Elio Boncompagni ha diretto il concerto sinfonico – corale al Teatro Massimo Bellini

Giovanissimi spettatori hanno assistito al Teatro Massimo Bellini al concerto dello scorso fine settimana. Insolito vedere tanta gioventù nei palchi ed è auspicabile che questi ragazzini in futuro possano diventare abituali frequentatori della Stagione sinfonica e cameristica. Il programma per Orchestra e Coro sembrava scelto apposta per loro.
La Sinfonia n. 5 di Beethoven, con le celebri quattro note introduttive, è a suo modo un contributo pedagogico indispensabile alla formazione dell’individuo e del cittadino; il suo ascolto attento, nel rito collettivo del teatro che si rinnova ad ogni esecuzione, equivale ad esercitate l’intelletto e la ragione per renderci vittoriosi contro il destino avverso.
Messaggio pedagogico di opposta concezione spirituale – perché teso alla formazione del suddito (e non del cittadino) – ha la composizione sacra di Mozart “Vesperæ solennes de confessore”, per il Salmo della Bibbia che recita: “Il Signore annienterà i re nel giorno della sua ira. / Giudicherà i popoli in mezzo a cadaveri: ne stritolerà la testa …” etc. La musica di Mozart sottolinea con vigore il carattere dottrinale del testo sacro. L’intendimento è rinsaldare l’alleanza del fedele con Dio vendicatore; piegare il popolo al potere della Chiesa di Roma, che è centro di verità incontrovertibile; dare fiato ai tromboni per far trionfare il Principato arcivescovile di Salisburgo e il primate Hieronymus von Colloredo, potente datore di lavoro del giovane Mozart (il quale cambiò aria, pur di non dipendere da quell’arcivescovo).
Sono trascorsi soltanto 28 anni tra la prima esecuzione della composizione sacra di Mozart (1780) e la Sinfonia n. 5 di Beethoven (1808): ma in quel breve lasso di tempo tanto è accaduto. La fine dell’antico regime e “La dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino” – testo giuridico elaborato nel corso della Rivoluzione francese – hanno cambiato i rapporti tra uomini e potere. Ma queste conquiste civili non sono definitive; attenzione! è bene ricordarlo anche ai più giovani; per metterli in guardia dalle pericolose derive di politici sconsiderati.
Il direttore d’orchestra Elio Boncompagni, veterano dei teatri di mezzo mondo, è stato il protagonista del concerto sinfonico corale. Con la sua incisiva bacchetta, sempre puntata verso il basso – come se il suono dovesse scaturire dalle profondità della terra, o come se dalle scaturigini dovesse giungere un segno ultraterreno – Boncompagni è riuscito a trasmettere la sua idea musicale ai professori d’orchestra, al coro (Luigi Petrozziello maestro) e ai valenti solisti: il soprano Silvia Dalla Benetta (preminente sulle altre voci, così come contemplato dallo spartito), il contralto Rachele Raggiotti, il tenore Klodjan Kaçani e il basso Sinan Yan.
Il pubblico e soprattutto i giovani spettatori hanno applaudito a lungo. Ciò lascia ben sperare per il futuro della musica “forte” in Italia, soprattutto se sarà reintrodotta in tutte le scuole di ogni ordine e grado lo studio della musica e della sua storia. Soltanto con una educazione musicale diffusa e strutturata sarà possibile invertire la rotta anche dei nostri teatri lirici.

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