Hai mai provato nel salone? La nuova proposta dei parrucchieri siciliani

Ci si vaccina ormai dappertutto: dal medico di famiglia e nei centri commerciali, negli stabilimenti balneari e in discoteca, nelle pizzerie e nei mercati rionali, allo stadio e in chiesa. Perché non farlo anche nei saloni di bellezza? L’idea è stata lanciata da Nunzio Reina, parrucchiere palermitano responsabile area produzione e benessere di Confesercenti Sicilia. La sua proposta è stata accolta da Renato Costa, commissario per l’emergenza Covid della provincia di Palermo.

Le prime, seconde e terze dosi saranno inoculate da personale sanitario in camice bianco. Ovvio. Barbieri e parrucchieri per legge non possono assolutamente fare iniezioni, neanche le “punturine” di acido ialuronico o tossina botulinica che costituiscono un affare miliardario per i centri di medicina estetica, frequentati da chi con i filler sottocutanei vuol ridurre rughe e ingrandire labbra e zigomi.

La storia però ci insegna che un tempo ogni bottega di barbiere era anche una sorta di infermeria. Dal barbiere si andava se si aveva mal di denti, se si doveva estrarre un molare oppure incidere un ascesso. Il barbiere era infatti anche odontoiatra. Le lame affilate dei rasoi erano utili alle piccole operazioni chirurgiche. Non è un caso che i santi Cosma e Damiano siano i protettori dei chirurghi, dei farmacisti e… dei barbieri.

Oltre a radere la barba e tagliare i capelli, i barbieri nei loro locali praticavano i salassi. A scopo terapeutico cavavano una certa quantità di sangue servendosi di un bisturi chiamato lancetta o flebotomo. L’organismo umano ne trovava giovamento, a quanto pare, in caso di ipertensione oppure artrite. Per eliminare il sangue in eccesso si usavano anche le mignatte (sanguisughe) che sono vermi neri e viscidi. Lo stesso scopo avevano le coppette, cioè le ventose a forma di ampolla ancora adesso usate nei centri estetici per vigorosi massaggi anticellulite.
Chi praticava il salasso al tempo della dominazione araba pagava un dazio che veniva chiamato cangemi. Dalla antica professione è derivato il cognome Cangemi.

I barbieri istruiti ed allenati a compiere operazioni chirurgiche più complesse venivano chiamati cerusici. Essi non si limitavano a cavare i denti ma estirpavano i calli, si impegnavano nella cura delle fratture e della sistemazione delle lussazioni, erano specializzati nella cura e fasciatura delle ernie. Erano anche norcini, cioè castravano gli animali.
Seguendo le istruzioni di un medico, i cerusici prestavano servizio negli ospedali, dove vivevano in pianta stabile a spese del municipio. Nelle infermerie e nelle corsie, oltre a sbarbare i malati e rasare i capelli di uomini e donne, praticavano i clisteri, medicavano le vesciche, assistevano le partorienti.

Man mano che il tempo passò il lavoro del barbiere e l’attività del chirurgo e del flebotomo si separarono. Il barbiere per mestiere si orientò sempre di più verso l’estetica e la bellezza: si trasformò in parrucchiere (specializzato nella produzione di posticci) e sovraintese ai luoghi riscaldati da particolari stufe, che venivano usate dai clienti per bagni caldi, secondo l’uso degli attuali centri benessere. Tuttavia – ed è questo il tema per noi della massima attualità da cui trae spunto questo articolo- i barbieri a lungo furono utilizzati come personale addetto alle vaccinazioni.

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