Il Premio Nobel per la Pace 2021 a due giornalisti investigativi che lottano per la libertà di parola

Se osserviamo i Premi Nobel per la Pace 2021, assegnati oggi, notiamo una attenzione concreta e forte ai temi dell’informazione e dalla democrazia. Quest’anno infatti il premio è andato a due giornalisti investigativi – Maria Ressa e Dmitry Muratov – che con i loro articoli hanno messo a rischio la vita dimostrando “lo sforzo nel salvaguardare la libertà di espressione, una precondizione per la democrazia e la pace duratura”.

La biografia dei due giornalisti apre scenari sul ruolo della stampa nel denunciare la violazione dei diritti umani in Paesi in cui la democrazia è debole e manca libertà di parola.

Maria Ressa, filippina naturalizzata statunitense, corrispondente della CNN, in lavori pionieristici di giornalismo investigativo ha indicato nella guerra digitale la nuova frontiera dell’autoritarismo. In vari saggi ha ripercorso la diffusione del terrorismo, dai campi di addestramento dell’Afghanistan sino a luoghi meno remoti, interconnessi tramite la rete: il nuovo campo di battaglia del terrorismo sono infatti internet ed i social media. Mettendo luce il “Quartier generale dei terroristi”, Maria Ressa ha anche gettato un grido urgente conto la guerra digitale. Ci invita a svegliarci, a mantenere il controllo delle informazioni, prima che sia troppo tardi. Afferma infine che ogni grande attacco di Al-Quada dal 1993 ha avuto un collegamento con le Filippine. E così dicendo critica l’operato del presidente filippino Rodrigo Duarte.

Contro l’autoritarismo è anche il russo Dmitry Muratov, caporedattore della Novaya Gazeta, l’unico giornale di inchiesta russo, di diffusione nazionale, che osa criticare il potere dei nuovi zar di oggi. Con i suoi articoli ha fatto luce sulle turbolente situazioni in Cecenia e in tutta la regione del Caucaso settentrionale. Molto noto per i suoi reportage su argomenti delicati, come la corruzione governativa e la violazione dei diritti umani, ha dato un contributo a spiegare i retroscena di omicidi e misteri insoluti, come l’uccisione della giornalista Politkoskaja, scomparsa nel 2006 dopo aver criticato pesantemente l’allora presidente Vladimir Putin.

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