Giovani e formazione: quando s’insegna la professionalità del web nel “MOOD” giusto.

Parliamo di web, di competenze e di futuro lavoro su piattaforme digitali, sempre più presenti nella vita quotidiana e che hanno apportato un aiuto importantissimo durante i periodi di lockdown per causa pandemica. Tutto questo deve portarci a pensare che il mondo va verso nuove dimensioni e forme di lavoro e per essere preparati, è necessario affidarsi alla formazione che, non solo deve racchiudere i giovani ma tutti i settori lavorativi applicando varie “forme” digital per ognuna di loro. vediamo cosa bolle in pentola! Parliamone con Rosanna La Malfa, esperta in comunicazione digitale.


DOMANDA: Rosanna che novità ci racconti nel campo della formazione multimediale e social?
RISPOSTA: Patrizia, sappiamo bene come la convergenza digitale ed i social network abbiano cambiato la vita dell’uomo. L’avvento del concetto digitale ha svolto una sorta di rivoluzione, una vera e propria svolta radicale che comprende molti aspetti dell’esistenza: non solo la comunicazione, ma anche l’economia, la politica e le relazioni sociali sono state completamente “stravolte” dal concetto digitale.
I social media sono il risultato di una società che fa ormai diffusissimo uso della tecnologia, influenzandosi a vicenda.
Assistiamo a dei grandissimi mutamenti.
Tramite i social, la comunicazione diventa multimediale e molto facilmente il soggetto sperimenta la possibilità di postare immagini e contenuti e di essere così ‘visibile’.
Questo cambiamento è universale. La rete come sappiamo, fa riferimento ad un universo globale e il processo di globalizzazione è strettamente connesso al digitale.
Per me, l’obiettivo finale della formazione sui media è migliorare le capacità di comunicazione, che deve essere promossa con etica, valore e competenza e che deve concentrarsi sul messaggio che bisogna mandare, quali dettagli fornire, come parlare in maniera più incisiva e come rendere accattivante i punti principali del messaggio che si vuole condividere.
La formazione del futuro non può prescindere da questi strumenti, ma bisogna che di essi sia fatto un buon impiego, applicando un uso consapevole del web e dei social, come elementi di unione, di inclusione e fare di ciò un obiettivo da non perdere mai di vista.

D: Che prospettiva hanno i giovani seguendo un progetto professionale come quello che proponi tu?
R: I giovani che frequentano i miei corsi hanno la possibilità di apprendere tutte quelle competenze digitali che saranno strumenti di abilità, atti ad ottenere maggiori sbocchi professionali per il loro futuro.
In qualsiasi campo ci si appresti a lavorare, ormai occorre essere preparati e formati, capaci di muoversi nel mondo digitale. I nostri progetti professionali hanno l’obiettivo finalizzato al diretto inserimento lavorativo dei ragazzi, in realtà aziendali del settore informatico e non. Le prospettive di lavoro di questi giovani sono molteplici e vanno dall’ideazione, alla progettazione, oppure alla fase gestionale ad esempio, o all’individuazione di risorse. Insomma, verso la creatività e la metodologia. C’è chi dice che la creatività è caos ma un sito internet è logica. Il presente e soprattutto il futuro è sempre più aperto al web e gli strumenti digitali vanno sempre più analizzati e compresi perché hanno acquistato senza alcun dubbio sempre più maggior importanza come veicoli di una comunicazione sociale e di marketing che comprende anche il settore di vendita. Con una logica imprescindibile però. Creare scelta critica insita nei significati e nelle pratiche comunicative, nell’ottica di promuovere il bene comune e diffondere valori di equità, pace e inclusione: questo è il goal da segnare. In una parola, “fare società”, esprimendo sentimenti di solidarietà, giustizia e sostenibilità, non solo nelle campagne di comunicazione sociale, ma anche in quelle commerciali.

D: Per accompagnare le nuove generazioni nel “MOOD” giusto, cosa si chiede alle istituzioni che si occupano di istruzione?
R: Sappiamo quanto può essere sbagliato l’uso improprio di certi mezzi ed è per questo che diventa, al giorno d’oggi, estremamente importante, accompagnare i ragazzi all’uso consapevole degli strumenti informatici. Stiamo attraversando un periodo mai visto, la pandemia ha stravolto le nostre vite, ma probabilmente non ci rendiamo conto di cosa stia attraversando un adolescente.
Sfido chiunque a immaginare come sia essere un giovane in questo periodo!
Hanno vissuto ed in parte vivono gli anni più belli della loro vita con ristrettezze che non avrebbero mai immaginato. Chissà quanti di loro avevano sognato la gita di fine anno, la condivisione di quella realtà scolastica fatta di amicizia, di solidarietà e comunione che hanno visto solo attraverso il pc. Non finirò mai di dirlo: dobbiamo imparare prima noi stessi e poi trasmettere a loro l’importanza di questi strumenti come elementi di unione. Essendo madre di due adolescenti, so di cosa parlo. I ragazzi hanno bisogno di imparare a muoversi nel mondo digitale con naturalezza ed esperienza intrisa di giusti valori, altrimenti possono non avere percezione di ciò che potrebbero causare ad un loro coetaneo ad esempio (cyberbullismo).

Questo naturalmente sul piano sociale, sul rapporto adulto-adolescente.

Per quanto concerne le istituzioni, in particolar modo, a mio avviso, politica e scuola, le 337 pagine del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza rappresentano un testo lucido e pragmatico sulla direzione da prendere in tema di educazione digitale. Si tratta di creare un “ecosistema di competenze didattiche digitali” che integrerà strutturalmente didattica in presenza e dad con l’applicazione dei framework europei sulle competenze digitali di cittadinanza, cercando di colmare il digital divide con i Paesi Europei. Il PNRR mette in luce la necessità di riformare le metodologie didattiche e il quadro delle discipline.
La scuola italiana si caratterizza per l’astrazione delle nozioni trasmesse e per la presenza di un metodo di insegnamento spesso passivo dello studente con le dovute eccezioni che ci sono e che si esplicano attraverso la passione e l’anima del docente.
Ciò che manca è un approccio più di sperimentazione metodologica applicata alla didattica. Non ci sono le competenze disciplinari “attive”: parlo del problem solving, delle potenzialità da sfruttare nel dibattere un’idea o un progetto, di comunicare con parole ed immagini, di operare in squadra, di trasmettere la loro unicità. Sapessi, Patrizia, quante belle intuizioni vengono fuori dagli studenti delle scuole superiori. Immagino lo stesso già dalla scuola dell’infanzia! Come personale esperienza, già l’anno scolastico scorso, presso l’Istituto Marconi Mangano di Catania, con la dott.ssa Michela Sapienza Pennisi, abbiamo operato secondo questo schema ottenendo splendidi risultati. Quest’anno stiamo ripetendo l’esperienza pcto nella stessa scuola e spero che molte ancora arriveranno perché è indispensabile che le istituzioni, in primis, i genitori e gli educatori, in secundis, conoscano il digitale, guidando i ragazzi all’utilizzo proficuo di questo mondo, per fruire di internet in modo ponderato, imparando a scoprirne le infinite possibilità.

D: Quali progetti sono sulla rampa di lancio?
R: Abbiamo diversi progetti in elaborazione, la creazione di nuove piattaforme. Se ti stai chiedendo cosa siano le “piattaforme” ti spiego che sono infrastrutture digitali che hanno la caratteristica di mettere in contatto, “connettere” tra di loro, diversi sistemi e condividerli agli utenti in maniera semplificata attraverso un sito o un’app. Mi spiego meglio: la piattaforma non è un semplice sito dove si può scegliere un servizio o prodotto, è piuttosto una sorta di network, un meccanismo in cui tutti gli operatori possono cooperare.
Stiamo realizzando in diverse scuole superiori dei corsi visuali ed educativi al sistema informatico. I ragazzi vengono educati all’apprendimento etico dello strumento web e formati per usarlo in maniera consapevole e matura. Avere questo tipo di competenze potrà aiutarli sicuramente per il loro futuro lavorativo.
Abbiamo in progetto una scuola online dedicata all’ETNA, “Etnaschool”. La pandemia ci ha messo davanti la condizione di non avere alternative, se non quella di vedersi attraverso uno schermo, ma questa cosa si può e si deve trasformare in un’opportunità, traendo da questa esperienza, tutto ciò che di positivo possiamo cogliere. Avere clienti visionari è una grande fortuna.
Io ed il Dott. Franz Cannizzo abbiamo elaborato insieme un corso business da svolgere a scuola. Questo progetto formativo miscela concetti di economia (start up innovative, business plan), legislativi (agevolazioni per le imprese) e digitali (ecommerce, internet) per formare le nuove generazioni per il mondo del lavoro. Per pianificare la propria attività d’impresa, occorre avere determinate conoscenze tecniche, attitudini e motivazioni. Con questi corsi istruiamo tutti i ragazzi per utilizzare internet come elemento fondamentale di una strategia di web marketing.
Ho anche in progetto la stesura di un libro “Metti la freccia” che parlerà della storia di 10 donne, donne che racconteranno la loro esperienza, le loro emozioni, la loro interiorità, la propria leadership nella vita. Un tuffo nel profondo dell’universo femminile. Un forte ed intenso progetto che ho a cuore da molto.

 


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