Il ministro dell’Istruzione non transige: da settembre vuole le scuole aperte e tutti in aula. Cambierà idea?

A settembre si tornerà a scuola e riprenderanno le lezioni in aula? Oppure come negli anni scorsi si ricorrerà alla Dad? Questa è la domanda che si stanno ponendo i genitori per niente certi di ciò che accadrà alla riapertura dell’anno scolastico. A livello governativo le posizioni non sono unanimi. Da una parte c’è il ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, che punta i piedi ed anche questa mattina ha ripetuto che non vuol sentire parlare di didattica a distanza. Dall’altra c’è il Comitato tecnico scientifico del Ministero della Salute che, guardando con preoccupazione all’inversione di tendenza (in Italia stanno ricominciando i contagi), ritiene che tenere chiuse le scuole servirà a contenere il covid.

Ma è proprio così? Il dubbio resta. Anche perché a cosa serve tenere la mattina i ragazzi in casa se poi le auguste genitrici (proprio quelle che non mandano i figli a scuola invocando il supremo valore della salute) nel pomeriggio si trasformano in promotrici di festicciole per far socializzare i pargoletti stipati in spazi ristretti? Il virus circola ovunque, dentro e fuori la scuola. Per questa ragione Figliuolo è deciso a vaccinare prima della riapertura i giovani che hanno già compiuto i 12 anni.

Questa corsa contro il tempo per raggiungere la vaccinazione di massa è piena di incognite; soprattutto perché i vaccini non hanno totale efficacia contro la diffusione della variante Delta che pian piano avanza anche in Italia. In Sicilia i casi sono ancora sparuti ma bisogna comunque stare in guardia, mantenere il distanziamento ed osservare ciò che sta accadendo all’estero. Nel Regno Unito ed in Israele, ad esempio, le statistiche dimostrano che i contagi sono risaliti in modo significativo nonostante due terzi della popolazione abbia già completato il ciclo di vaccinazione (e si va verso il terzo richiamo).

Nell’attesa dell’autunno, desiderando lanciare un ponte verso la riapertura delle scuole, il Ministero dell’Istruzione ha avviato in giugno il progetto “La scuola d’estate” con al centro l’affermazione del valore dell’istituzione scolastica, di “una scuola intesa come aperta, coesa ed inclusiva, quale luogo di formazione della persona e del cittadino, radicato nel proprio territorio e sostenuto dalla partecipazione attiva di tutta la comunità. Una scuola capace di essere motore di integrazione civile, di uguaglianza e di sviluppo. Una scuola che restituisce spazi e tempi di relazione, luoghi per incontrarsi di nuovo e riannodare quelle relazioni purtroppo bruscamente interrotte, così importanti per lo sviluppo emotivo, affettivo, identitario, sociale di ognuno”.

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