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Il gioco dei morti di fame

In questa calda estate spopolano sul web gli “Hunger games” catanesi: ragazzotti e ragazzotte attempati, spiantati, stempiati, pelosi o depilati, si affrontano in duelli all’ultimo sangue per il divertimento delle classi agiate, usando le armi più subdole e sordide.
Chi siano i partecipanti ai giochi della fame è inutile sottolinearlo, basta buttare un occhio alle foto pubblicate su Facebook.
Eccoli, gladiatori e gladiatrici, a massacrarsi allegramente, come nello spirito degli “Hunger games”, in cambio di una gloria effimera e di un più concreto vitalizio (un tozzo di pane raffermo con le aragoste, qualche bottiglia di prosecco, un tuffo in piscina, una stanza con aria condizionata).
Sono lì, nell’arena mediatica, e non ci sono regole. Giocano anche quelli con un processo sul groppone. Tentano la fortuna. Potranno vincere o morire provandoci.
Il pubblico sgranocchia noccioline e sorseggia spritz assistendo al formarsi di alleanze, gruppi, consorterie. Le classi agiate scommettono: sullo startupper, sul regista, sull’ex consulente, sullo scrittore, sull’ex direttore commerciale, sul presidente di Partecipata, sulla giornalista d’alto bordo. I legami sembrano saldi, ma tutti conoscono la verità: uno soltanto resterà vivo. E già si evidenziano spaccature, coltellate alla schiena, tradimenti mascherati da scelte di campo.
Tra poco sarà il momento della resa dei conti: tutti contro tutti.
Il gioco dei morti di fame sta per giungere al colpo di scena finale.

guestauthor Autore
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