IL POTERE DELLE BUONE PAROLE E DELLE MANIERE

Carmelo Santangelo

A nessuno piacciono le cattive notizie, che si tratti anche di un qualsiasi atto meritevole di cronaca. Le cattive notizie sono quelle di cui leggiamo nelle prime pagine dei giornali ed ai quali ci addolora, meglio tenersi lontani – sbagliate, errate, gonfiate, o semplicemente narrate con superficialità o con spirito partigiano che siano, secondo come la percepiamo o non vorremmo sentirle dire, perché ci turbano.
La città di Catania, come il resto d’Italia, è invasa da stranieri, comunitari ed extracomunitari, molti di loro sono qui in Italia per un futuro migliore, ma il destino a volte è avverso, non c’è lavoro per tutti, ma si arrangiano con lavoretti occasionali, la parte peggiore spetta alle donne, costrette ad esercitare il mestiere più antico del mondo, ma non bisogna fare dell’erba tutta un fascio. già da decenni molti si sono ambientati, e si accontentano di svolgere umili lavoretti anche occasionali, si sono organizzati in associazioni creando comunità, alcuni frequentano la nostra chiesa cattolica o le loro moschee dove, oltre alla preghiera, si impartisco lezioni educative, in primo piano di non offendere, insultare, promuovere o delegittimare, non usare violenza nei confronti di un individuo o di un gruppo di persone che ha come scopo principale il disprezzo per motivi legati a razza o etnia, religione, disabilità, età, nazionalità, o identità sessuale.
Oltre a questi buoni sentimenti si aiutano a vicenda con pranzi sociali, a chi non ha nulla da mangiare gli verrà offerto il normale pasto caldo, si fidanzano volentieri con italiani ed hanno formato famiglia. Il loro soggiorno viene concesso se dimostrano un’attività lavorativa e chi non trova un impiego apre una attività in proprio, magari come ambulante di merce di largo consumo.
Potrebbe succedere che se un immigrato, per esempio, occupa un angolo per vendere la sua merce, gli addetti alla sorveglianza, piuttosto che invitare la persona a spostarsi, specie se disturba, verrà verbalizzato e gli viene sequestrata la merce, il pane per i suoi figli. Il gesto non gradito al multato scatena una reazione, il gesto si consuma in rissa e si estende al resto della comunità di appartenenza ed alla stampa, dicendo che, per esempio, un senegalese è stato un maleducato con le forze dell’ordine creando sentimenti odiosi tra le parti comunitarie e le istituzioni e la stessa città dei catanesi. Dicendo un senegalese o di altra nazionalità non si riferisce più alla persona ma alla collettività di quella nazione.
L’allarme e l’invito alla tolleranza ed al reciproco rispetto, oggi particolarmente importante per via delle nuove disposizioni sulla sicurezza e polizia urbana e, sui permessi di soggiorno, è lanciata dal Console del Senegal Avv. Francesco Ruggeri, che segue da anni questa comunità ed è in procinto di stipulare un protocollo d’intesa con il Comune di Catania e la Polizia Municipale, il quale invita a guardare al di là del caso specifico, nel rispetto naturalmente delle norme educative e di civica convivenza, definendo così un rapporto di fraternità sociale e culturale.

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