Egle Doria legge Ariosto al Chiostro di Ponente dei Benedettini

Al Chiostro di Ponente dei Benedettini, Egle Doria ha fatto rivivere le fughe per amore di Orlando, Angelica, Rinaldo, Bradamante e Ruggero alla ricerca dei propri beneamati, protagonisti del poema di Ludovico Ariosto a cui lo scrittore dedicò praticamente tutta la sua vita letteraria. Sebbene egli avesse scritto “Le Satire” ed opere minori in forma di poesie in stile petrarchesco, lavorò all’Orlando Furioso dal 1503 al 1532, di volta in volta aggiustandone il linguaggio passato da quello d’impronta latina a quello della stesura definitiva scritto nell’italiano trecentesco. Si compone di quarantasei canti in ottave ed è il completamento del poema cavalleresco, lasciato incompiuto, dell’ Orlando Innamorato” scritto da Matteo Maria Boiardo. In apertura, gli inseguimenti e le fughe dei protagonisti che mutano da inseguitori ad inseguiti durante le fasi del poema che si conclude con il ritrovamento del senno di Orlando finito sulla luna, la conversione di Ruggero (che era saraceno, dunque “l’infedele”) che sposerà la bella Bradamante e verrà generata dalla loro unione la dinastia degli Estensi. Il finale ardito come omaggio di Ariosto alla potente famiglia per cui, prima il padre Niccolò e poi lo stesso Ludovico svolsero compiti militari e di governatorato. Subentrato dunque al genitore, Ariosto svolgeva per la casata D’Este compiti simili, ma che per la quantità di tempo che comportavano, lo privarono di potersi dedicare maggiormente alla letteratura, impedimento che oggi potremmo assimilare ai moderni loop lavorativi, stressanti, usuranti.

 

Ricchissimo di personaggi, il racconto è dettagliato ed organizzato a piani narrativi che intrecciano la contrastata storia d’amore con le storie dei cavalieri e la questione religiosa, mantenendo ciascuna la propria autonomia e slegandosi in un qualsiasi momento rispetto alle ragioni di tutte, solo a momenti raggruppate.

La lettura dell’attrice è stata commentata musicalmente dall’Ensemble Hausmusik, composta da Valentina Caiolo (violino), Simone Molino (violino), Samuele Danese (viola), Marianna Musumeci (viola e violino), Francesco Angelico (violoncello), Federico De Zan (violoncello) che hanno eseguito brani di George Frederich Händel tratti dalle opere “Alcina” e “Orlando” e di Jean-BaptisteLully da “Roland”.

                

L’evento  è  stato organizzato in collaborazione con il Teatro Massimo Bellini e il Teatro Stabile di Catania nell’ambito della rassegna “Il Bellini nel barocco – Poesia in musica” e inserito nel calendario di eventi “Porte aperte Unict 2019 – L’Università per la città” che fino al 2 agosto propone concerti, proiezioni, spettacoli teatrali e incontri negli edifici storici dell’Università di Catania.

Agli spettatori che hanno frequentato le numerose e variegate occasioni, i monumenti (complici le umide e calde serate estive) si sono presentati in tutta la concreta bellezza ed unicità, incombenti e muti, allo stesso tempo osservatori attenti, complici spontanei in scenografie magnifiche, carichi delle energie di tutti gli studenti che ogni giorno frequentano l’università e che lavorano a tutte le attività di questa edizione. Dunque, ambiente circoscritto quello dell’ex Monastero dei Benedettini che offre un sobrio ed elegante contesto, soprattutto intorno alla Fontana dei Marmi del Chiostro cinquecentesco.

 

                          

Egle Doria – in un’elegante abito nero che l’ha resa simile ad una statua su cui si rintracciano i panneggi di una tunica – con abilità ed esperienza ha declamato senza esitazione i complicati versi, modulando la voce ad arte, diversificandola per i passaggi didascalici. Nella composta eleganza a cui ci ha abituati, ci ha fatto rivivere le atmosfere cariche di virtù, contrasti e amore; ha rappresentato le scene fantastiche combinando “odi et amo“, sentimenti che, al pari di oggi, scatenavano un tempo ire e muovevano medesime guerre e riappacificazioni. L’Orlando Furioso studiato a scuola ce lo ha fatto diventare un ricordo polveroso perché letto a quel modo ci è sembrato nuovo e moderno e il linguaggio è riuscita a farcelo seguire ed assorbire. Egle Doria ci ha raccontato la storia attraversata dalle emozioni che, sebbene in armatura, è infine il riflesso di uno stesso sentire comune alle insicurezze, ai desideri, ai sacrifici e la follia delle umane genti.

 

 

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