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I canti e i cunti di Cinzia Caminiti al Polo Tattile di Catania

“Susi pasturi non dormiri chiù, lu viri ch’è natu bamminu Gesù”.

Direi che è questo il senso dello spettacolo che Cinzia Caminiti ha confezionato e rappresentato l’altra sera.

L’antico, tradizionale canto siciliano sottolinea non solo lo stupore del popolo dei pastori nel godere della Luce del Bambinello, ma persino l’urgenza, l’ansia di questo incontro di Luce cui aspira il popolo dei credenti.

La stessa Luce che induceva Santa Teresa D’Avila a svegliare le consorelle nella notte dicendo loro che “non si può dormire sapendo che Gesù ci ama così tanto da sacrificare la sua stessa vita per la nostra salvezza”.

L’identica Luce che Papa Wojtyla invocò per i catanesi, citando Isaia: “Alzati Catania e rivestiti di Luce”!

E’ la Luce che illumina i cuori, che scaccia la solitudine e indica la strada della Speranza.

Sicché ci sono stati applausi a scena aperta, l’altra sera, nella struttura di via Etnea a Catania, per il recital di cunti e canti popolari natalizi di e con Cinzia Caminiti Nicotra e altri attori e musicisti.

Salmeri, consigliere nazionale dell’Uici, “affascinato dagli interpreti, che hanno saputo restituire qualcosa che appartiene al nostro passato ma serve a tener vivo il nostro presente e costruire il nostro futuro”. La commozione di molti nel risentire i canti natalizi della propria infanzia.

“In quest’epoca – ha detto –  viviamo in una sorta di eterno presente, che appiattisce tutto e ci fa dimenticare l’importanza della memoria, andare a scavare nelle nostre tradizioni, specialmente quelle natalizie, ha avuto un forte riscontro nel pubblico. Gli spettatori sono rimasti affascinati dagli interpreti che hanno saputo restituire qualcosa che appartiene al nostro passato ma serve a tener vivo  il nostro presente e costruire il nostro futuro”.

Salmeri ha dunque ringraziato il presidente del Consiglio regionale dell’Uici, Gaetano Renzo Minincleri, che aveva fortemente voluto quest’iniziativa e non ha potuto essere presente per una indisposizione, “ma anche tutto il pubblico, che ha saputo apprezzare l’interpretazione sicuramente notevole di questi artisti”.

Il testo de I miràculi d’o Bamminu è di Cinzia Caminiti Nicotra, ricercatrice di tradizioni popolari, ma anche regista, attrice e cantante, che ha strappato calorosi applausi al pubblico insieme con quel grande musicista che risponde al nome di Roberto Fuzio e con le attrici e cantanti Raniela Ragonese e Nicoletta Nicotra.

“Si tratta – ha spiegato l’Autrice – di un testo teatrale semplice, che si basa non sulle ricerche dei grandi folkloristi come Giuseppe Pitrè, ma sulle storie che udivo in casa, per Natale. Questi cunti mi sono stati tramandati dalle mie nonne, dalle mie zie. Ho scavato nei miei ricordi e in quelli della mia famiglia, lavorando su racconti che erano patrimonio comune anche di altri gruppi familiari siciliani. Ne è nato, nel tempo, già dagli anni Novanta, un testo che, smontato e rimontato inserendo brani e canzoni, continuo a portare in giro. Cosicché diventa sempre più ricco e apprezzato, grazie proprio alla sua semplicità, che vince sempre”.

“Abbiamo visto – ha aggiunto Fuzio – spettatori commossi, con i lucciconi agli occhi, nell’ascoltare alcuni canti. Vuoi perché sono testi e melodie romantiche, vuoi perché l’atmosfera natalizia fa venire in mente a tutti noi episodi cari dell’infanzia. C’erano poi persone di una certa età che avevano un ricordo proprio di questi canti popolari tramandati nelle famiglie”.

commuoversi anche Luca Grasso, direttore del Polo Tattile, “per la profondità dei racconti, ma anche per la musica, le canzoni coinvolgenti, cantate con il cuore: sapevo che fossero bravi, ma non immaginavo fino a questo punto”.

“Sono riusciti a trasmettere – ha aggiunto – tutta la dolcezza che un argomento come quello della nascita del Bambinello impone. E mi auguro ci siano altre opportunità di collaborazione con questo gruppo di artisti che ha saputo comunicare al pubblico davvero tanto”.

A Margine dello spettacolo, abbiamo chiesto a Cinzia Caminiti come nasce questa sua passione per i racconti popolari e come si è concretizzata nel tempo

“Dal ’93 racconto storie di Natale – ci dice – Il primo fu Filò (cunti attorno al braciere) parità, storie morali, fatti, proverbi, detti, canti, Novena, ciarameddi e ciaramiddari e soprattutto cone conzate, mustazzoli offerti a fine spettacolo e vino, “evviva Gesu bamminu!!!”…

Da allora ho continuato a raccontare “u tempu di Natali”. Tanti spettacoli, tanta, tanta ricerca: sul campo, nei libri, nei filmati, nelle foto, nei santini e le immagini sacre delle cone .

“Vangelu” storia di Gesù dalla nascita alla licenza elementare, liberamente ispirato ai vangeli apocrifi, “La festa principali” uno spaccato del Natale nei ricordi di chi li ha vissuti veramente, una vera e propria ricostruzione (nei costumi, nelle scene, nelle parole, preghiere, ricette), un ritorno caldo e avvolgente ad un passato che inesorabilmente ci ha lasciati e che per non dimenticare riportiamo in scena con voluta ostinazione, e ancora “Evviva Gesù Bamminu” (concerto di Natale), e Presepio (spettacolo per bambini)…

Ogni anno monto e smonto scene, conzo e sconzo cone, scrivo e rielaboro testi, e cerco compagni e canti e storie e cunti e canto e recito e racconto. Racconto il passato, tante memorie collettive, tanta gioia e sentimementi e ogni volta è un successo,.

Stupore, incanto, commozione. e io mi chiedo, ogni volta, il perché di tanti occhi lucidi, di tanti ringraziamenti, di tanti abbracci pieni di gratitudine… Ieri Roberto mi ha dato la spiegazione: “La gente ha bisogno di romanticismo” e davvero (non ci avevo pensato) nulla è più romantico e caloroso come le atmosfere che si provano a Natale con le nostre storie e le canzoni.

Questa ultima semplice semplicissima messinscena “I miraculi do Bamminu” è un abbraccio collettivo, un regaluccio, un piccolo dono scaldacuore.

La ricerca stavolta l’ho svolta tra i miei personali ricordi: sono tutte storie che mi sono state raccontate da nonne , zie, vicine, storie che erano rimaste incastrate nella mente di bambina, piccoli flash, singole parole, frasi e detti sentiti e risentiti che ho voluto liberare e riportare a galla. Come gli scrigni preziosi ritrovati in fondo al mare che basta aprirli e “tutto torna”, perché la Ricerca è come buttare una rete e pescare in un mare grande.

Io continuo a scrivere di Natale per mantenere vive e tramandare le nostre più genuine tradizioni. Sto raccogliendo tutto e ne farò un libro. E’ quasi pronto se non fosse che sempre vado trovando nuovo materiale.

Intanto Roberto ed io siamo diventati “anziani” e passiamo il testimone  achi è più giovane: Nicoletta (mia figlia) che canta e recita in un apprendistato davvero promettente.

Oggi si ripone tutto dentro il baule delle pezze e dei frasciami, si richiudono le valige degli strumenti, si posano i copioni e ci si riposa.

Per un po’, solo per poco, perché tanto in questo lavoro non si finisce mai, mai si finisce”.

Eh già! L’Arte non riposa, “tormenta” l’artista e lo rende felice.

 

Clip “I Miraculi d’o Bamminu”  https://youtu.be/RAnrdDVgrsY

 

Matteo Licari Autore
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