Intervista a Loris Fiore, in arte Victor Vegan

Domanda: Sei regista e attore cinematografico, recentemente il pubblico televisivo ti ha visto nel nono episodio della seconda stagione della serie TV “Non uccidere”, in onda su Raiplay e Rai Due dal 9 giugno 2017. Le tue esperienze ed emozioni in questo ruolo?

Risposta: La settima arte ti dà la possibilità di calarti in parti che difficilmente si potrebbero avere nella vita normale e l’occasione di impersonare sempre nuovi personaggi; è al tempo stesso ottimo ed eccitante perché mettendoti in gioco puoi sfruttare ogni possibilità che la TV ed il cinema ti possono dare. È stata sicuramente una bella esperienza poter impersonare in un cameo un frate benedettino, padre infermiere che nell’episodio 9 della Seconda Stagione di “Non Uccidere” è insieme ad altri in un monastero molto bello. Abbiamo girato a Staffarda dalle parti di Saluzzo (T0). Ho avuto così la possibilità di avere accanto a me Luis Gnecco come padre superiore, un attore cileno di nota fama ed accanto a lui altri interpreti altrettanto bravi e professionali come Mirian Leone, Matteo Martari, Thomas Trabacchi, Riccardo Lombardo, Luca Terracciano e Monica Guerritore. La serie televisiva per la regia di Giuseppe Gagliardi, Lorenzo Sportiello, Claudio Noce, Michele Alaique, Emanuela Rossi e Adriano Valerio oltre ad essere seguitissima in Italia è già stata acquistata per le televisioni dell’America latina e prossimamente verrà trasmessa anche in Francia e in molte altre in giro per il mondo, e quindi è stato per me un grande onore essere stato selezionato per il ruolo sopracitato.

D.: Per la regia del tuo “Da dove tutto ebbe inizio”, il documentario che tratta gli albori del calcio italiano, sei stato recentemente intervistato da Espn Brasil, il più grande network sportivo sudamericano. E voglio qui fornire un link che ne illustra meglio le motivazioni: http://www.bdtorino.eu/sito/articolo.php?id=25745. Ma andiamo oltre. Questo stesso film è diventato materiale di testo audiovisivo per le scuole colombiane e venezuelane. Una cosa notevole, direi. E non solo. Da questo ne stai autoproducendo un seguito che sta diventando dopo “Firmamento Nerostellato” il tuo secondo lungometraggio dove stavolta racconterai anche le origini del calcio italiano in un mix di suspence, ipnosi regressiva e con una rivisitazione suggestiva curiosa e intrigante dando un’interpretazione esoterica della vicenda, certo in linea con le tue esperienze mistiche e teo-filosofiche. Il film ha soggetti molto interessanti come Nicolò Maimone, Michele Franco, Milena Garreffa, Rosa Fortunato, Giuseppe Cristofaro, Carlo Capirossi, Daniele e Alberto Costelli,Fabio Tosa, Adolfo Zagatti, Annamaria Susca, Silvana Piscopello e e la partecipazione straordinaria di Franco Barbero.

La passione per il calcio si riallaccia alla tua giovinezza quando hai fatto il fotografo calcistico ma pensavi già di dedicarti al Cinema?

R.: In realtà no anche se il cinema l’ho sempre amato da quando a 5 anni iniziavo già a tagliare e rimontare filmini super 8 di Stanlio & Ollio. Dopo aver fatto nel 1986 un corso di operatore video e dal 2001 esser partito dal basso, ho pian piano salito la china sul cammino dell’attore e dal 2008 mi sono dedicato anche alla regia. In quest’ultimo film che sto ultimando ho avuto, spero, la vincente idea di ricostruire vicende del mondo sportivo per mezzo di indagini sulla psiche e con un certo alone di mistero con l’ambizioso desiderio di far avvicinare a queste tematiche le persone che non amano troppo il mondo sportivo e i giovani, più sensibili e interessati agli aspetti dell’occulto che alla semplice documentazione storico-documentaria.

Sono molto contento che questo mio film “Da dove tutto ebbe inizio” sarà presente allo Sport Film Festival di Palermo nel mese di ottobre prossimo.

Spesso sei stato chiamato a parlare di calcio in TV. La prima intervista in merito te la fece Martina Colombari.

D.: Il mondo del calcio ti coinvolge molto, a quanto pare, ma c’è anche quello della musica e della danza. In che modo combaciano in te queste predilezioni in apparenza contrastanti?

R.: Il calcio, la religione e la musica sono per me imparentati tra di loro e li vedo come sinfonie, quando sono intonate fanno bene al cuore e all’anima. I problemi sorgono solo quando sono stonate e quando si gonfiano di elementi estranei. Il mio compito è riportarle alle melodie originarie e mi auguro di riuscire a farlo anche se solo con dei film.

D.: Tempo fa hai fatto studi universitari in Francia. Cos’altro ci vorresti svelare della tua formazione nel campo delle scienze umanistiche. I tuoi altri percorsi sono tanti, parli molte lingue e hai attraversato vari mondi di spiritualità e di religioni differenti. Come mai questa continua ricerca e a quali traguardi ti ha portato?

R.: Alla morte di mio padre avvenuta troppo presto quando avevo 18 anni quando avrei avuto maggiormente bisogno di lui mi sono necessariamente dovuto interessare anche alla mia parte spirituale e ho cercato affidandomi a Dio di modificare le mie debolezze in punti di forza. Per far questo ho voluto lavorare di introspezione e di conoscenza, ho studiato le religioni più praticate ma anche quelle meno note e gli studi comparati mi hanno dato tutte le risposte di cui avevo bisogno tanto che nel 2015 ho ritenuto valido il creare il primo gruppo di studio teo-filosofico al mondo e così un blog online di 200 articoli per poter essere di conforto a molti altri compagni di cammino con le stesse mie priorità e fame di sapere.

D.: Ora stai preparandoti a dirigere il tuo nuovo progetto cinematografico “Jerusalem-Yerushalayim-Al Quds” che ha per fine il dialogo interreligioso e la teo-filosofia quale parte integrante per la pace tra i popoli. Come mai questa scelta dopo un film sulle origini del calcio?

R: Sì, perché ritengo essere questi gli argomenti che andrebbero trattati con un’attenzione diversa ed è importante trovare i punti in comune con il nostro prossimo se vogliamo vivere bene in un modo sempre più interreligioso e interculturale. I sentieri spirituali possono essere diversi ma se cerchiamo attraverso lo studio dei testi sacri le corrispondenze senza preclusioni e fanatismo possiamo trovare in esso le soluzioni ai problemi di integrazione e di incomprensione nei vari paesi del mondo e prendendo Gerusalemme su tutte le altre città a modello possiamo trovarvi in essa il segreto della pace tra i popoli.

D.: Mi piace ricordare in ultimo il tuo bellissimo film “La Memoria dei Giusti”, che tratta la storia di un prete cattolico che scopre di essere ebreo e viene mandato dalla Sicilia nel Nord Italia, in tempi sospetti dell’Inquisizione, delle Leggi Razziali durante la Seconda Guerra Mondiale e degli emigranti siciliani nel Nord Italia, girato a Palermo e nelle sale del castello di Rivarolo, nel canavese, la tua regione. Dall’intolleranza al pregiudizio hanno detto di questo film in un’intervista televisiva che ti hanno fatto nel 2011, anno di produzione. Ne hai parlato abbondantemente alla Conferenza per il film, di cui forniamo il link. https://www.youtube.com/watch?v=4qkUrEL69EE

Come mai un ebreo della Sicilia? Le tue radici forse? Oggi, per la riscoperta dell’ebraismo la Sicilia è di nuovo molto attuale, da come si è visto con la recente restituzione della Sinagoga di Palermo e con i ricchi programmi dell’appena trascorsa Giornata della Cultura Ebraica sia a Palermo che a Catania.

R.: Il film era un omaggio ad un mio zio, Giuseppe Restivo, che era missionario al Boccone del Povero/Beato Giacomo Cusmano di Palermo, che non ebbe il tempo di conoscere le sue origini ebraiche e forse attratto dalle scritture pensò bene di farsi sacerdote. Quando poi, dopo tanti studi, riscopri quelle radici – che altri magari vorrebbero nascondere dopo la conversione ad un altro cammino di fede – inizi a porti molte domande: la fede è quella che si ha nel DNA oppure è quella che scegli mediante una conversione? A tutto questo io mi sono dato un’ampia risposta ma per saperlo occorre aspettare la realizzazione del nuovo film “Jerusalem-Yerushalayim-Al Quds”. Posso dire che la Sicilia ha iniziato un bel piano di riscoperta che, a mio avviso, sarà completo non solo amplificando il ritorno all’ebraismo ma anche rispolverando il bel periodo islamico sotto i Fatimidi che fu un faro di luce di perfetta “conviventia” nel periodo che portò il Ram Bam (Maimonide) a comporre il suo Pirush Hamishnayot (trattato Sanhedrin, capitolo 10) nel quale dopo aver dissertato con studiosi musulmani formula i suoi 13 principi della fede ebraica.

 

 

Claudio Samuele Schillaci
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