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Emergenza case popolari a Catania

Un canone che va da 350 a 600 euro. Affittare una casa privata a Catania non costa poco. Solo il 12% delle famiglie vive in alloggi popolari, talvolta in coabitazione o approfittando di alloggi di fortuna. Sono solo alcuni dei dati emersi da un dossier elaborato da Sunia e Cgil di Catania. Esiste dunque contesto sociale fragile che vede alla casa come un bisogno ma anche come un diritto. Di contro l’offerta di case popolari è modesta, il patrimonio pubblico insufficiente, il patrimonio privato versa in condizioni critiche e un numero significativo di abitazioni non vengono utilizzate. A Catania l’incidenza di famiglie con potenziale disagio economico è 7,8 mentre in Italia è pari a 2,63.

Ed ecco i dati più evidenti per l’emergenza casa: gli ammessi nella graduatoria del 2015 per l’assegnazione di una casa popolare sono stati 3989 (Comune di Catania). Le graduatorie comunali nei comuni della provincia sono per l’80%  vecchie di almeno 10 anni. Gli ammessi nella graduatoria del 2014 per l’assegnazione di un alloggio per famiglie in gravi condizioni socio economiche o soggette a sfratto sono 950. L’attesa dura alcuni anni, per la maggior parte dei richiedenti si tratta di un’attesa infinita nonostante l’emergenza. A fronte di una spesa annuale che va dai 4800 ai 6000 euro in media, nel 2014 il cittadino si è visto assegnato un contributo di sostegno all’affitto di circa 400 euro. Le domande presentate per ottenere un contributo all’affitto sono state per l’anno 2014 poco meno di 1000, mentre nel 2010 raggiungevano il numero di 3500. Un dato quest’ultimo che va letto chiaramente come un segnale di sfiducia nell’offerta pubblica.

Il 95% degli sfratti è per morosità, e la totalità è per morosità incolpevole (dovuta cioè alla perdita o alla diminuzione del reddito delle famiglie a causa della crisi e della perdita del posto di lavoro). Veniamo all’offerta: il patrimonio di case pubbliche a Catania e provincia ha una media di 36 anni (9 mila alloggi sono di proprietà Iacp, 2960 del Comune, Iacp Acireale conta 500 alloggi e 6 mila circa sono gli alloggi sparsi negli altri comuni). I canoni richiesti vanno dai 50 ai 200 euro in relazione al reddito.  La media del canone pagato è di 67 euro. La percentuale di morosità è del 65% (tra occasionale e storica) per il patrimonio Iacp e 80% per il patrimonio del Comune di Catania.

Il 30% del patrimonio pubblico Iacp è occupato abusivamente (circa metà è dovuto ad uno stato di necessità); percentuale che sale  al 50% circa per gli alloggi di proprietà del Comune di Catania.

E infine c’è il dato che preoccupa: solo poco più della metà degli edifici, pubblici e privati  (56%) sono in buono stato di conservazione.

Ma il sindacato non si limita ad analizzare ed evidenziare gli aspetti più critici. Cgil, Sunia, Spi e Fillea che, sulla base del modello nazionale, propone alle istituzioni soluzioni possibili e concrete. I sindacati chiedono di avviare a Catania “la contrattazione territoriale sui temi abitativi per richiedere che nei bilanci comunali sia prevista una dotazione per affrontare la reale emergenza abitativa , ottenere agevolazioni sulla tassazione  sugli immobili per le famiglie dei disoccupati  e dei pensionati al minimo e per incentivare il ricorso ai contratti a canone concordato, avviare progetti di housing sociale e altre forme innovative di coabitazione utilizzando edifici e spazi degradati e non utilizzati. Censire tutte le risorse disponibili per la riqualificazione degli immobili pubblici a partire dal fondo di 200 milioni di euro per la riqualificazione delle periferie, dai fondi per l’efficientamento energetico, dai Fondi Pon- Metro e da quelli del POR Sicilia, per rilanciare una campagna per la manutenzione straordinaria degli edifici e la riqualificazione dei quartieri periferici continuando a incentivare i processi di partecipazione su modello dell’esperienza di Librino.  Le organizzazioni sindacali chiedono  la costituzione di un tavolo permanente a livello locale per monitorare la realizzazione dei progetti e l’andamento della spesa. Il Pon Metro a questo proposito prevede il recupero di 537 alloggi.

L’assessore al Welfare Angelo Villari ammette «la scarsa offerta di alloggi popolari”, ma sottolinea anche la gravità del problema occupazioni. “Già in passato Sunia e sindacato avevano segnalato la necessità che le forze dell’Ordine e la Prefettura liberino appartamenti occupati abusivamente. Non possiamo dimostrarlo, ma è probabile che le occupazioni siano pilotate dalla criminalità, e che gli occupanti paghino per poter usufruire delle case in barba agli aventi diritto».

guestauthor Autore
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