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Funerali interreligiosi per 13 migranti

CATANIA – «Ho provato una grande emozione nel sentire pregare insieme i rappresentanti di varie religioni, stretti idealmente attorno a un’idea di spiritualità e di umanità che accomuna tutti». Lo ha detto il sindaco di Catania Enzo Bianco al termine della cerimonia funebre interreligiosa svoltasi, alla presenza di autorità civili, militari e religiose, nella corte del Palazzo dei Chierici dove erano state collocate le 13 salme, tutti giovani uomini africani annegati in quella che viene considerata la più grande tragedia del Mediterraneo. Non si conosce ancora esattamente il numero delle persone annegate, si stima tra sette e novecento, quando, al largo delle coste libiche, il 18 aprile scorso affondò un peschereccio lungo non più di una trentina di metri carico di uomini e donne in fuga dalla guerra e dalla fame. Due giorni dopo giunsero a Catania i superstiti del naufragio, solo 27 persone. La cerimonia funebre riguardava i corpi di tredici giovani uomini africani, tra i 22 e i 30 anni, trovati dalla Marina militare adagiati sul fondo del mare, a circa 370 metri di profondità, nelle vicinanze dell’imbarcazione.
«Oggi – ha detto Bianco – rendiamo onore a donne e uomini che hanno lasciato la loro terra per inseguire un sogno. Abbiamo voluto salutare e onorare queste vittime, e quelle che probabilmente non recupereremo mai, donando loro un fiore e una preghiera cattolica, copta, musulmana. Il dovere di questo continente, l’Europa, e di questa città, Catania, è quello di non dimenticare».
Dopo il Sindaco, che ha invitato i presenti a raccogliersi nei propri pensieri mentre veniva suonato il silenzio, sono intervenuti l’arcivescovo di Catania mons. Salvatore Gristina, ricordando che “La preghiera non è evasione: significa anche acquistare consapevolezza che il fenomeno migratorio rappresenta un grande problema per risolvere il quale dobbiamo lavorare tutti insieme”, il vice presidente della Comunità islamica di Sicilia Ismail Bouchnafa, che ha pianto per questa “ennesima tragedia del mare” e per la “mercificazione dell’essere umano” e il rappresentante della Chiesa copta d’Egitto Abona Bola, il quale, parlando con i giornalisti ha ricordato come migliaia di persone partano dall’Egitto per attraversare il mare diretti in Sicilia.
Ha poi preso la parola per la Comunità di Sant’Egidio Emiliano Abramo e la veglia si è conclusa con tredici giovani italiani e stranieri che hanno posto dei fiori su ciascuna delle bare – di un’impresa appartenuta alla mafia e commissariata che si è occupata anche dei servizi funebri – delle vittime.
Alla cerimonia erano presenti, tra gli altri, la prefetto di Catania Maria Guia Federico, il procuratore aggiunto Michelangelo Patané, il generale di Brigata Riccardo Galletta, comandante regionale dei Carabinieri, il contrammiraglio Nunzio Martello della Marina militare, il comandante provinciale dei Carabinieri Alessandro Casarsa, il vicequestore vicario Claudio Sanfilippo, il comandante del 41° Stormo di Sigonella Vincenzo Sicusio, il comandante della Polizia municipale Pietro Belfiore, oltre al vescovo di Ragusa mons. Paolo Urso.

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