“Il Natale a casa di Harry”, ipnotico Nicola Alberto Orofino

Nicola Alberto Orofino è stato magico, come il Natale: ha definito Harry nell’ambito di una interpretazione sincera. A momenti, la sensazione era quella che il personaggio lo coprisse, in altri che fosse lui a dominarlo. In ogni caso, Harry è arrivato alla platea con la sua vestaglia e le pantofole, composto prima, trascurato appresso, petulante prima avvilito dopo. E’ bravo Alberto, bravissimo. Alla fine, un’ovazione in un mare di lacrime.

 

Un passo indietro: “Il Natale di Harry” è un racconto delicato e pieno di risvolti, scritto da Steven Berkoff (scrittore, autore ed attore inglese, che molti ricorderanno nelle vesti del cattivo in “007-Otcopussy”) nel 1993 e il cui titolo completo è “Il Natale di Harry Acapulco”. Nicola Alberto Orofino e Mezz’Aria lo hanno inserito in rassegna e messo in scena al Teatro Canovaccio, nell’ambito della stagione intitolata “Olodrammi, dell’Amore e di altre solitudini”, avvalendosi della collaborazione di Francesco Bernava che offre fuori campo la voce all’albero di Natale; di Gabriella Caltabiano come aiuto regista, Vincenzo Mendola come scenografo e costumista; sartoria a cura di Grazia Cassetti, progetto grafico di Maria Grazia Marano. Organizzazione, Filippo Trepepi. Foto di Gianluigi Primaverile.

 

Nicola Alberto Orofino voleva raccontare la solitudine che giunge come risultato di una vita trascorsa a rovesciare dentro ad un baratro le regole dell’empatia e che ricompone la sua intera immagine durante la festa più importante dell’anno, quella che se non ti mandano cartoline e non t’invitano vuol dire che vali meno di niente.

E così, ha portato in scena, interpretato e diretto la storia di un uomo di quarant’anni che, tirando le somme durante i cinque giorni che precedono l’evento, non si è fatto una famiglia, non ha coltivato le amicizie, forse solo qualche superficiale rapporto con colleghi dell’ufficio. Misura l’affetto che gli altri nutrono verso di lui dal numero di cartoline di auguri che riceve…il problema è che ogni anno questo numero si assottiglia: i parenti se ne vanno, i pochi amici non sopravvivono ai propri impegni e si allontanato via via che le scelte fatte li portano altrove…E lui sempre più solo, attaccato alla cornetta di un telefono con il combinatore a disco, dentro il quale si consumerà le dita nel disperato tentativo di riuscire a trovare qualcuno da invitare.

 

Harry è come un criceto (a questa definizione mi ha fatto pensare Luca Fiorino, attore messinese che  lavora spesso con Orofino), un criceto che si agita sopra la ruota girando vorticosamente: l’adrenalina, quella che affiora nell’attesa che l’evento si compia lo porta ad organizzare a suon di musica il suo Natale. Non è possibile che non troverà nessuno con cui trascorrerlo, nessuno che non sia sua madre! Trascorrono i cinque giorni e a rendersi disponibile sarà soltanto lei: per orgoglio, Harry le racconterà che a casa sua alla viglia, ci sarà tanta gente. E invece saranno soli, lui ed il suo albero di Natale e la corsa su quella ruota lentamente rallenterà, lasciandolo esausto.

Harry è un personaggio complesso pieno di riassunti: riassunto di una vita passata a sfuggire dalle relazioni, a fuggire dalle amicizie, riassunto dei biglietti di auguri, degli anni trascorsi, riassunto di istanti che avrebbe voluto e non è riuscito a vivere e che sciorina in uno sconsolato delirio. Un uomo che trovandosi quasi a metà del suo cammino stenta a palesare le proprie difficoltà, non riesce a chiedersi i perché di quanto sia accaduto perché troppo doloroso confrontarsi con sé stesso: meglio farlo con un impertinente Albero di Natale (voce di Francesco Bernava).

 

Da qualche parte ho letto che mantenere buoni rapporti di amicizia è una questione di intelligenza; al di là della socievolezza, dell’empatia, della voglia di divertirsi, di stare insieme, di chiedere consiglio; si tratta di essere abbastanza intelligenti per far funzionare le strutture che si muovono attorno all’uomo. Se un tempo i matrimoni restavano in piedi e nelle grandi occasioni, chi era infelice tutto l’anno, provava a divertirsi e  a fare buon viso a cattiva sorte. Da trent’anni a questa parte i nuclei si sono sformati dando vita a sottoinsiemi etichettati tutti con il prefisso “ex”. Strada facendo, si segmentano le famiglie e la piramide si capovolge: da due si diventa… soli

Io non so cosa Nicola Alberto Orofino abbia attivato in sessanta minuti, come sia riuscito a farci vedere tutte le sfaccettature dell’immenso buco nero in cui si era andato a cacciare Harry! Ci è riuscito dominando la scena da grande attore, attraverso passaggi espressivi semplicissimi, facendo recitare la vestaglia, le pantofole, il codino spettinato, il sudore e la scatola di biscotti! Oltre, all’albero di Natale…. Tutta l’empatia di cui Harry è incapace, Alberto la trasferisce interamente e nella semplicità del suo trascurato abbigliamento. E più il monologo montava e maggiore era la sicurezza dell’attore nel padroneggiare il piccolo sprovveduto personaggio che la forza centrifuga del suo vorticoso agitarsi sbatte giù dalla giostra facendolo arrestare in una certezza di solitudine senza appello e senza possibili via d’uscita.

L’attore quando è bravo cosa fa? traduce la sua arte in emozione e l’emozione in brividi che corrono lungo la schiena. E andando via, a testa bassa per riflettere, è proprio su quel dubbio che ci si confronta: “potrebbe capitare anche a me di non avere nessuno con cui brindare e ricordare alla vigilia di Natale?”

Sorry! The Author has not filled his profile.

Lascia un commento

Il Libro

Proposte editoriali

Sulle rive del Mare Chazaro

5 Mar di Suzana Glavaš

La linea della fertilità

Il Diritto a portata di mano

Annunci