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Il Cittadino Nofrio di Russo Giusti al Teatro Musco

Abbiamo assistito con attenzione e divertita curiosità alla messa in scena della commedia Il “Cittadino Nofrio” che il drammaturgo belpassese Antonino Russo Giusti scrisse agli inizi del secolo scorso e che fu cavallo di battaglia di illustri interpreti catanesi: Giovanni Grasso, Angelo Musco, Umberto, Carlo Mangiù, Turi Ferro e tanti altri. Questa volta a portarla sulle scene è stata la compagnia di Salvo ed Eduardo Saitta per la regia di Antonello Capodici, inserita nel cartellone del teatro Musco di Catania per la sezione dello spettacolo popolare.

E’ un testo classico della commedia popolare siciliana che gli spettatori più anziani conoscono bene e per questo in molti pregustavano le allegre risate di cui avrebbero goduto.

E’ un opera significativamente datata nei temi e nelle tecniche drammaturgiche e tuttavia “eterna” come lo sono i sentimenti che rappresenta: umani come cento, mille, un milione di anni fa, quando questi provengono dal cuore dell’uomo.

Agli inizi del secolo scorso la Speranza Socialista era viva e crescente presso le classi subalterne dell’occidente e la Sicilia e Catania non facevano eccezione. Tuttavia tra il desiderio del cambiamento in meglio, della rivoluzione che porta alla sconfitta della miseria e delle ingiustizie e la sua concreta realizzazione c’è una differenza “grande quanto una casa”!

Nofrio (Eduardo Saitta) diventa rivoluzionario ed accetta di partecipare concretamente alla rivoluzione nient’affatto  per aspirazione ideale ma esclusivamente per lucrare l’affitto della propria abitazione e gli ipotetici vantaggi personali che dall’avvento rivoluzionario ne avrebbe potuto avere.

I Rivoluzionari (Aldo Mangiù, Turi Giordano e l’impeccabile Salvo Saitta) sono poco meno che una banda scalcinata pronta a squagliarsela alla prima difficoltà, mentre i custodi dell’Ordine che appaiono tonti e all’oscuro di tutto, alla fine si riveleranno vigili e pronti all’azione per evitare i guai.

Insomma il bene trionfa sul male, i buoni sentimenti su quelli cattivi e la rivoluzione fallisce perchè nessuno, in fondo la vuole: non è cosa per i catanesi.

Una critica feroce e allegra, quella di Russo Giusti, della rivoluzione che non si realizzerà mai perchè la natura egoica dell’uomo non  consente un altruismo disinteressato.

Il tutto è stato condito da una serie numerosa di gag antiche e moderne magistralmente orchestrate da una regia sobria ed essenziale e dalla sintonia del collettivo degli attori tra i quali giganteggia, oltre al protagonista, Salvo Saitta che, da maestro com’è, par che non reciti, tanta è la naturalezza con la quale si approccia alla battuta e alla mimica recitativa.

Una menzione particolare merita Caterina Saitta che ha regalato agli spettatori un eccellente cammeo nei panni della finta (in realtà è un carabiniere ante litteram in incognito) capitana rivoluzionaria – manco a dirlo – russa che induce gli scalcinati rivoluzionari (i bravissimi Turi Giordano, Aldo Mangiù) al delitto fino alla sorpresa finale e al disvelamento dell’arcano al sapore di “fassumauru”.

Convincente la prova di Viviana Toscano e di Eleonora Musumeci.

Si replica Venerdì, Sabato e Domenica prossimi.

Matteo Licari Autore
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