Francesco De Gregori: “Il Principe” al Teatro greco-romano di Catania

La terza edizione di Mare Liberum, Festival Internazionale di Geopolitica organizzato da Associazione Diplomatici e Eastwest (Dott. Scognamiglio), ha regalato al pubblico di studenti, professori e addetti ai lavori incontri inconsueti e propositivi fra oltre quattrocento studenti e personaggi pubblici come Boris Tadic (Presidente della Repubblica Serba), Antonello Piraneo, direttore del quotidiano La Sicilia, Joschka Fischer, protagonista del processo di integrazione europea della Germania e padre dell’ambientalismo in Europa; Gebril Elwarfally, primo ministro della Libia durante la guerra civile, Imen Ben Mohamed, parlamentare tunisina protagonista della primavera araba più riuscita del Mediterraneo. Il compito di dare avvio ai lavori è stato assegnato al regista Mario Martone che durante la proiezione speciale del suo ultimo film “Capri Revolution” ha parlato agli studenti dell’importanza di rompere gli schemi consueti e ribaltare la storia.

 

Evento magnificamente conclusivo di una iniziativa di successo, è stato il concerto di Francesco De Gregori al Teatro Greco-Romano di Catania, dono che l’Associazione Diplomatici ha fatto alla città. Un parterre ad inviti, gremito da giornalisti, professionisti, rappresentanti della cultura catanese e delle istituzioni cittadine (il sindaco Salvo Pogliese, il magnifico Rettore dell’Università di Catania Francesco Basile, il questore Alberto Francini, il comandante dei Carabinieri Raffaele Covetti).

Il cielo velato di una fresca serata di un’estate che stenta a partire, ha proiettato ombre lunghe ma cariche di magica atmosfera  sul “Tiatru grecu” dei catanesi, grande conca protetta dalle facciate dei palazzi che con le loro screpolature ed i fitti rampicanti dell’ambiente ormai fanno inevitabilmente parte. Un palco composto di rettangoli di vetro, sospesi circa cinquanta cm dal pavimento naturale, interessato da una sorgente di acqua di risalita, spesso scambiata per l’ Amenano.

Se i blocchi in arenaria ed i conci lavici squadrati potessero parlare, avrebbero da narrare di antichi fasti, decadenti distrazioni, recuperate attenzioni per un monumento che ha in sé l’affanno della storia immancabile e variegata che l’ha attraversata, fra terremoti, abusi, saccheggi e sopraggiunta, sebbene tardiva, rivalutazione.

Così come, a leggere la storia di Francesco De Gregori, si evince quanto tempo sia in realtà passato da quando cantautori come lui, Venditti, Dalla, Lo Cascio, Cocciante, Locasciulli s’incontravano per sperimentare, provare e confrontarsi. Suonavano nei locali per “alcuni”, componevano senza soluzione di continuità, ricevendo dal confronto uno stimolo tale da arrivare a fare cose come Alice non lo sa e Rimmel.

De Gregori, elegante e di poche ma concrete e gentili parole, si è presentato puntualissimo con i suoi musicisti e ha cantato per più di un’ora conducendo i ricordi di oltre milleduecento persone presenti verso le atmosfere generate spontaneamente da canzoni come Buonanotte Fiorellino, La Donna Cannone, La Storia siamo noi, Viva l’Italia, Generale, Sempre e per sempre, Ti leggo nel pensiero. Canzoni chiamate a gran voce da un pubblico assolutamente rapito dal magico clima, frutto di una commistione ideale, quale quella fra la Natura, la Storia e le note delle “poesie” composte ed interpretate dal cantante. Davanti a noi, una madre ed una figlia si abbracciano…la prima dice “sapete è del ’51, come me” e rimane per tutto il tempo ad ascoltare con dignitosa commozione. Un diversamente abile disegna volute luminose nel buio con l’unica lampadina che non sia della scenografia e dal teatro tutto si sollevano cori che spesso coprono anche la voce del cantante che si ferma per dare ascolto a quella gioia comune. Si, è vero: un vero Principe, armato di armonica e chitarra.

L’aria si rinfresca e gocce di pioggia attraversano le proiezioni colorate della luce diffusa sul palco e sulle pareti degli edifici; seguito dai musicisti, Francesco De Gregori esce per rientrare con una sigaretta accesa ed un bicchiere pieno e canta una canzone del 2012, intitolata Falso Movimento. Il pubblico si alza in piedi: è un tributo lungo e rumoroso, il suo nome viene gridato a gran voce e le zone della cavea, del coro e dell’orchestra tutte riecheggiano di quell’entusiamo.

“Come sono contento, che il vino sia di tuo gradimento…sará stato un appuntamento o la forza di gravitá oppure un falso movimento a scaraventarci qua. L’amore é mascalzone viaggia contro mano parcheggia sempre dove vuole…si presenta cosí, senza un invito, proprio in mezzo alla cena”…Ci allontaniamo verso la via Vittorio Emanuele, portando ciascuno un po’ del senso che quelle ultime parole hanno avuto.

Sorry! The Author has not filled his profile.

Lascia un commento

Il Libro

Proposte editoriali

Sulle rive del Mare Chazaro

5 Mar di Suzana Glavaš

La linea della fertilità

Tesori nascosti di casa nostra

Spaghetti alla “Ognina.”

21 Ago di Patrizia Orofino

Scacciata estiva, perchè no?

2 Ago di Patrizia Orofino

A’ pasta ncasciata alla messinese.

25 Lug di Patrizia Orofino

Il Diritto a portata di mano

Annunci