Il consiglio comunale del Comune di Sant’Agata li Battiati ha approvato, nei giorni scorsi, il Rendiconto di gestione 2018

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Il sindaco Marco Rubino, nel suo intervento davanti all’assemblea consiliare, in presa diretta, ha sottolineato che il bilancio consuntivo arriva in consiglio comunale dopo l’iter in commissione consiliare e si chiude con un risultato positivo.

“Debbo ringraziare la mia squadra di governo, L’assessore al bilancio, il consiglio comunale, il segretario Generale e ogni dipendente, perché – spiega – tutti insieme abbiamo lavorato bene, abbiamo fatto in modo che siamo riusciti in un solo anno di attività ad avere un bilancio consuntivo con un avanzo di ben 830mila Euro, e in più siamo riusciti a pagare un milione e 600mila Euro di debiti residui, il tutto senza aver contratto un solo euro di prestito e zero interessi di anticipazioni di cassa.

Tutto questo è stato possibile grazie ad un buon lavoro di squadra, di una buona amministrazione e degli aiuti di alcuni finanziamenti. Questo grande risultato è dovuto anche al piano di politica economica sperimentata in un solo anno di attività che ha prodotto una curva di rendimento positivo. Non posso che esprimere la mia soddisfazione perché ho intenzione. Con i soldi che abbiamo risparmiato di mettere in agenda l’abbassamento dei tributi, creare dei concorsi ed avere energie nuove, progettare infrastrutture, perché come sapete la nostra città è carente di personale per il verde pubblico, personale tecnico e servizi vari; quindi con i nostri risparmi vogliamo creare innovazioni per rendere la nostra città più vivibile e più servizi ai cittadini.

Sono anche felice di mostrare la nostra attività di governo trasparente, il palazzo comunale deve essere visto come un palazzo di vetro da dove riusciamo a rendere conto ai nostri concittadini dei soldi che spendiamo e cosa vogliamo fare”. Così conclude al termine del suo intervento il primo cittadino di Sant’Agata li Battiati Marco Rubino: “Il futuro non si regala, si costruisce passo- passo grazie ad una squadra vincente”.

Orgoglio e dignità per un paesino di pochi abitanti, in contrapposizione alla realtà che trapela da moltissimi enti locali italiani alle prese con dissesti e risanamenti finanziari che privano di servizi essenziali oltreché malumori e sfiducia alla politica, incapace di assolvere dignitosamente ai loro mandati.

Non solo Roma, dove il problema sono i 12 miliardi di debito pregresso. Tra i maggiori enti locali siciliani in crisi finanziaria capofila c’è Catania in cui figura un buco di un miliardo e 600 milioni di Euro.

In tutta Italia, stando alla banca dati sugli enti in difficoltà finanziaria messa a punto dal ministero dell’Interno e dall’Università Foscari Venezia, sono 66 i Comuni attualmente in dissesto. E altri 300 circa hanno avviato le procedure di riequilibrio previste dal Testo unico degli enti locali, modificato nel 2012 dal governo Monti per consentire alle amministrazioni di correre ai ripari quando emerge un disavanzo eccessivo.

Una situazione aggravata dalla recente sentenza della Corte costituzionale che ha bocciato la possibilità di spalmare su trent’anni i disavanzi generati dal riaccertamento straordinario dei residui. Trecento sono invece quelli alle prese con un piano di riequilibrio: tra questi capofila c’è Napoli, a seguire Terni, Caserta e Benevento che con la manovra 2018 ha ottenuto il prolungamento a 20 anni del periodo entro cui concludere il piano di risanamento.

La mancanza di liquidità, ha rilevato il il Pg delle sezioni riunite della Corte dei conti di Roma, Marco Boncompagni, nelle 20 pagine di richiesta di rigetto, è strettamente collegata alla bassissima capacità di riscossione delle proprie entrate, con particolare riferimento a quelle del recupero dell’evasione tributaria, tramutatasi poi in residui attivi cancellati perché con anzianità superiore ai 5 anni”.

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