Il Flauto Magico apre la Stagione lirica al Teatro Massimo Bellini

Si è aperta la Stagione lirica del Teatro Massimo Bellini. Primo titolo in cartellone è “Die Zauberflöte” (“Il Flauto Magico”) di Wofgang Amadeus Mozart, opera tedesca in due atti su libretto di Emanuel Schikander, rappresentata per la prima volta a Vienna del 1791.
Il carismatico Gianluigi Gelmetti ha diretto Coro e Orchestra in stato di grazia già dalle note dell’Ouverture, eseguite a sipario chiuso. Regia, scene e costumi dell’altrettanto carismatico Pier Luigi Pizzi, a cui va il merito di aver dato una limpida chiave di lettura per la più massonica delle opere di Mozart.
Il sodalizio Gelmetti / Pizzi, cementato da una lunga amicizia, ha affrontato la partitura con rispetto reciproco per i rispettivi ruoli. Di conseguenza, durante le numerose prove d’orchestra o di scena, non vi è mai stato uno screzio o un’incomprensione tra i due. Lo spettacolo ne ha beneficiato e la buona sintonia tra direttore d’orchestra e regista ha evitato disastri sempre in agguato (come avvenne per il “Die Zauberflöte” del 1974 a Salisburgo con von Karajan e Strehler che si detestavano vicendevolmente).
Il cast catanese, composto da voci capaci di affrontare efficacemente anche le arie più impervie, si è mosso con sicurezza in scena, risultando credibile. Per far rivivere le ambigue mescolanze tra mondo reale e mondo fantastico, sono stati scelti cantanti dotati di un aspetto fisico adatto alla parte interpretata e, in qualche caso, atleticamente capaci di fare acrobazie, così come richiesto per il ruolo di Papageno (il cantante salta in scena come un fringuello).
La concezione asciutta e sobria dello spettacolo ha ridotto all’essenziale anche i costumi, che non avevano alcuna sontuosità da favola. Pizzi però è stato ironico: Papageno e Papagena, uccellatore e uccellatrice, al posto del variopinto piumaggio hanno una livrea giallo canarino e si spiumano quando si incrociano; per aderire al “politicamente corretto” il moro Monostatos (un tempo si sarebbe detto il negro) viene trasformato in un mamuthones con coda da toro; le tre dame imbacuccate in abito viola (ma un tempo non era un colore vietato in teatro?) sono vogliose signorine che spogliano il ragazzo in una scena assai sensuale; delle tutine alla teletubbies infagottano i tre personaggi più giovani.
La trama de “Il Flauto Magico” è complessa, ma può essere così sintetizzata per sommi capi: Sarastro, gran sacerdote di Iside nell’antica Tebe in Egitto, rapisce per volere degli dei Pamina, giovane figlia della regina della Notte, Astrifiammante, e la custodisce entro il recinto del Tempio. Un giovane principe, Tamino, vuol liberare la ragazza. Per coronare il loro amore i giovani dovranno superare molte prove. La morale della favola è questa: non tutte le sventure vengono per nuocere; il vizio e la passione hanno effetti terribili; bisogna esser indulgenti con i deboli e i semplici; il silenzio e il distacco aiutano a crescere, a maturare, per avere consapevolezza esistenziale; l’uomo si trasforma e si migliora se segue una parabola ascendente di conquista ecc.
Tutti questi concetti sono alla base del credo massonico, su cui si fonda il “Il Flauto Magico”.
Prendendo spunto dalle indicazioni del libretto, il regista Pizzi crea un allestimento che svela, senza ambiguità, il rituale di iniziazione alla massoneria. La scenografia è costituita da due alte colonne sormontate da sfere armillari, chiari simboli esoterici, messe ai lati di un quadrato magico, a scacchi bianchi e neri, che imita quelli presenti nelle vere “officine” massoniche. Al centro della scena si vede la “loggia”, costituita da un tempio di stile dorico, decorato da simboli massonici. Un compasso crea il culmine del frontone. Ai due lati siedono i “fratelli”, gli “apprendisti”, i “venerabili”, e i gran dignitari della “vendita”. Indossano” tight, guanti bianchi e grembiulini: il dress code del perfetto massone. Il giovane Tamino prima di accedere al “Tempio” dovrà sottoporsi a una cerimonia iniziatica, che è anche simbolicamente il rito di passaggio dall’adolescenza alla maturità, per assumere le responsabilità proprie del suo ruolo di uomo.
Non è un caso che Pizzi abbia scelto Catania per dare una chiave di lettura così esplicita dell’opera mozartiana. Catania è infatti per antonomasia città massonica e egizia (troppo lungo spiegare qui il perché) tant’é che la sera della Prima era facile scorgere in platea tanti massoni, in sonno e non, appartenenti all’arcipelago delle logge più o meno spurie, regolari o riconosciute esistenti in città.
Il taglio dato alla messinscena, che comprendeva anche una scenografia composta da una enorme biblioteca a scomparti mobili, ha permesso di godere dell’aspetto musicale, pienamente rispettato. Nel Libretto di sala il direttore Gelmetti scrive delle considerazioni che possono essere considerate conclusive: “Il Flauto Magico è l’opera più misteriosa, enigmatica e complessa di tutti i tempi. Il bambino, anche quello che c’è in noi, vede la favola; il musicista, invece, l’opera e il canto; l’iniziato, la trama dei segni e la via di una conoscenza superiore”. Il messaggio finale dell’opera è chiaro agli iniziati: si parla di forza, bellezza e sapienza che sono i tre gradi della massoneria.

Il Flauto Magico andrà in scena replica sino a domenica 27 gennaio.

Personaggi e interpreti

Sarastro Karl Huml
Tamino Giovanni Sala
Klodjan Kaçani (22, 24, 26 gennaio)
Sprecher (Oratore) Oliver Pürckhauer
Erster Priester (Primo sacerdote) Oliver Pürckhauer
Zweiter Priester (Secondo sacerdote) Riccardo Palazzo
Königin der Nacht (La regina della notte) Eleonora Bellocci
Pamina Elena Galitskaya
Maria Sardaryan (22, 24, 26 gennaio)
Erste Dame (Prima dama) Pilar Tejero
Zweite Dame (Seconda dama) Katarzyna Medlarska
Dritte Dame (Terza dama) Veta Pilipenko
Erster Knake (Primo fanciullo) Giulia Leone
Isabella Fabbri (22, 24, 26 gennaio)
Zweiter Knabe (Secondo fanciullo) Gabriella Torre
Maria Lucia Mangiameli (22, 24, 26 gennaio)
Dritter Knabe (Terzo fanciullo) Giuliana Ciancio
Arianna La Rosa (22, 24, 26 gennaio)
Ein altes Weib (Papagena) (Una vecchia) Sofia Folli
Papageno Andrea Concetti
William Hernandez (22, 24 gennaio)
Monostatos Andrea Giovannini
Erster geharnischter Mann (Primo armigero) Riccardo Palazzo
Zweiter geharnischter Mann (Secondo armigero) Oliver Pürckhauer
Orchestra e Coro del Teatro Massimo Bellini
Direttore Gianluigi Gelmetti
Maurizio Dones (25, 26, 27 gennaio)
Maestro del coro Luigi Petrozziello
Regia, scene e costumi Pierluigi Pizzi
Assistente alla regia Massimo Gasparon
Nuovo allestimento scenico

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