Gaia Giuffrida sparge polvere magica sull’Ambasciatori

James Matthew Barrie è uno scrittore scozzese, nato nel 1860 da una famiglia di modeste origini; ultimo di dieci fratelli, sin da piccino ama inventare le storie. Quando un terribile lutto colpisce la sua famiglia, per tentare di distrarre la madre, le sue estemporanee narrazioni diventano veri e propri racconti. A 24 anni, sposa un’attrice ma se ne separa subito dopo; un giorno, passeggiando ad Hyde Park col proprio cane Porthos, conosce cinque bambini ed i loro genitori, la famiglia Davies con la quale nasce una grande amicizia, manifestata con evidenza anche attraverso forme di generosità, come quella di mettere a disposizione il proprio cottage (“Black Lake Cottage”). Qui nasce una prima stesura della storia dei bimbi sperduti che altro non è, in questa fase, che una raccolta di foto dei bambini che giocano ai pirati: una copia (erano due, una venne smarrita) è conservata presso la prestigiosa libreria della Yale University.
L’amicizia con la famiglia Davies costituisce per lo scrittore una fonte d’ispirazione per il primo abbozzo della figura di Peter Pan che sarà presente in una serie di storielle che possono essere considerate l’antefatto: Peter Pan è un bimbo mai nato che vive la sua eterna adolescenza, in un primo momento nei “Giardini di Kensington”, con sporadici approcci al mondo reale di cui squarcia il velo per ascoltare le storielle che Wendy e la sua mamma raccontano a Gianni e Michele. Il film di animazione prodotto dalla Walt Disney del 1953 lo consacra definitivamente come personaggio. Innumerevoli i film che sono seguiti (1991, “Hook – Capitan Uncino” con Robin Williams e Dustin Hoffman e nel 2004, “Neverland” con Johnny Depp e Kate Winslet, solo per citarne alcuni).
Il balletto “Peter Pan” proposto dalla Scuola “Sensazione Danza” di Gaia Giuffrida, il 12 gennaio scorso all’Ambasciatori, ha proposto una versione assai somigliante al film di animazione amato da adulti e bambini: le giovani ballerine che si sono esibite hanno rivestito anche i ruoli maschili con molta bravura; deliziosa la ragazzina che oltre ad interpretare un bimbo sperduto, riveste letteralmente i panni della meravigliosa cagnolona-sitter “Nana” per rendere i quali sono stati perfezionati i movimenti dell’animale. Non essendo uno spettacolo di prosa, sono state inserite delle mimiche sui-generis, volte ad una più facile comprensione delle scene ricalcate sulle parti principali del cartone animato. Le scenografie curate da Aurelio (papà di Gaia e “traduttore” delle scenografie disegnate dalla figlia) ed Eugenio Giuffrida (fratello, laureato a Londra in Ingegneria del suono, appena rientrato dalla tournèe “Made in Italy”di Luciano Ligabue, ha accompagnato Fiorella Mannoia e fra poco partirà per quella del cantautore Giuliano Palma) sembravano proprio le tavole illustrate del film e le infantili gestualità scomposte, birbanti dei personaggi hanno reso le atmosfere della vita frenetica che si svolgeva sull’ ”Isola che non c’è”. I costumi assai curati non risultano essere un vincolo alla fluidità dei movimenti delle ballerine. Gaia Giuffrida ama il buio penetrato ed interrotto dai luccichi; la sua sperimentazione della luce che si muove nella notte, è stata realizzata in Peter Pan, all’ingresso di Trilly-Campanellino le cui aluccie al led sembrano veramente agitarsi nel cielo prima di scivolare nella stanza di Wendy ed i suoi fratelli lasciando tutti gli spettatori sbigottiti! La coreografa ha alternato la danza classica, la danza moderna ed il suo amato Hip-Hop; inserimenti particolarmente efficaci perché sono riusciti nell’intenzione della coreografa a conferire modernità alla versione.
Gaia Giuffrida titolare e direttore artistico della scuola di danza “Sensazione Danza”, ballerina, coreografa, attrice, artista a tutto tondo, dopo una lunga gavetta, é salita alla ribalta lo scorso anno come ballerina solista nei concerti di Catania, Palermo e Torino del “Miss Nostalgia Tour 2016” degli Stadio…quando le telefonò Laura Cordischi (manager degli Stadio), stava facendo lezione alle sue allieve: tornado in sala non si sentì più le gambe. Gaetano Curieri la fece chiamare dopo averla vista ballare in alcuni video su Youtube ed immaginò che la sua canzone “L’Autunno ti dona” avesse trovato la sua farfalla: quando la vide dal vivo, durante le prove, ne ebbe la certezza.
A vent’anni, ha cominciato ha sperimentare i corpi illuminati che danzano nel buio grazie a delle tute con circuiti luminosi progettate e realizzate da lei stessa e dai suoi collaboratori, dopo qualche anno, nasce “Starlight”, coreografia scelta nel 2017 fra le 10000 presentate all’audizione “Ballando on the road” di Milly Carlucci e mandata in onda nel corso della trasmissione “La vita in diretta”; perfezionando queste tute luminescenti, ha creato un’altra coreografia – “All or Nothing” – presentata in una puntata di “Ballando con le stelle”.
Quella di Gaia Giuffrida è una vita di sacrificio ed impegno, portati avanti e mantenuti anche di fronte ai rimproveri dei maestri, anche quando lo studio quotidiano non le davano la libertà che spetta a tutti i bambini a tutti i ragazzini di svolgere una vita di appuntamenti e di aggregazioni sociali: «Arrivavo tardi persino alle mie feste di compleanno». Gaia possiede la leggerezza e la grazia di Wendy e la briosità e la luce di Campanellino.
«Peter Pan è stato sempre un sogno nel cassetto per me. Una prova con me stessa molto formativa perché ho curato la regia, la drammatizzazione di ogni personaggio, le coreografie di hip hop, classico e contemporaneo, il disegno luci, la selezione musicale anche un po’ oltre i confini che possono essere immaginati per Peter Pan. I bimbi sperduti ad esempio ballano un hip hop che musicalmente era molto contaminato con la musica afro. Trilly è una danzatrice classica che però anche coreograficamente parlando esce dagli schemi come se il suo carattere “monello” trapelasse dalla sua qualità di movimento. Ho amato moltissimo curare la regia di ogni personaggio: su ogni performer è stato fatto un lavoro molto profondo e interiore su chi dovesse andare a interpretare. Anche Nana, il cane della famiglia Darling, ho voluto fortemente che fosse l’ elemento che trasportasse lo spettatore in un mondo fantastico ma reale. Abbiamo studiato molto i cani: il modo di dare la zampa, l’inclinazione della testa quando guarda il padrone, l’essere spesso maldestro nel comportarsi come i 3 fratelli Wendy, Gianni e Michele. Una grande ispirazione per la regia è stata la vita. Vedo in Trilly, Capitan Uncino, Peter Pan e in tutti i personaggi una grandissima affinità col genere umano della vita reale. Trilly, ad esempio, è un personaggio spesso percepito come una fatina monella; Invece, a mio avviso, rappresenta l’ Amore vero, puro, quello di cui tutti i libri, i film e il mondo parla e anela. Ama Peter così profondamente da fare implodere il suo amore per lui da sempre, bere il veleno per salvarlo, ha una profondità emotiva che nell immaginario comune non credo esista. Capitan Uncino porta dentro di sé una frustrazione tale da sentirsi sempre in dovere di dimostrare la sua potenza e la sua forza, anche questa, sfumatura che contraddistingue molto l’essere umano. Peter Pan insegna a volare… quale metafora potrebbe educare i bimbi ai pensieri felici… Aggrapparsi al sole, al mare o anche alle caramelle… per ricordarci che nella Vita bisogna volarci dentro».

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