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Intervista allo Studio di Carne da macello

E’ andato in scena dal 15 al 18 giugno al Chiostro del Palazzo dei Minoriti per la rassegna del Teatro Stabile di Catania “Altrove” “Studio per Carne da macello” a cura del Banned Theatre. Gli spettacoli continueranno dal 22 al 25 giugno e approfittiamo di questa pausa dietro le quinte per intervistare il duo autrici/registe Micaela De Grandi e Valentina Ferrante e il resto della compagnia

Silea: Da quanto tempo esiste la compagnia teatrale Banned Theatre?

Micaela: Banned Theatre nasce a Catania nel 2014 dalla collaborazione di artisti siciliani e pugliesi e dopo quattro laboratori ha già realizzato lo spettacolo “Dostoevskij Carnaval” tratto da “Dostoevskij trip” di Vladimir Sorokin e lo spettacolo su Ercole Patti “La vie d’artiste raccontata da mia nipote”. Era lo zio di Valentina. 

Valentina: E poi nel 2015 Segni di mani femminili la storia di Virdimura, ebrea, licenziatasi dottoressa in medicina a Catania nel 1376. Nel 2016 Lisistrata la coraggiosa donna greca che negando il proprio letto e quello delle compagne costrinse gli uomini a rinunciare alla guerra fratricida tra Atene e Sparta.

Silea: Quindi inizia così la storia e l’interesse nei confronti delle donne dimenticate maltrattate ma sapienti, potenti ed estremamente moderne…come vi è venuta l’idea di fare uno spettacolo sul Femminicidio?

Valentina: sono stati una serie di fattori contingenti la coproduzione con il Teatro Stabile di Catania e la degenerazione a cui stiamo assistendo prima che i mass media completino…

Micaela: Lo sterminio di massa della donna come soggetto pensante vivente come anima ridotta a carne da macello.

Silea: Chi è la mente e chi il braccio?

Valentina: Io la mente lei il braccio.

Micaela: Lei il braccio io la mente.

Silea: Così è più chiaro. Come avete costruito i personaggi di Studio per carne da Macello?

Valentina: Abbiamo creato un laboratorio di improvvisazione con delle attrici professioniste per capire “chi poteva fare chi”, intendo interpretare una serie di fatti veri e donne dal temperamento diverso.

 Micaela: Tutte storie di donne morte ammazzate in modi differenti in nome dell’amore.

Silea: Voi parlate d’amore e di tutte diciamo le cattivi abitudini utilizzate per tramandarlo in diversi posti del mondo. Avete considerato soltanto la violenza di genere o ogni genere di violenza?

Valentina: Il cast è fatto di sole donne. E di donne sole. E proprio per non restare sole, le donne, si abituano anche alla violenza più atroce in nome dell’amore.

Micaela: E quindi è giusto che si rispecchino madri e figlie intendo all’interno del macello di origine dove vengono allevate.

Silea: Esiste un libro che s’intitola Mi vedevo riflessa nel suo specchio (Psicoanalisi del rapporto tra madre e figlia), quante di voi autrici attrici e registe si è rispecchiato in questo concetto?

Valentina: Si probabilmente questo libro poteva avere un senso ma le nostre madri e figlie sono più le protagoniste di un altro libro mi sembra si chiami “Donne che…”.

Micaela: “Donne che amano troppo” (e che amano male).

Valentina: Ah sì?Io mi ricordavo di “Donne che ballano con i lupi”.

Silea: Quanto il ruolo del personaggio è invischiato con quello dell’attrice?

Micaela e Valentina e le altre in coro: Questa è una bella domanda!

Silea: Parliamone ora!

Micaela: Dunque abbiamo la Madre che non riesce a proteggere la figlia interpretata da una maestosa e irriverente Laura Giordani. 

Valentina: La Giordani apre lo spettacolo e ogni volta che glielo dici nello strabordante salotto della prefettura (usato come camerino) gli viene l’ansia, però come dice la Ragonese (Raniela la grottesca morte che butta sale) “l’ansia ci fa bene che poi deve fare la Madre disperata e mezza pazza siciliana”.

Micaela: E poi abbiamo la madre che riesce a proteggere la figlia dalle violenze e riesce a riscattarla col suo sacrificio.

Silea: Una mirabile e plastica Giovanna Criscuolo.

Valentina: Sì ma anche questo è un personaggio pesante da sostenere. All’inizio Giovanna ci combatteva. Ma poi ha avuto la supremazia: un giorno (durante le prove al cortile Platamone) ha esclamato “io sono in grado di fare una perfetta vittima”.

Silea: Ma e gli uomini? In scena non c’era maschio, almeno anagraficamente parlando…

Valentina: Forse non ha colto il lato ombra di Micaela De Grandi, la sua parte interiore è lei che fa il maschio violento pazzo traditore timido viscido e sgraziato. Ha tutte le qualità del personaggio come maschio, s’intende è la manager delle vittime.

Cercano di infilarsi i collant le pancerine si truccano e nel frattempo specchiata in uno specchio rococò andiamo a parlare con Elisabetta Anfuso cantante attrice e ragazza lapidata piena di famiglia di fratelli e padri traditori: ogni volta che faccio la lapidata mi arriva un’ansia terribile. Me la sento sulla pelle. Ma poi sarà questo che mi da tensione giusta per il rap. Anch’io ho un duplice ruolo sono la vittima lapidata e la vincente che col canto porto avanti una consapevolezza. Rispecchiamo la violenza che subiamo.

Silea: Tutto lo spettacolo è condotto senza emettere alcun giudizio, c’è una forma di giustizia per i personaggi?

Giordani: La giustizia di questa M… madre, e sono costretta a subire le infamie peggiori. La violenza del mio personaggio sintetizza la mia indignazione. Le mie risate con cui ho dovuto combattere non sono folli sono dissacranti sono sadiche.

Silea: E la Ragonese?

Ragonese: Con tutto che non parlo sono sempre in scena: sono il destino la morte felice lo scongiuro e quella che apparecchia e sparecchia la scena! Stessa ansia anche io per questo mi porto i bignami del copione dentro le tasche.

Giovanna Criscuolo: Ma poi c’è una volta che come madre e vittima invisibile, la sparecchio io la scena, quattro giacche, quattro sedie, ridotta ad un soprannaturale appendino, pur di salvare mia figlia.

Ho seguito le prove ho conosciuto delle donne veramente scomode veramente ingombranti con le loro storie personali e le storie dei personaggi. Vive, solidali, in uno stato continuo di cocreazione. Sono donne che ormai si muovono e recitano i loro ruoli come se andassero a pescare le corde oscure della loro coscienza. Mai uno screzio un litigio una gratuita illazione…questo spettacolo è di per sé una bomba un pugno in pancia. Dovrebbe girare per le scuole dovrebbero farne un documentario.

Valentina: Ora le faccio io una domanda: cosa ne pensa dell’inserimento di una psicologa e sessuologa (Susanna Basile) all’interno dello spettacolo?

Silea: E’ l’elemento razionale scientifico. Ci sta una professionista del settore rende lo spettacolo utile per la didattica. La Basile dice che fa la “divulvatrice”, pensi che tra gli addetti ai lavori è nota come Madame Ovary.

La foto in primo piano è di Dino Stornello

La foto in primo piano è di Dino Stornello

guestauthor Autore
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