Hinterland: Successo di pubblico per la commedia “Il cappello di carta” della compagnia del Teatro Stabile di Mascalucia.

Il 5 Settembre scorso presso p.zza S. Antonio Abate di Camporotondo Etneo in provincia di Catania, è andata in scena una commedia semplice e brillante: Il cappello di carta, a cura della Compagnia del Teatro Stabile di Mascalucia, con la regia di Rita Re. La commedia ha riscosso successo per il contenuto storico e drammatico vissuto nel nostro paese durante la dittatura fascista durante la seconda guerra mondiale. La storia scritta da Gianni Clementi, riadattata in lingua sicula da Rodolfo Torrisi, narra le vicende di una famiglia povera che si arrangia come può per tirare avanti. I personaggi immersi nei loro ruoli ad hoc, rispecchiano le famiglie patriarcali di una volta dove sotto lo stesso tetto vivevano, famiglie numerose: genitori, nonni zii e cugini, con i relativi problemi di convivenza rappresentate sul palco facendo divertire il pubblico che ha assistito; situazioni che per noi oggi sono impossibili da vivere o capire per via del cambiamento radicale della famiglia “tradizionale.” Il fidanzamento della zia Anna (Anna De Luca) sorella di Leone (Santo Palmieri) da 18 vedova inconsolabile, ma che poi la consolazione la ritrova grazie al fidanzamento con un barbiere molto educato e rispettoso… talmente tanto educato che, non la “sfiora” nemmeno con un bacio…cosa che mette in dubbio la sua mascolinità, secondo l’opinione della cognata Camilla.(Rita Re attrice e regista della commedia)Il nonno Carlo (Maurizio Panasiti)con problemi di memoria, mette a dura prova tutta la famiglia soprattutto quando si sveglia la notte e comincia a farneticare di ipotetici bombardamenti, non facendo dormire il resto della famiglia; ed è proprio lui con la fissazione di voler andare al cimitero del Verano in Roma (dove è ambientata la storia)a trovare la moglie defunta, si ritrova veramente nel bel mezzo di un bombardamento. Il cimitero del Verano smembrato dei suoi morti, Roma quel giorno non fu più la stessa. Nonno Carlo si rifugia in una Cappella e rimane intrappolato dalle macerie, ma poi riesce a venirne fuori e ritornare da solo a casa. Il periodo della seconda guerra mondiale dove non era assicurato il cibo da mettere in tavola, rispecchia i sacrifici di famiglie come quella di Leone che insieme al figlio Candido( Flavio Palmieri)ogni giorno vanno a lavorare come muratori, costruendosi appunto con il giornale, un cappello di carta tipico dei operai edili. Bianca ( Adriana Cesarotti) figlia di Leone e di Camilla segretamente innamorata di Remo( Andrea Zappalà) alle prese con tutta la famiglia, sempre affaccendata ed innamorata del suo fidanzato che spera di sposare. Le restrizioni razziali antisemite che portarono al rastrellamento della Gestapo il 16 Ottobre del 1943 videro l’arresto e la deportazione ai campi di concentramento degli ebrei del ghetto di Roma. Camilla, che insieme alla figlia Bianca erano andate a cercare della farina, ignare di essere vicine alla zona del rastrellamento che di li a poco sarebbe avvenuto, saranno le fautrici di un miracolo. Una donna di fede ebraica stava per essere messa sui camion nazisti per essere condotta nei campi di sterminio, riesce a passare un biglietto a Camilla, dove c’era scritto un indirizzo e delle indicazioni che avrebbero aiutato la donna a trovare un tesoro di inestimabile valore: suo figlio, nascosto sotto il lavandino con un sacchetto pieno d’oro che la madre gli aveva lasciato accanto per ricompensare le persone che lo avrebbero cresciuto al suo posto. Il piccolo così viene preso e portato a casa, con stupore ma anche preoccupazione da parte del resto della famiglia perchè adesso, si trovavano un bimbo ebreo in casa e il rischio che venissero scoperti era ovviamente altissimo. Sconvolse la vita di tutti il bimbo senza nome, piangeva non facendo dormire nessuno, era malaticcio quindi cercavano dei rimedi casalinghi per farlo guarire entrando ufficialmente nei cuori e in famiglia. Ma non ha ancora un nome, tra tante opzioni alla fine viene scelto il nome di Carlo come il nonno, decidono di chiamarlo così e con gioia lo vanno a dire al nonno che dormiva nella sua stanza. Purtroppo lo trovano morto e la tristezza per l’improvvisa perdita, è forte in tutti. Il nonno li aveva lasciati la morte aveva bussato alla loro porta. Un racconto anzi uno sguardo sul nostro passato. Torture, omicidi ad opera dei nazisti, che per portare a termine il piano ordito di supremazia razziale di Hitler (abbracciato poi da Mussolini) resero il nostro paese una mattanza a cielo aperto. Fecero vivere nel terrore la vecchia Europa, bombardamenti, stupri, povertà, sterminio dei “NOSTRI FRATELLI MAGGIORI,” che non dimenticheremo mai. Vogliamo utilizzare le parole fratelli maggiori, perchè fu quella pronunciata da Papa Giovanni Paolo II durante un incontro nella Sinagoga romana, alla presenza del Rabbino Elio Toaf, che di fatto ricongiunse l’antica amicizia tra le due fedi religiose, commemorando milioni di vittime della Shoah.
Lo spettacolo teatrale, è stato inserito all’interno di un palinsesto estivo che ha visto altri spettacoli teatrali e di musica live, organizzati della Pro Loco e patrocinati dal Comune di Camporotondo etneo, con la collaborazione di vari sponsor che hanno permesso la visione gratuita degli eventi, nel rispetto delle leggi anti Covid vigenti.


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