IL CASO SEA WATCH 3 È COME SEA DICIOTTI BIS?

Dopo un paio di settimane di tira e molla, la nave umanitaria Sea Watch 3 con a bordo 42 emigranti recuperati da un gommone nel Mediterraneo che incrocia al largo di Lampedusa dal 12 giugno scorso, non ha avuto ancora l’autorizzazione ad attraccare in un porto italiano. La drammatica attesa dei naufraghi, lasciati per giorni in precarie condizioni sanitarie, è valsa, secondo l’opinione pubblica ad una sfida al governo italiano, e non è venuto fuori un accordo con altri paesi europei per accoglierli. E nel mentre Salvini esulta per la redistribuzione dei migranti e chiede un’ennesima indagine sull’ong, Ora ci si interroga sul futuro di quei poveracci, su quale sarà la loro destinazione. Il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli ha provato a spiegare con una grammatica sui generis cosa sta succedendo nei porti italiani. D’altra parte, per Toninelli non è semplice rispondere alla martellante campagna dei porti chiusi lanciata dal collega Matteo Salvini. Dal caso della nave Diciotti dello scorso agosto fino a quello più recente della Sea Watch 3 è evidente che le divisioni tra Lega e M5s all’interno del governo abbiano alimentato una confusione tra idee contrapposte. C’è da notare che il ministro delle Infrastrutture abbia una posizione molto più sfumata rispetto a quella del ministro dell’Interno. Secondo il Ministro Matteo Salvini occorre impedire ai trafficanti di essere umani il loro giro d’affari mettendo in mare materiale umano in mezzi non sicuri, senza equipaggiamento, irregolare, senza cibo né indumenti e senza documenti, tutto questo induce uno stato libero e sovrano ad adottare misure di sicurezza; l’Italia non si può più permettere di spendere 5 miliardi l’anno per sostenere milioni di persone a tempo indeterminato, occorre una equa distribuzione nei paesi europei, ma questi si fanno sordi e muti, in conseguenza di ciò il Ministro Salvini ha deciso: “porti Chiusi”, ma a qualcuno gli è venuto il mal di pancia, spero di essere compreso. E dalla nave Sea Watch è partita una richiesta alla Commissione Europea per i diritti umani per lo sbarco in emergenza. Ecco la risposta: La Corte europea dei diritti dell’uomo ha rigettato la richiesta di sbarco proveniente dal capitano e dai migranti della nave Sea Watch 3. Credo sia discutibile il caso del rigetto della richiesta di sbarco da parte del tribunale di Strasburgo, qualcuno ha detto, affermando che non esiste un diritto di accesso alle acque territoriali di uno Stato in violazione delle sue norme. Neanche con un carico di migranti che invocano la protezione umanitaria. L’opinione pubblica infatti è divisa, chi dice accogliamoli e chi invece dice no, basta.

Ecco le cifre dei morti, dei corpi recuperati e dispersi durante la traversata nel mare Mediterraneo dal 2015 al 2019, i numeri sono allarmanti e inducono ad una riflessione, si tratta, secondo i dati forniti UNCRH aggiornati al 1° maggio 2019  di una ecatombe.

i morti recuperati nel 2015 sono 296+5196 dispersi=5492

“              “ nel 2016 sono 396+5096 dispersi=5412

“              “ nel 2017 sono 210+3119 dispersi=3329

“              “ nel 2018 sono   23+2272 dispersi=2295

“              “ nel 2019 sono     2+ 402 dispersi= 404

Totale morti recuperati 927+16085 dispesi=17.012

Totale morti recuperati e dispersi in 5 anni 17012

Possiamo quindi affermare che negli ultimi 5 anni 927 immigrati riposano nei nostri cimiteri e 16.085 riposano nei fondali del Mediterraneo.

La realtà ci dimostra quotidianamente che le politiche xenofobe non sono in grado di dare una risposta politica alla migrazione. Visione emergenziale, approcci violenti e antiumani, tentativi non riusciti di contenimento dei flussi e distruzione del clima di pace e coesione sociale. Questo è quanto emerge dalle politiche dei nostri governi presenti e passati e anche da quelle adottate dai quotidiani a vantaggio dei suoi amici.

Carmelo Santangelo

guestauthor Autore
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