazione intellettuale e morale, ricomponendo finalmente il cruciale conflitto che oppone la natura alla cultura”.

 

guestauthor Autore
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