Il balletto “Romeo e Giulietta” al Teatro Massimo Bellini

Il balletto “Romeo e Giulietta”, tratto dalla tragedia omonima di William Shakespeare con musiche di Sergej Prokof’ev, è in scena al Teatro Massimo Bellini con il Corpo di ballo e l’allestimento del JK Tyl Theatre, di Plzeň.

Il corpo di ballo della Repubblica ceca ha affrontato in modo sublime la partitura, riuscendo persino a scomporla: non ha seguito infatti la successione delle scene previste dalla scrittura tradizionale di Prokof’ev, pur mantenendo il libretto. L’allestimento dello spettacolo è così risultato nuovo, pur nel suo impianto classico. Inedite, ad esempio, le molteplici scene di insieme, con il palcoscenico piacevolmente affollato da danzatori echeggianti la cultura popolare slava, sia per le movenze che per i costumi.

Ragioni di carattere storico e culturale legano “Romeo e Giulietta” con la regione un tempo chiamata Moravia, la cui capitale, Brno, fu scelta dal russo Sergej Prokof’ev per la prima del suo balletto: il debutto avvenne il 30 dicembre del 1938. Da quel momento “Romeo e Giulietta” entrò a pieno titolo nel repertorio dei teatri cechi, ancor più di altri superclassici quali “Il Lago dei Cigni” o de “La Bella Addormentata”. A pochi chilometri da Brno c’è la città di Plzeň (conosciuta dai più per la birra) che ha nel JK Tyl Theatre il tempio dedicato a “Romeo e Giulietta”: migliaia di rappresentazioni hanno creato una prassi esecutiva consolidata ed è stato un privilegio poter vedere, con le coreografie di Libor Vaculík, lo spettacolo a Catania

Le semplici scene di Martin Černý più che evocare la Verona medievale, in cui è ambientato il dramma, presentano le mistiche spigolosità da pittura metafisica. Una enorme croce illuminata incombe in scena per tutto il tempo della rappresentazione, anche quando la trama non lo richiede: la croce simboleggia l’amore puro dei due giovani, che è vita, ma anche amore spirituale per Cristo.

La scelta dei ballerini è stata accurata: Giulietta in ambedue i cast è un fuscello di ragazza e, in una scena, muove persino le gambe come la Lolita di Nabokov. Il gioco di luci, con diverse scelte cromatiche per l’illuminazione del palco – il rosso della festa, il verde del primo incontro dei due protagonisti e l’oro del primo bacio – sottolineano abilmente i momenti salienti del dramma.

Orchestra del Teatro Massimo Bellini al gran completo, con l’aggiunta di altri strumenti al normale organico. Non trovando posto in buca, la barcaccia di destra ha ospitato le percussioni, fondamentali nella partitura, che in certi punti è marziale (impossibile non immaginare, ascoltando certi brani, le adunate staliniane o il precedente regime autocratico degli zar).

La direzione d’orchestra è stata affidata a Claudia Patané nelle prime due recite. Nella seconda scroscianti e meritatissimi applausi, con il teatro pieno in ogni ordine. Contenuto invece il pubblico della Prima, che ha comunque apprezzato il modo con cui il direttore ha affrontato una delle partiture più complesse del Novecento. La musica di Sergej Prokof’ev è infatti un banco di prova arduo, superato dal direttore Patané che ha inoltre fatto emergere con finezza aspetti della spiritualità tipicamente russa, alla Fëdor Dostoevskij, che echeggiano nella partitura.

Norbert Baxa dirige le recite 2, 3, 4, 5, 6 aprile.

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